Tag: Luca Ceredi

Focus on: come funziona Gill fish, un biocondizionatore dalle proprietà sorprendenti

GreenVet, azienda italiana con un’esperienza pluridecennale nel campo della fitoterapia veterinaria, ha messo a punto una linea di fitopreparati, interamente composti da ingredienti vegetali naturali.

Realizzati con estratti di piante officinali ricche di principi attivi, gli integratori erboristici GreenVet rappresentano un efficace rimedio per diversi disturbi che affliggono gli animali domestici, come, ad esempio, problematiche gastro-intestinali, muscolari, parassitarie o carenze nutrizionali.

L’utilizzo di materie prime di elevata qualità è alla base della straordinaria efficacia dei prodotti GreenVet, che sfruttano l’efficienza del complesso fitoterapico, notevolmente superiore a quella del singolo principio attivo.

Con questo criterio è stato formulato Gill Fish, un prodotto unico nel suo genere, composto da una sapiente miscela di olii essenziali, emulsionati in soluzione acquosa.

Gill Fish è catalogato come integratore alimentare, contenente olii essenziali ma, personalmente, ho potuto constatare la sua straordinaria efficacia anche come biocondizionatore.

Infatti, Gill Fish è efficace come protettore delle mucose, coadiuvante nel contrasto di infezioni batteriche e micotiche ma anche come antiparassitario contro infestazioni da protozoi ciliati e flagellati ( Ichthyophtihrius multifilis, Chilodonella sp. e i flagellati intestinali Spironucleus spp. e Hexamita spp.,per citare i più comuni ) assieme ad un effetto contro i vermi parassiti monogenei ( Gyrodactylus spp. e Dactylogyrus spp. ).

Gill fish si è dimostrato efficace anche durante il trasporto e l’acclimatazione dei pesci, garantendo una eccellente protezione delle mucose e una sensibile riduzione dei livelli di stress, grazie al suo blando effetto di sedazione.

Date le caratteristiche dei componenti di Gill Fish, si raccomanda  di rispettare i dosaggi indicati nella apposita tabella.

Utilizzato con regolarità, sia durante i cambi parziali dell’acqua che a seguito di precipitazioni meteorologiche, Gill Fish protegge le mucose delle koi da cloro ma anche da sostanze inquinanti contenute nelle acque di prima pioggia.

Gill Fish ha un tempo di permanenza in acqua di circa 48 ore, durante le quali viene assimilato dai pesci, accumulandosi nei tessuti.

Il risultato di questo bioaccumulo si traduce in una importante azione repellente nei confronti degli organismi patogeni.

In questo modo, i parassiti muoiono non tanto per un’azione diretta di un farmaco ma poiché non riescono più ad infestare un pesce ospite.

Ovviamente, trattandosi di un fitocomplesso, Gill Fish non ha alcun effetto collaterale sulla biologia del filtro e del laghetto in generale e tantomeno sulla fisiologia dei pesci, sia sul breve che sul lungo periodo.

I dosaggi variano da 0,5 a 2,5 ml su 100 litri di acqua a seconda delle esigenze.

Dott. Luca Ceredi

 

 

 

 

 

 

READ MORE +

Come alimentare correttamente le koi?

I “segreti” per avere successo con questo meraviglioso hobby possono essere riassunti in due “semplicissimi ” concetti:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

Tutti sappiamo come lo stress sia il fattore che, più di ogni altro, possa mettere in serio pericolo la salute delle koi poiché ne rallenta sensibilmente lo sviluppo e compromette l’efficienza del loro sistema immunitario, esponendo il pesce all’attacco di parassiti e batteri patogeni.

Purtroppo, le cause più frequenti di stress derivano da una gestione improvvisata e approssimativa dei concetti sopra elencati.

Qualunque forma di stress per le koi si traduce in una perdita di energia e un conseguente aumento dello sforzo necessario per compiere le normali azioni quotidiane quali, ad esempio, la ricerca del cibo, la regolazione osmotica, la digestione, il nuoto e il funzionamento del sistema immunitario.

Tutto ciò espone le koi ad una situazione di vulnerabilità nella quale i problemi di salute non tarderanno a presentarsi, magari sotto forma di parassitosi o batteriosi.

A questo punto, diventa necessario trattare le koi con delle sostanze chimiche tipo antiparassitari o antibiotici i cui inevitabili effetti collaterali si ripercuoteranno tanto sul laghetto, inteso come ecosistema, quanto sulla fisiologia delle koi.

