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Vi presento una interessente novità: mangime koi Green-sect a base di farina di insetti

Le proteine sono l’ingrediente più importante nella composizione di un mangime per koi e la loro origine determina, in maniera diretta, la qualità complessiva del prodotto e quindi il suo prezzo.

Fino ad oggi, le proteine derivanti dalla farina di pesce sono state considerate le più adatte per l’alimentazione delle koi, in quanto risultano facilmente digeribili e assimilabili ma hanno un costo elevato, sia in termini di reperibilità che per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse naturali oceaniche.

Per contenere i costi del prodotto finale, alcune aziende hanno sostituito le proteine derivanti dalla farina di pesce con altre derivanti dalla lavorazione di scarti della macellazione di animali sangue caldo, come, ad esempio, il sangue di maiale.

Ciò ha ridotto sensibilmente il costo finale del mangime ma a scapito della qualità, poiché questo tipo di proteine “economiche” risulta poco digeribile e scarsamente assimilabile dalle koi.

Nel caso di un utilizzo prolungato di cibo di bassa qualità, le koi subiranno uno stress dovuto alla mal nutrizione e al peggioramento della qualità dell’acqua che ne consegue, provocato dall’aumento della quantità di cataboliti (feci) a causa del mal assorbimento.

Invece, altre aziende più lungimiranti, nell’ottica di una riduzione dei costi, sia economici che ambientali, mantenendo inalterata la qualità del prodotto finale, hanno scelto di utilizzare proteine derivanti dalla farina di insetti.

In natura, gli insetti sia acquatici che terrestri rientrano pienamente nella dieta dei pesci che sono perfettamente in grado di digerirne ed assimilarne le proteine.

Le koi devono compiere uno sforzo minimo per digerire questo tipo di proteine e quindi la differenza tra energia spesa nella digestione ed energia ottenuta dal cibo ha un valore positivo, dato che la farina di insetti costituisce una fonte nutrizionale altamente assimilabile dalle carpe e il suo elevato contenuto proteico la rende un eccellente sostituto della farina di pesce.

Inoltre, la farina di pesce ha un costo altissimo in termini di impatto ambientale, in quanto la pressione di pesca ha ridotto sensibilmente le risorse ittiche oceaniche globali, tanto da renderne necessaria una regolamentazione su scala mondiale, con inevitabili restrizioni che hanno provocato un ulteriore aumento del prezzo di mercato.

Il mangime KOI GREEN-SECT nasce dall’intento di sfruttare una fonte energetica di elevata qualità nutrizionale, contenendo i costi di reperibilità e riducendo lo sfruttamento di risorse naturali oceaniche.

Si tratta di un alimento ad altissimo contenuto proteico (45%) particolarmente indicato per  temperature dell’acqua a partire dai 12°C, che risulta particolarmente appetibile e digeribile per le koi.

Nel periodo primaverile, può essere utilizzato assieme al Koi Cure, all’immunostimolante e al ricostituente affondante, mentre, in estate lo si può alternare al Saki Hikari Balance, al Top Class Koi e al Saki Hikari Color Enhancing.

Durante la stagione autunnale, il Koi Green Sect può essere somministrato assieme al Saki Hikari Multi Season, al mangime con Spirulina e all’Hikari Weath Germ.

Per qualsiasi ulteriore informazione potete contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica:

dott.lucaceredi@allevamentocarpekoi.it

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Come alimentare correttamente le koi.

I “segreti” per avere successo con questo meraviglioso hobby possono essere riassunti in due “semplicissimi ” concetti:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

Tutti sappiamo come lo stress sia il fattore che, più di ogni altro, possa mettere in serio pericolo la salute delle koi poiché ne rallenta sensibilmente lo sviluppo e compromette l’efficienza del loro sistema immunitario, esponendo il pesce all’attacco di parassiti e batteri patogeni.

Purtroppo, le cause più frequenti di stress derivano da una gestione improvvisata e approssimativa dei concetti sopra elencati.

Qualunque forma di stress per le koi si traduce in una perdita di energia e un conseguente aumento dello sforzo necessario per compiere le normali azioni quotidiane quali, ad esempio, la ricerca del cibo, la regolazione osmotica, la digestione, il nuoto e il funzionamento del sistema immunitario.

Tutto ciò espone le koi ad una situazione di vulnerabilità nella quale i problemi di salute non tarderanno a presentarsi, magari sotto forma di parassitosi o batteriosi.

A questo punto, diventa necessario trattare le koi con delle sostanze chimiche tipo antiparassitari o antibiotici i cui inevitabili effetti collaterali si ripercuoteranno tanto sul laghetto, inteso come ecosistema, quanto sulla fisiologia delle koi.

I “trattamenti chimici curativi” (o presunti tali) hanno SEMPRE un effetto diretto, negativo ed inevitabile sui valori dell’acqua e sui tessuti dei pesci, oltre che sui batteri, sia patogeni che depuranti.

Non si tratta di una probabilità, ma di una certezza!

In particolare, tutta la flora batterica “buona”, presente nel filtro e nel biofilm che ricopre ogni centimetro quadrato di superficie sommersa, subisce un danno assai rilevante, a seguito dell’impiego di trattamenti antiparassitari come formalina, verde malachite, permanganato di potassio, blu di metilene ecc.

La diretta conseguenza è un drastico peggioramento dei parametri chimici dell’acqua, in particolare l’aumento di ammoniaca e nitriti che hanno un effetto diretto sulla fisiologia delle koi, aumentando la probabilità di infezioni batteriche.

Ci tengo a specificare che non si tratta di opinioni personali dettate da convinzioni infondate, ma di chiare e precise regole di biochimica degli ecosistemi acquatici.

Da queste considerazioni, risulta oltremodo evidente quanto possano essere inutili oltre che assolutamente deleteri, i cosiddetti “trattamenti antiparassitari preventivi”.

Per evitare di procurare stress ai pesci è sufficiente IMPARARE a:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

 

Come vedremo tra poco, questi due “semplici concetti” sono indissolubilmente legati.

Per imparare ad alimentare correttamente le koi bisogna partire scegliendo una buona combinazione di mangimi, da alternare a seconda della stagione, possibilmente con l’aiuto a la consulenza di un professionista del settore che possieda adeguate competenze in materia.

Riguardo alle modalità e alle tempistiche per la somministrazione del cibo, ancora una volta, il nostro modello di riferimento è la natura.

Le carpe che vivono in ambienti naturali, siano essi fiumi o laghi, hanno a disposizione la stessa quantità di cibo, tutti i giorni, con lente e progressive variazioni stagionali.

Invece, nei laghetti ornamentali, la somministrazione del cibo rischia di diventare una importante fonte di stress per le koi, se non vengono rispettate certe norme fondamentali, prima tra tutte la regolarità.

Quando c’è il sole, si è più propensi a trascorrere molto tempo in giardino, attorno al laghetto ad alimentare ripetutamente le koi, mentre nelle giornate piovose, capita di non somministrare cibo nemmeno una volta.

Allo stesso modo, nei week end, quando non si lavora, è normale avere più tempo da dedicare a questo hobby e ricevere eventuali visite di amici e parenti ai quali vogliamo mostrare, con un certo orgoglio, i nostri gioielli con le pinne, magari proprio mentre mangiano.

Poi inizia la settimana, si torna al lavoro e capita che passino giorni interi senza che le koi ricevano nemmeno una dose di mangime.

Sarebbe un grave errore sottovalutare la pericolosità di questo tipo di stress poiché non tarderebbero a manifestarsi certe prevedibili ripercussioni sulla salute delle koi.

Oltretutto si tratta di una fonte di stress facilmente eliminabile, semplicemente adottando un metodo di somministrazione del cibo caratterizzato dalla regolarità, che naturalmente deve adeguarsi, gradualmente, all’andamento stagionale, proprio come in natura.

La regolarità nella somministrazione del cibo facilita anche il mantenimento dei valori dell’acqua ad uno standard qualitativo costantemente elevato, senza pericolose oscillazioni, soprattutto se si impara a pesare il mangime, rapportandolo alla biomassa ittica e alla capacità depurativa dell’impianto di filtraggio.

Per quantificare correttamente la quantità in grammi di mangime necessario occorre stimare il peso complessivo in kg di tutti i pesci presenti, la temperatura dell’acqua e la capacità depurativa del filtro.

Tenendo conto che una koi di 40 cm pesa circa 1kg possiamo stimare il peso di ciascun pesce, magari facendoci aiutare qualche amico esperto pescatore “con l’occhio clinico”, abituato a misurare le carpe a peso, senza stressarli con la cattura.

Se si considera che, ad una temperatura compresa tra i 19 e i 20°C  le koi mangiano, quotidianamente , una quantità di mangime pari all’1/1,5 % del proprio peso corporeo, tra i 21 e i 23°C la percentuale sale a valori compresi tra 1,5 e 2 %, a 23/25° C  si arriva a 3/3,5 %, mentre a 26/28° C si sfiora il 5%, è abbastanza semplice calcolare il peso di cibo giornaliero.