I “trattamenti chimici curativi” (o presunti tali) hanno SEMPRE un effetto diretto, negativo ed inevitabile sui valori dell’acqua e sui tessuti dei pesci, oltre che sui batteri, sia patogeni che depuranti.

Non si tratta di una probabilità, ma di una certezza!

In particolare, tutta la flora batterica “buona”, presente nel filtro e nel biofilm che ricopre ogni centimetro quadrato di superficie sommersa, subisce un danno assai rilevante, a seguito dell’impiego di trattamenti antiparassitari come formalina, verde malachite, permanganato di potassio, blu di metilene ecc.

La diretta conseguenza è un drastico peggioramento dei parametri chimici dell’acqua, in particolare l’aumento di ammoniaca e nitriti che hanno un effetto diretto sulla fisiologia delle koi, aumentando la probabilità di infezioni batteriche.

Ci tengo a specificare che non si tratta di opinioni personali dettate da convinzioni infondate, ma di chiare e precise regole di biochimica degli ecosistemi acquatici.

Da queste considerazioni, risulta oltremodo evidente quanto possano essere inutili oltre che assolutamente deleteri, i cosiddetti “trattamenti antiparassitari preventivi”.

Per evitare di procurare stress ai pesci è sufficiente IMPARARE a:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

 

Come vedremo tra poco, questi due “semplici concetti” sono indissolubilmente legati.

Per imparare ad alimentare correttamente le koi bisogna partire scegliendo una buona combinazione di mangimi, da alternare a seconda della stagione, possibilmente con l’aiuto a la consulenza di un professionista del settore che possieda adeguate competenze in materia.

Riguardo alle modalità e alle tempistiche per la somministrazione del cibo, ancora una volta, il nostro modello di riferimento è la natura.

Le carpe che vivono in ambienti naturali, siano essi fiumi o laghi, hanno a disposizione la stessa quantità di cibo, tutti i giorni, con lente e progressive variazioni stagionali.

Invece, nei laghetti ornamentali, la somministrazione del cibo rischia di diventare una importante fonte di stress per le koi, se non vengono rispettate certe norme fondamentali, prima tra tutte la regolarità.

Quando c’è il sole, si è più propensi a trascorrere molto tempo in giardino, attorno al laghetto ad alimentare ripetutamente le koi, mentre nelle giornate piovose, capita di non somministrare cibo nemmeno una volta.

Allo stesso modo, nei week end, quando non si lavora, è normale avere più tempo da dedicare a questo hobby e ricevere eventuali visite di amici e parenti ai quali vogliamo mostrare, con un certo orgoglio, i nostri gioielli con le pinne, magari proprio mentre mangiano.

Poi inizia la settimana, si torna al lavoro e capita che passino giorni interi senza che le koi ricevano nemmeno una dose di mangime.

Sarebbe un grave errore sottovalutare la pericolosità di questo tipo di stress poiché non tarderebbero a manifestarsi certe prevedibili ripercussioni sulla salute delle koi.

Oltretutto si tratta di una fonte di stress facilmente eliminabile, semplicemente adottando un metodo di somministrazione del cibo caratterizzato dalla regolarità, che naturalmente deve adeguarsi, gradualmente, all’andamento stagionale, proprio come in natura.

La regolarità nella somministrazione del cibo facilita anche il mantenimento dei valori dell’acqua ad uno standard qualitativo costantemente elevato, senza pericolose oscillazioni, soprattutto se si impara a pesare il mangime, rapportandolo alla biomassa ittica e alla capacità depurativa dell’impianto di filtraggio.

Per quantificare correttamente la quantità in grammi di mangime necessario occorre stimare il peso complessivo in kg di tutti i pesci presenti, la temperatura dell’acqua e la capacità depurativa del filtro.

Tenendo conto che una koi di 40 cm pesa circa 1kg possiamo stimare il peso di ciascun pesce, magari facendoci aiutare qualche amico esperto pescatore “con l’occhio clinico”, abituato a misurare le carpe a peso, senza stressarli con la cattura.

Se si considera che, ad una temperatura compresa tra i 19 e i 20°C  le koi mangiano, quotidianamente , una quantità di mangime pari all’1/1,5 % del proprio peso corporeo, tra i 21 e i 23°C la percentuale sale a valori compresi tra 1,5 e 2 %, a 23/25° C  si arriva a 3/3,5 %, mentre a 26/28° C si sfiora il 5%, è abbastanza semplice calcolare il peso di cibo giornaliero.