Purtroppo, non è altrettanto semplice poter stimare la capacità depurativa del filtro biologico poiché essa dipende, sostanzialmente, dalla biomassa biologica attiva cioè dalla quantità di batteri depuranti in grado di svolgere il loro lavoro, in tempo reale, in un determinato momento e ad una certa temperatura.

Potremmo paragonare il nostro filtro ad un atleta che si deve allenare per la maratona. 

I chilometri percorsi in allenamento saranno gradualmente crescenti in modo che i suoi muscoli e il suo apparato cardiovascolare possano allenarsi  fino ad arrivare a poter percorrere la distanza massima.

Nel caso del filtro biologico, i chilometri corrispondono al carico organico che deve crescere con estrema gradualità fino a che, in piena estate, raggiungerà il suo massimo.

La capacità depurativa di un impianto di filtraggio non dovrebbe MAI essere un fattore limitante nella gestione del laghetto.

Anche nel caso (purtroppo assai raro)  che il binomio filtro-laghetto sia ben equilibrato, bisogna ricordare che occorre tempo affinché  la flora batterica possa auto calibrarsi, in termini di biomassa attiva, con il carico organico a cui deve fare fronte.

Facciamo un esempio concreto per capire meglio:

Consideriamo un laghetto in cui le koi vengano alimentate quotidianamente con 1 kg di mangime, suddiviso in 4 somministrazioni.

Se un giorno, di punto in bianco,  vengono somministrati 2 kg cibo, anche se suddivisi in 8 dosi,  il carico organico totale varierà in maniera repentina, ma la biomassa, cioè la quantità di batteri depuranti attivi non avrà avuto il tempo necessario per adattarsi e smaltire il kg di mangime in più.

Il risultato sarà un inevitabile sbalzo dei valori dell’acqua e un conseguente stress per le koi. 

Durante il periodo invernale, la somministrazione di mangime sarà ridotta al minimo.

Io utilizzo mangime al germe di grano, altamente digeribile alle basse temperature, in quantità minime, regolandomi con il comportamento delle koi.

Sono loro a farmi capire, con il loro inequivocabile comportamento, se siano affamate e quanto.

All’inizio di Aprile, quando il fotoperiodo aumenta e le temperature iniziano a salire, è il momento di passare dal cibo invernale a quello primaverile, con una transizione lenta, soprattutto per quanto riguarda la quantità, avendo cura di controllare giornalmente l’andamento dei valori di ammoniaca e nitriti e di aumentare, proporzionalmente al mangime, la somministrazione di batteri depuranti.

Parlando di numeri, nel suo libro ” the secrets of koi untravelled “, Jos Aben riporta il seguente esempio:

-per un laghetto di medie dimensioni, partendo da una somministrazione quotidiana di 250 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 10 g al giorno, effettuando controlli serrati dei valori di ammoniaca e nitriti.

-per un laghetto di grandi dimensioni, con un buon impianto di filtraggio, partendo da una somministrazione quotidiana di 500 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 20 g al giorno, sempre con un occhio di riguardo per la stabilità dei valori dell’acqua.

Il controllo quotidiano della stabilità dei valori dell’acqua è fondamentale per capire quale sia il carico organico massimo al quale la biomassa batterica del filtro possa fare fronte in quel momento.

Mano a mano che il carico organico aumenta, l’efficienza depurante dei batteri del filtro (e del biofilm) deve crescere di pari passo.

Seguendo queste semplici regole gestionali, è possibile verificare come il tasso di incidenza delle problematiche di salute delle koi, cali in maniera sorprendente.

 

 

Bibliografia:

-Claude E. Boyd, Craig S. Tucker  “Pond aquaculture water quality Management”.

-Odum “Basi di ecologia”.

-Jos Aben  “The secrets of koi untravelled”.

-Roger Eckert, David Randall “fisiologia animale”.

 

Dott. Luca Ceredi

www.allevamentocarpekoi.it

 

 

 

 

 

 

 

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Facciamo chiarezza: impariamo ad interpretare le etichette dei mangimi.

Molto spesso le persone si domandano cosa sia contenuto in un determinato mangime e quali differenze esistano tra le varie sostanze che ne costituiscono gli ingredienti.

Attualmente, il mercato del pet food offre una vastissima gamma di mangimi per koi ed è importante imparare a distinguerne i differenti livelli qualitativi che ne giustificano le differenze di prezzo.