Purtroppo, non è altrettanto semplice poter stimare la capacità depurativa del filtro biologico poiché essa dipende, sostanzialmente, dalla biomassa biologica attiva cioè dalla quantità di batteri depuranti in grado di svolgere il loro lavoro, in tempo reale, in un determinato momento e ad una certa temperatura.

Potremmo paragonare il nostro filtro ad un atleta che si deve allenare per la maratona. 

I chilometri percorsi in allenamento saranno gradualmente crescenti in modo che i suoi muscoli e il suo apparato cardiovascolare possano allenarsi  fino ad arrivare a poter percorrere la distanza massima.

Nel caso del filtro biologico, i chilometri corrispondono al carico organico che deve crescere con estrema gradualità fino a che, in piena estate, raggiungerà il suo massimo.

La capacità depurativa di un impianto di filtraggio non dovrebbe MAI essere un fattore limitante nella gestione del laghetto.

Anche nel caso (purtroppo assai raro)  che il binomio filtro-laghetto sia ben equilibrato, bisogna ricordare che occorre tempo affinché  la flora batterica possa auto calibrarsi, in termini di biomassa attiva, con il carico organico a cui deve fare fronte.

Facciamo un esempio concreto per capire meglio:

Consideriamo un laghetto in cui le koi vengano alimentate quotidianamente con 1 kg di mangime, suddiviso in 4 somministrazioni.

Se un giorno, di punto in bianco,  vengono somministrati 2 kg cibo, anche se suddivisi in 8 dosi,  il carico organico totale varierà in maniera repentina, ma la biomassa, cioè la quantità di batteri depuranti attivi non avrà avuto il tempo necessario per adattarsi e smaltire il kg di mangime in più.

Il risultato sarà un inevitabile sbalzo dei valori dell’acqua e un conseguente stress per le koi. 

Durante il periodo invernale, la somministrazione di mangime sarà ridotta al minimo.

Io utilizzo mangime al germe di grano, altamente digeribile alle basse temperature, in quantità minime, regolandomi con il comportamento delle koi.

Sono loro a farmi capire, con il loro inequivocabile comportamento, se siano affamate e quanto.

All’inizio di Aprile, quando il fotoperiodo aumenta e le temperature iniziano a salire, è il momento di passare dal cibo invernale a quello primaverile, con una transizione lenta, soprattutto per quanto riguarda la quantità, avendo cura di controllare giornalmente l’andamento dei valori di ammoniaca e nitriti e di aumentare, proporzionalmente al mangime, la somministrazione di batteri depuranti.

Parlando di numeri, nel suo libro ” the secrets of koi untravelled “, Jos Aben riporta il seguente esempio:

-per un laghetto di medie dimensioni, partendo da una somministrazione quotidiana di 250 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 10 g al giorno, effettuando controlli serrati dei valori di ammoniaca e nitriti.

-per un laghetto di grandi dimensioni, con un buon impianto di filtraggio, partendo da una somministrazione quotidiana di 500 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 20 g al giorno, sempre con un occhio di riguardo per la stabilità dei valori dell’acqua.

Il controllo quotidiano della stabilità dei valori dell’acqua è fondamentale per capire quale sia il carico organico massimo al quale la biomassa batterica del filtro possa fare fronte in quel momento.

Mano a mano che il carico organico aumenta, l’efficienza depurante dei batteri del filtro (e del biofilm) deve crescere di pari passo.

Seguendo queste semplici regole gestionali, è possibile verificare come il tasso di incidenza delle problematiche di salute delle koi, cali in maniera sorprendente.

 

 

Bibliografia:

-Claude E. Boyd, Craig S. Tucker  “Pond aquaculture water quality Management”.

-Odum “Basi di ecologia”.

-Jos Aben  “The secrets of koi untravelled”.

-Roger Eckert, David Randall “fisiologia animale”.

 

Dott. Luca Ceredi

www.allevamentocarpekoi.it

 

 

 

 

 

 

 

READ MORE +

Focus on: Èquo pond Diamante, biocondizionarore per laghetto.

L’azienda italiana Équo nasce da un progetto che unisce la passione per gli acquari alla volontà di tradurre l’esperienza maturata in vent’anni di attività in una serie di prodotti di eccellente qualità.

L’azienda Équo segue in prima persona ciascuna fase produttiva, dalle materie prime al packaging finale, in questo modo è possibile garantire un rigoroso controllo sugli standard qualitativi, ma al tempo stesso realizzare un risparmio sui costi che ci consente di offrire ai clienti prodotti eccellenti a prezzi competitivi.

La volontà di garantire elevati standard qualitativi si traduce in una ricerca di soluzioni innovative anche per il packaging, che assicura un’ottimale conservazione dei prodotti e la praticità d’uso degli stessi. Ad esempio i prodotti liquidi sono tutti contenuti in flaconi PET o in vetro farmaceutico, laddove necessario chiusi in fiale di vetro monodose; i prodotti solidi e polveri sono invece contenuti in buste e in bustine d’alluminio monodose per un prodotto sempre fresco al momento dell’uso.

La ricerca scientifica e la sperimentazione sul campo di tutta la gamma dei prodotti Équo sono la miglior garanzia di qualità ed efficacia.

Équo infatti sviluppa i propri prodotti in laboratori altamente specializzati e si coadiuva della consulenza di chimici e biologi. Tutti i prodotti Équo, prima di essere messi in commercio, sono sperimentati e testati con rigore scientifico nelle nostre vasche, come ulteriore garanzia di efficacia ed assenza di controindicazioni.

Inoltre, come ulteriore servizio, Èquo mette a disposizione di tutti i suoi clienti le schede di sicurezza di tutti i suoi prodotti (scaricabili dal sito), redatte da laboratori specializzati secondo le più recenti normative e direttive nazionali ed europee, al fine di garantire tutte le informazioni necessarie per un corretto e sicuro utilizzo dei nostri prodotti.

La gamma di prodotti Équo è appositamente studiata per consentire:

– il miglioramento delle condizioni generali di vita degli organismi allevati in acquario e in laghetto

– l’agevolazione delle attività di manutenzione delle vasche e dei pond

In questo articolo, analizzeremo le caratteristiche e le peculiarità del biocondizionatore Équo pond Diamante.

L’acqua nuova, sia essa di rete o di pozzo, contiene cloro e altre sostanze come metalli pesanti o composti chimici di varia natura, potenzialmente molto pericolosi per la salute dei pesci e dei vari organismi acquatici.

Nello specifico, l’acqua di pozzo, soprattutto se proveniente da falde relativamente superficiali, è suscettibile di cambiamenti chimici importanti durante l’arco dell’anno, a seconda dell’intensità delle precipitazioni meteo e dei terreni di percolazione che la pioggia attraversa prima di alimentare la falda.

Se questi terreni contengono fertilizzanti, pesticidi o diserbanti, esiste il rischio concreto che una frazione più o meno consistente di queste sostanze possa contaminare l’acqua della falda che alimenta il pozzo.

Nel caso si decida di utilizzare l’acqua di pozzo per le koi, è consigliabile effettuare test periodici per verificarne i parametri chimici più importanti.

In ogni caso, l’utilizzo di un biocondizionatore di qualità come Èquo pond Diamante, rappresenta un’eccellente precauzione contro possibili brutte sorprese.

Infatti, grazie alla sua specifica composizione, Èquo pond Diamante elimina cloro e metalli pesanti rendendo l’acqua completamente libera da queste pericolose sostanze.

Inoltre, Èquo pond Diamante contiene degli speciali composti colloidali che funzionano come protezione per le mucose delle koi, in particolare pelle e branchie, favorendone anche il processo di cicatrizzazione in caso di lesioni.

Soprattutto per chi abita nelle grandi città, le acque di origine meteorica, in particolare quelle di prima pioggia, dilavando l’atmosfera, portano in acqua particelle di smog e inquinanti di vario genere che possono nuocere in maniera diretta alla salute dei pesci.

L’aggiunta di biocondizionatore Èquo pond Diamante, durante o subito dopo la pioggia, protegge le mucose dei pesci, legando queste sostanze pericolose!

L’utilizzo regolare di questo biocondizionatore rende l’acqua nuova adatta alla vita degli organismi acquatici, assicurando una protezione a 360 gradi delle mucose di tutti i pesci del laghetto, prevenendo lesioni e irritazioni che potrebbero degenerare in ulcerazioni.

Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarmi attraverso la mail

dott.lucaceredi@allevamentocarpekoi.it

READ MORE +

Guida alla gestione consapevole del periodo di letargo delle koi

Il freddo dei mesi invernali, caratteristico delle nostre latitudini a clima temperato, consente alle koi di poter effettuare un salutare periodo di “letargo”. Questo “stand by metabolico”, se affrontato e gestito correttamente, assicura un ritmo di crescita dei pesci “secondo natura”, promuovendo la proverbiale longevità e robustezza delle nostre koi.