Per poter scegliere in maniera consapevole è necessario saper interpretare correttamente ciò che viene riportato sulle etichette che riassumono la composizione chimica dei mangimi.

 Iniziamo questo percorso cognitivo partendo dall’ingrediente più importante contenuto in un cibo di qualità, per koi:

PROTEINE GREZZE: questa dicitura sta ad indicare le “proteine contenute nel cibo” che costituiscono l’ingrediente più costoso di un mangime.

Solitamente, il contenuto delle proteine grezze oscilla tra il 35 e il 45 % ma la differenza sostanziale è costituita dalla provenienza di queste proteine.

Le proteine derivanti da farina di pesce sono le più pregiate e costose, poi ci sono da quelle derivanti dai cereali come il grano e il mais, mentre le “proteine meno adatte” all’alimentazione delle koi sono quelle derivanti da animali a sangue caldo e dalla soya.

Bisogna considerare che le proteine derivanti dalla lavorazione del grano e del mais portano con se anche un certo quantitativo di zuccheri che causano un accumulo eccessivo di grassi nelle koi, quindi, in un mangime di qualità, il loro contenuto dovrebbe essere il più basso possibile.

Queste fonti proteiche sono ovviamente molto più economiche rispetto alla farina di pesce, tuttavia, soprattutto le proteine che derivano dalla lavorazione di animali a sangue caldo hanno la caratteristica di essere anche poco assimilabili dalle koi, comportando conseguenze indesiderabili per la loro salute.

Una etichetta “onesta” dovrebbe riportare, oltre al contenuto proteico espresso in valore percentuale, anche la fonte di queste proteine in modo che le persone possano capire cosa stanno comprando realmente.

La farina di pesce è l’ingrediente che, più di ogni altro, determina il prezzo di un mangime poiché si tratta di una materia prima con dei costi notevoli in termini di reperibilità e di sfruttamento delle risorse oceaniche.

Per queste ragioni, ultimamente, alcune importanti aziende che producono cibo per koi, stanno iniziando ad utilizzare proteine derivanti dalla farina di insetti, notevolmente più economica ed ecologica rispetto alla farina di pesce ma altrettanto nutriente e digeribile per i pesci.

 

 

 

GRASSI GREZZI: subito dopo le proteine, le etichette riportano la percentuale di grassi grezzi che solitamente oscilla tra 8 e 12 %.

Questa dicitura serve ad indicare la percentuale di sostanze grasse solubili contenute nel mangime.

FIBRE GREZZE: questa dicitura si riferisce alla componente non digeribile dei carboidrati contenuti in molte piante.

Anche se le fibre grezze non hanno alcun valore nutrizionale, la loro presenza nel cibo ne favorisce il processo digestivo, apportando considerevoli benefici alla salute delle koi.

Il contenuto di fibre grezze in un buon cibo si aggira intorno al valore percentuale di 1,2 /3,5%.

CENERI GREZZE: leggendo questa dicitura, spesso le persone credono che si tratti di ceneri nel senso letterale del termine, semplicemente raccolte da un focolare e aggiunte al cibo. In realtà le ceneri grezze indicano la parte del cibo che non è digeribile dalle koi.

Sostanzialmente si tratta dei minerali che rimangono dopo la digestione.

In altre parole, se dovessimo incenerire una confezione di cibo, le proteine , i grassi e i carboidrati verrebbero completamente disintegrati.

Tutto ciò che rimane è costituito dai sali minerali contenuti nel mangime che quindi risultano essere il prodotto finale della combustione del mangime.

Un buon cibo per koi contiene una quantità di ceneri grezze comprese tra 8 e 12 %.

FOSFORO: si tratta di un minerale necessario al corretto sviluppo dello scheletro e all’irrobustimento delle ossa.

Il fosforo svolge anche un ruolo fondamentale nell’utilizzo dei carboidrati da parte dell’organismo, mantenendo bilanciato il pH.

Un’altra importantissima funzione fisiologica del fosforo è quella di trasformare le proteine e i carboidrati in energia, aiutando lo sviluppo dei tessuti connettivi e degli organi, la produzione di ormoni per la crescita, il mantenimento e la rigenerazione di cellule e tessuti.

Il corpo di un pesce può espellere l’eccesso di fosforo tramite i reni.

un buon mangime per koi dovrebbe avere un contenuto di fosforo che oscilla tra 1,2 e 1,8%.