Questo articolo è indirizzato ai koi keepers responsabili che desiderino imparare a gestire in maniera consapevolmente il proprio laghetto, evitando di affidarsi al caso o, peggio, a “chiacchiere da bar”!

Tale modalità gestionale richiede la comprensione di alcuni concetti base di fisiologia e di biochimica che, spiegati in modo semplice e chiaro, sono alla portata di chiunque. Occorre conoscere con precisione anche la sequenza cronologica stagionale delle operazioni da svolgere dato che si tratta di un ciclo continuo che si ripete ogni anno.

Per schematizzare iniziamo dalla primavera. Questa è la stagione più delicata in assoluto per le koi. Il lungo digiuno invernale è ormai terminato e l’aumento del fotoperiodo, prima ancora dell’innalzamento delle temperature, segnala alle koi che il periodo della riproduzione si sta avvicinando.

Karashigoi-Luca-Ceredi-Koi-Farm

Karashigoi-Luca-Ceredi-Koi-Farm

L’attività riproduttiva implica un notevole dispendio energetico quindi è necessario aver impostato un piano nutrizionale corretto.

Ad esempio, un ottimo alimento che io utilizzo per rimettere in moto l’apparato digerente delle koi è “l‘Hikari weath germ“.

Questo mangime, alternato quotidianamente al “ricostituente affondante” e “all’immunostimolante“, rappresenta una eccellente dieta primaverile.

Il graduale innalzamento termico mette in moto anche tutti i patogeni, quindi occorre spingere sull’acceleratore del sistema immunitario delle koi.

Trascorse circa tre settimane dalla prima somministrazione di cibo, possiamo arricchire la dieta dei nostri pesci aggiungendo il “koi cure“, un mangime studiato appositamente per lavorare sul sistema immunitario e per essere altamente digeribile anche a temperature ancora relativamente basse.

La frequenza, la quantità per singola somministrazione e le percentuali di ciascuna referenza sul totale vanno calibrate in relazione alla specifica zona climatica, all’inerzia termica del laghetto (a sua volta legata alla capacità e al profilo batimetrico) e alla biomassa di pesci rapportata al volume d’acqua, tanto per citare alcuni dei più importanti fattori di cui occorre tener conto.

Se davvero avete a cuore la salute delle vostre koi, affidatevi esclusivamente a rivenditori competenti che sappiano aiutarvi, con la loro professionalità, a valutare tutti questi aspetti della vostra specifica realtà.

Tutto il periodo estivo rappresenta il momento migliore per preparare le koi all’inverno.

L’attività metabolica delle carpe è al massimo e l’appetito pure!

Dobbiamo approfittarne, affinché i pesci possano immagazzinare le riserve energetiche necessarie ad arrivare a fine inverno in buona forma.

Il mangime “top class koi” alternato al “Saki hikari balance” e al mangime con spirulina, rappresenta un valido aiuto per soddisfare il complesso fabbisogno nutrizionale delle koi.

Una dieta varia e di qualità è il presupposto senza il quale diventa impossibile mantenere i nostri pesci in buona salute sul lungo periodo.

Troppo spesso mi accorgo di quanto sia sottovalutato questo aspetto del koi keeping.

I pesci vengono alimentati con un solo tipo di cibo dalla primavera all’autunno, nella assurda convinzione che “quel mangime” possa contenere TUTTO ciò di cui le carpe hanno bisogno.

Questa concezione utopistica porta all’inevitabile disastro.

Con queste premesse, dovrebbe essere chiaro che la preparazione all’inverno inizia a partire dalla primavera e non all’arrivo delle prime brinate.

Trattandosi di pesci che popolano le acque dolci temperate, le carpe possiedono degli specifici meccanismi di adattamento fisiologico per riuscire a regolare la loro attività metabolica in relazione alle notevoli variazioni climatiche stagionali.

Tutto ciò richiede tempo.

Quando arrivano i primi freddi ormai i giochi sono fatti.
Prima che la temperatura dell’acqua scenda sotto gli 8 gradi centigradi, è buona norma interrompere la somministrazione di cibo.

In questa fase dell’anno, occorre fare attenzione ai cambiamenti fisico-chimici dell’acqua.
Il carico organico si riduce notevolmente dato che i pesci non si alimentano più, quindi possiamo dilatare l’intervallo di somministrazione dei “batteri depuranti“.
Le piogge abbondanti e frequenti e le nevicate diluiscono notevolmente la concentrazione dei sali carbonati.