 

CALCIO: il calcio è un minerale di importanza fondamentale per la salute del pesce. Tutte le cellule del corpo utilizzano il calcio.

Il calcio è essenziale per la coagulazione ematica e la stabilizzazione della pressione sanguigna oltre a contribuire al normale funzionamento del cervello e alla trasmissione dei segnali nervosi tra le cellule.

Un buon cibo per koi deve avere un contenuto di calcio compreso tra 1,5 e 2 %.

Praticamente tutte le cellule del corpo utilizzano il calcio, in un modo o nell’altro. Non fanno eccezione i muscoli, il cuore, lo scheletro e il sistema nervoso. 

 

SODIO: il sodio è un sale minerale necessario per il corpo ed è anche un importante elettrolita per numerose funzioni fisiologiche. Il sodio svolge anche un ruolo chiave nel bilanciamento dell’acqua all’interno delle cellule ed è direttamente coinvolto nel corretto funzionamento degli impulsi elettrici tra sistema nervoso e muscolatura.

Il corretto contenuto di sodio in un mangime per koi oscilla tra i valori di 0,2 e 0,4 %.

 

Solitamente, le etichette dei mangimi riportano la presenza di altre sostanze che generalmente sono vitamine e sali minerali, presenti in alcune materie prime o addizionate successivamente come integrazione al mangime.

 

Vediamo ora, più nel dettaglio, come le varie sostanze contenute nel cibo agiscono sulla fisiologia delle koi, tenendo sempre presente che si tratta di pesci ben adattati a vivere in un clima temperato dove il gradiente termico tra le varie stagioni è molto marcato.

Semplificando molto, potremmo definire il METABOLISMO di un essere vivente come il processo di trasformazione delle sostanze ottenute dal cibo in energia necessaria per compiere qualunque funzione vitale come pensare, muoversi, respirare, digerire, crescere, riprodursi ecc.

Ogni movimento richiede energia e per ottenerla c’è bisogno di carboidrati, grassi e proteine.

Le proteine, essenziali per la crescita e lo sviluppo, sono strutture molecolari a catena molto lunga, costituite dalla combinazione di 24 differenti tipi di “anelli” detti amminoacidi.

Tra questi 24 amminoacidi ce ne sono 9 che sono detti “amminoacidi essenziali“. Il corpo può sintetizzare autonomamente tramite il fegato gli amminoacidi non essenziali ma quei 9 possono essere ottenuti solo tramite le proteine contenute nel cibo.

Al fine di prevenire una malnutrizione proteica, le koi hanno necessità di ricevere tramite il cibo, tutti i 9 amminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi, sotto forma di proteine, costituiscono, dopo l’acqua, la componente più importante di muscoli e cellule. Tutte le cellule del corpo utilizzano gli amminoacidi per costruire le proteine necessarie alla sopravvivenza dell’intero organismo, in quanto essenziali per la rimozione di ogni tipo di accumulo di sostanze di rifiuto del metabolismo.

Queste proteine sono altrettanto importanti nei processi di riparazione dei tessuti e di guarigione delle ferite. 

 

Oltre alle proteine, il cibo è anche una fonte di GRASSI che esistono in due forme e cioè i grassi bianchi e quelli marroni.

I grassi marroni hanno questa colorazione per via dell’alto contenuto di ferro e a causa del loro alto fabbisogno di ossigeno, sono molto più vascolarizzati di quelli bianchi.

Attualmente sappiamo che i grassi marroni vengono utilizzati come riserva energetica soprattutto nel periodo di acqua fredda mentre i grassi bianchi hanno diverse funzioni.

Innanzi tutto, i grassi bianchi costituiscono la maggior riserva energetica per il corpo oltre ad essere un ottimo isolante termico e una protezione per gli organi interni.

I grassi costituiscono il “combustibile” per le membrane cellulari poiché esse necessitano di “grasso buono” per funzionare, prevenire e ripristinare i danni a seguito di eventuali malattie.

Fondamentalmente, i grassi immagazzinano le calorie in eccesso in modo che la koi possa sfruttarle quando il suo corpo lo richiede e producono ormoni che regolano il metabolismo del pesce.

Esistono due tipi di grassi nel cibo: i GRASSI SATURI e i GRASSI INSATURI.

I grassi insaturi sono migliori rispetto a quelli saturi poiché i grassi insaturi formano molecole di forme irregolari che non riescono a compattarsi tra loro.

Al contrario, i grassi saturi, possedendo molecole dalla forma regolare, hanno la tendenza a compattarsi con altri grassi saturi, creando pericolosi accumuli sulle pareti delle arterie, con conseguenti problemi cardiaci e circolatori.

I grassi saturi contenuti nei mangimi derivano dai grassi di animali a sangue caldo e sono difficilmente assimilabili dalle koi, mentre quelli insaturi provengono dai pesci e dai vegetali e hanno la capacità di abbassare il colesterolo, prevenendo le problematiche cardiovascolari.

Proseguendo nell’analisi dei nutrienti, troviamo i carboidrati che, nei mangimi, esistono sotto forma di amido, cellulosa e zuccheri.

I carboidrati sono una fonte di energia immediata e sono direttamente coinvolti nei processi di mantenimento della fertilità, dell’attività del sistema immunitario e della coagulazione ematica.

A livello molecolare, i carboidrati sono catene di zuccheri semplici. Per ottenere energia, è necessario spezzare questi legami in modo da scomporre la catena molecolare del carboidrato in zuccheri singoli che possono essere assorbiti dall’intestino.

Glucosio e Glicogeno sono entrambi carboidrati. Il fegato e i muscoli sintetizzano il glicogeno e funzionano come magazzino per lo stoccaggio di questa fonte energetica.

Esistono due tipologie di carboidrati:

carboidrati veloci che alzano subito il livello di zucchero nel sangue e quindi anche un rapido innalzamento dell’insulina. Ciò implica un minore apporto energetico e un maggiore accumulo di grassi.

carboidrati lenti che alzano molto lentamente il livello di zucchero nel sangue, non favoriscono l’ accumulo dei grassi e hanno effetti positivi sulle dinamiche digestive delle koi poiché i carboidrati lenti sono contenuti principalmente nelle fibre.

I sali minerali costituiscono una grande famiglia di elementi inorganici che non possono essere prodotti dal corpo. Hanno origine dalla terra e sono fondamentali per un corretto metabolismo poiché costituiscono alcuni tra gli “ingredienti” fondamentali per la costruzione delle scaglie, della ossa e dei denti, oltre ad essere coinvolti nella produzione di enzimi, tessuti e ormoni.

Non dobbiamo dimenticare che le nostre koi non vivono in un mud Pond o in un ambiente selvatico dove è la natura a provvedere al fabbisogno nutrizionale dei pesci, anche per ciò che riguarda l’apporto di sali minerali, dato che in questi contesti, le carpe possono “grufolare” in un fondale naturale, ricco di sostanze fondamentali per il loro sviluppo e la loro salute.

 

 

In un laghetto ornamentale, il fondale artificiale non può svolgere questo compito e tocca a noi ricreare un biofilm ricco di sali minerali che possa simulare la funzione di un fondo naturale.

Alcuni importanti sali minerali lavorano in sinergia nei processi fisiologici, ad esempio, il Calcio, il Magnesio e il Fosforo collaborano nella costruzione e nel mantenimento di un tessuto scheletrico sano e robusto.

Dat0 che si tratta di pesci di acqua dolce, i sali minerali ricoprono un ruolo importantissimo nella regolazione della pressione osmotica, controllando lo scambio di acqua e soluti tra il corpo delle koi e l’ambiente esterno.

Alcuni sali minerali regolano il pH del sangue e di altri fluidi corporei, altri incrementano il potenziale elettrico delle cellule, mentre altri ancora funzionano da metalloenzimi, cioè enzimi proteici contenenti uno ione metallico in grado di catalizzare le reazioni all’interno delle cellule.

Gli enzimi sono proteine responsabili dei processimetabolici che sono alla base della vita stessa.

Essi “catalizzano” cioè innescano ed accelerano certe reazioni biochimiche all’interno delle cellule senza cambiare di composizione ne consumarsi.

Solamente un esiguo numero di enzimi non sono proteine ma consistono in piccole molecole catalitiche di RNA (acido ribonucleico).

Gli enzimi vengono prodotti dal corpo stesso che, per fare ciò, ha bisogno di assumere dal cibo anche le vitamine.

Le vitamine sono composti organici necessari per tutte le funzioni fisiologiche, in tutti gli organi del corpo della koi e devono essere assunte dal pesce tramite il cibo.

Alcune vitamine regolano il metabolismo dei minerali, altre ancora sono necessarie per lo sviluppo dei tessuti e alcune fungono da antiossidanti.

La vitamina C migliora l’assorbimento del ferro ed è importantissima anche per mantenere in perfetta efficienza il sistema immunitario, favorendo la guarigione delle ferite e aiutando la disintossicazione del pesce dai metalli pesanti e dai trattamenti chimici. 

La vitamina A mantiene sana la pelle del pesce in modo che possa funzionare come barriera contro gli agenti patogeni ed è essenziale per la lavorazione delle proteine nel fegato.

Oltre che essere assunta dal cibo, la vitamina D può essere sintetizzata dal corpo del pesce stesso, tramite l’assunzione della radiazione uvb del sole ed è essenziale nei processi di assimilazione del Calcio, del Fosforo e del Magnesio

La vitamina D viene consumata velocemente dalle koi per fare fronte ai periodi di stress dovuti ad una cattiva qualità dell’acqua, ai trattamenti chimici e alle patologie.

La vitamina D aiuta anche l’assimilazione della vitamina A.

Il più grande gruppo di vitamine, quelle del gruppo B sono molto importanti nel metabolismo dei carboidrati e degli amminoacidi necessari al sistema nervoso.

Le vitamine del gruppo B svolgono anche un importante ruolo nella sintesi del materiale genetico e nella rigenerazione del tessuto epiteliale e delle scaglie.

La vitamina E funziona come antiossidante, mantenendo in perfette condizioni i grassi, la vitamina A e altre sostanze nutrienti nel corpo, stimola il rinnovo cellulare ed una corretta circolazione sanguigna oltre a prevenire i problemi di coagulazione.

Il ruolo primario della vitamina K è quello di favorire la coagulazione ematica e deve essere presente in piccole quantità nel cibo delle koi, mentre la vitamina P protegge dalle ulcere gastriche e rafforza le pareti dei vasi sanguigni.

Se si riesce a comprendere la differenza qualitativa e la funzione delle varie sostanze contenute nei mangimi diventa possibile effettuare delle scelte sempre più consapevoli in merito al cibo più adatto  e al modo migliore di alimentare le koi.

 

Bibliografia:

-Claude E. Boyd, Craig S. Tucker  “Pond aquaculture water quality Management”.

-Paolo Ferri, Alessandra Roncarati, Andrea Dees. “Tecnologie e strutture per impianti di acquacoltura e di pesca sportiva”.

-Jos Aben  “The secrets of koi untravelled”.

 

Dott. Luca Ceredi

www.allevamentocarpekoi.it

 

 

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Guida alla gestione consapevole del periodo di letargo delle koi

Il freddo dei mesi invernali, caratteristico delle nostre latitudini a clima temperato, consente alle koi di poter effettuare un salutare periodo di “letargo”. Questo “stand by metabolico”, se affrontato e gestito correttamente, assicura un ritmo di crescita dei pesci “secondo natura”, promuovendo la proverbiale longevità e robustezza delle nostre koi.

Questo articolo è indirizzato ai koi keepers responsabili che desiderino imparare a gestire in maniera consapevolmente il proprio laghetto, evitando di affidarsi al caso o, peggio, a “chiacchiere da bar”!

Tale modalità gestionale richiede la comprensione di alcuni concetti base di fisiologia e di biochimica che, spiegati in modo semplice e chiaro, sono alla portata di chiunque. Occorre conoscere con precisione anche la sequenza cronologica stagionale delle operazioni da svolgere dato che si tratta di un ciclo continuo che si ripete ogni anno.

Per schematizzare iniziamo dalla primavera. Questa è la stagione più delicata in assoluto per le koi. Il lungo digiuno invernale è ormai terminato e l’aumento del fotoperiodo, prima ancora dell’innalzamento delle temperature, segnala alle koi che il periodo della riproduzione si sta avvicinando.

Karashigoi-Luca-Ceredi-Koi-Farm

Karashigoi-Luca-Ceredi-Koi-Farm

L’attività riproduttiva implica un notevole dispendio energetico quindi è necessario aver impostato un piano nutrizionale corretto.

Ad esempio, un ottimo alimento che io utilizzo per rimettere in moto l’apparato digerente delle koi è “l‘Hikari weath germ“.

Questo mangime, alternato quotidianamente al “ricostituente affondante” e “all’immunostimolante“, rappresenta una eccellente dieta primaverile.

Il graduale innalzamento termico mette in moto anche tutti i patogeni, quindi occorre spingere sull’acceleratore del sistema immunitario delle koi.

Trascorse circa tre settimane dalla prima somministrazione di cibo, possiamo arricchire la dieta dei nostri pesci aggiungendo il “koi cure“, un mangime studiato appositamente per lavorare sul sistema immunitario e per essere altamente digeribile anche a temperature ancora relativamente basse.

La frequenza, la quantità per singola somministrazione e le percentuali di ciascuna referenza sul totale vanno calibrate in relazione alla specifica zona climatica, all’inerzia termica del laghetto (a sua volta legata alla capacità e al profilo batimetrico) e alla biomassa di pesci rapportata al volume d’acqua, tanto per citare alcuni dei più importanti fattori di cui occorre tener conto.

Se davvero avete a cuore la salute delle vostre koi, affidatevi esclusivamente a rivenditori competenti che sappiano aiutarvi, con la loro professionalità, a valutare tutti questi aspetti della vostra specifica realtà.

Tutto il periodo estivo rappresenta il momento migliore per preparare le koi all’inverno.

L’attività metabolica delle carpe è al massimo e l’appetito pure!

Dobbiamo approfittarne, affinché i pesci possano immagazzinare le riserve energetiche necessarie ad arrivare a fine inverno in buona forma.

Il mangime “top class koi” alternato al “Saki hikari balance” e al mangime con spirulina, rappresenta un valido aiuto per soddisfare il complesso fabbisogno nutrizionale delle koi.

Una dieta varia e di qualità è il presupposto senza il quale diventa impossibile mantenere i nostri pesci in buona salute sul lungo periodo.

Troppo spesso mi accorgo di quanto sia sottovalutato questo aspetto del koi keeping.

I pesci vengono alimentati con un solo tipo di cibo dalla primavera all’autunno, nella assurda convinzione che “quel mangime” possa contenere TUTTO ciò di cui le carpe hanno bisogno.

Questa concezione utopistica porta all’inevitabile disastro.

Con queste premesse, dovrebbe essere chiaro che la preparazione all’inverno inizia a partire dalla primavera e non all’arrivo delle prime brinate.

Trattandosi di pesci che popolano le acque dolci temperate, le carpe possiedono degli specifici meccanismi di adattamento fisiologico per riuscire a regolare la loro attività metabolica in relazione alle notevoli variazioni climatiche stagionali.

Tutto ciò richiede tempo.

Quando arrivano i primi freddi ormai i giochi sono fatti.
Prima che la temperatura dell’acqua scenda sotto gli 8 gradi centigradi, è buona norma interrompere la somministrazione di cibo.

In questa fase dell’anno, occorre fare attenzione ai cambiamenti fisico-chimici dell’acqua.
Il carico organico si riduce notevolmente dato che i pesci non si alimentano più, quindi possiamo dilatare l’intervallo di somministrazione dei “batteri depuranti“.
Le piogge abbondanti e frequenti e le nevicate diluiscono notevolmente la concentrazione dei sali carbonati.

Com’è noto, la famiglia dei carbonati costituisce un’importante risorsa di sali minerali biodisponibili, costantemente utilizzati dagli organismi acquatici per le loro funzioni vitali.

Inoltre, la durezza carbonatica, cioè il KH (misura della concentrazione dei sali carbonati disciolti in acqua) è chiamata anche durezza tampone poiché svolge il ruolo di stabilizzatore del valore di pH.

La diluizione del KH può ridurre drasticamente la capacità tampone di questi sali con conseguenti sbalzi di pH, spesso letali per le koi.

Si può facilmente evitare tutto ciò testando regolarmente il valore di KH e aggiungendo i sali minerali KH+.

Questa speciale miscela di sali, oltre a stabilizzare il pH, si deposita nel biofilm delle superfici sommerse, simulando un fondo naturale, ricco di microorganismi e minerali utili.

Un ulteriore accorgimento a tutela della salute delle nostre amate koi, è quello di aggiungere un buon “biocondizionatore” all’acqua del laghetto durante e dopo le abbondanti precipitazioni. Soprattutto per coloro che abitano nelle grandi città, le acque di prima pioggia rappresentano un fattore di rischio a causa delle particelle inquinanti che queste raccolgono col dilavamento atmosferico.
Il biocondizionatore protegge le mucose dei pesci (pelle e branchie) legando queste particelle e rendendole innocue.

La pelle dei pesci è ricoperta da un sottile strato di muco che li rende viscidi al tatto e protetti dagli agenti patogeni.
La funzionalità delle lamelle branchiali è di vitale importanza per le koi poiché esse rappresentano un importante organo di scambio tra il corpo del pesce e l’ambiente acquatico.

Oltre alla protezione delle mucose, il regolare utilizzo di un biocondizionatore ricco di vitamina C stabilizzata, riduce notevolmente il rischio di stress nei pesci.

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