Com’è noto, la famiglia dei carbonati costituisce un’importante risorsa di sali minerali biodisponibili, costantemente utilizzati dagli organismi acquatici per le loro funzioni vitali.

Inoltre, la durezza carbonatica, cioè il KH (misura della concentrazione dei sali carbonati disciolti in acqua) è chiamata anche durezza tampone poiché svolge il ruolo di stabilizzatore del valore di pH.

La diluizione del KH può ridurre drasticamente la capacità tampone di questi sali con conseguenti sbalzi di pH, spesso letali per le koi.

Si può facilmente evitare tutto ciò testando regolarmente il valore di KH e aggiungendo i sali minerali KH+.

Questa speciale miscela di sali, oltre a stabilizzare il pH, si deposita nel biofilm delle superfici sommerse, simulando un fondo naturale, ricco di microorganismi e minerali utili.

Un ulteriore accorgimento a tutela della salute delle nostre amate koi, è quello di aggiungere un buon “biocondizionatore” all’acqua del laghetto durante e dopo le abbondanti precipitazioni. Soprattutto per coloro che abitano nelle grandi città, le acque di prima pioggia rappresentano un fattore di rischio a causa delle particelle inquinanti che queste raccolgono col dilavamento atmosferico.
Il biocondizionatore protegge le mucose dei pesci (pelle e branchie) legando queste particelle e rendendole innocue.

La pelle dei pesci è ricoperta da un sottile strato di muco che li rende viscidi al tatto e protetti dagli agenti patogeni.
La funzionalità delle lamelle branchiali è di vitale importanza per le koi poiché esse rappresentano un importante organo di scambio tra il corpo del pesce e l’ambiente acquatico.

Oltre alla protezione delle mucose, il regolare utilizzo di un biocondizionatore ricco di vitamina C stabilizzata, riduce notevolmente il rischio di stress nei pesci.

READ MORE +

Effetti diretti e indiretti delle basse temperature sulla fisiologia e sul metabolismo delle koi.

La più elementare classificazione degli animali, in relazione alla temperatura, si basa sulla provenienza del calore corporeo.
Gli ENDODERMI lo generano in proprio, mentre gli ECTOTERMI risultano quasi totalmente dipendenti dall’ambiente che li circonda.
Gli endotermi, cioè tutti gli uccelli e i mammiferi insieme ad alcuni vertebrati inferiori e a qualche insetto, mantengono la loro temperatura corporea ben al di sopra di quella ambientale.
Sebbene la maggior parte di questi animali abbiano un buon isolamento fornito da pellicce o da piume, essi mantengono il proprio calore con un notevole dispendio metabolico.
L’attività metabolica di un endotermo a riposo risulta almeno cinque volte più elevata di quella di un ectotermo pari taglia.
Gli ectotermi (ad esempio le koi) mostrano dei tassi di produzione di calore metabolico molto bassi associati ad una elevata conduttanza dermica, cioè possiedono uno scarso isolamento.

Di conseguenza, il calore derivante dai processi metabolici viene rapidamente dissipato nell’ambiente.
D’altra parte, l’elevata conduttanza termica consente agli ectotermi di assumere rapidamente il calore dall’ambiente cosicché la temperatura corporea di questi animali si accorda passivamente con quella ambientale.
Quindi, l’attività metabolica della maggior parte degli ectotermi, carpe comprese, è condizionata da una temperatura corporea variabile, diventando due o tre volte più elevata per ogni aumento di 10 gradi della temperatura ambientale.
Le carpe Cyprinus carpio sono teleostei (pesci ossei) che abitano le acque temperate di quasi tutto il pianeta.

Questi ambienti, per loro natura, sono soggetti ad importanti escursioni termiche stagionali.
I pesci che le popolano, carpe comprese, possiedono dei sistemi enzimatici con un intervallo ottimale di temperatura notevolmente ampio che consente loro di vivere senza alcun problema durante tutte le stagioni.
Al contrario, i pesci tropicali possiedono solo alcuni tipi di enzimi che funzionano in un intervallo di temperatura molto ristretto.

Le oscillazioni termiche naturali, tipiche degli ambienti temperati, inducono nelle carpe delle modificazioni compensatorie fisiologiche che le aiutano a far fronte alle condizioni estreme di caldo e di freddo.
Le koi che vivono in laghetti degni di tale nome (con una capacità ed una profondità adatte ad ospitare questi pesci) durante le settimane autunnali, mettono in atto numerosi adattamenti biochimici compensatori per poter affrontare il freddo invernale.
L’insieme dei cambiamenti fisiologici che intervengono in questo tipo di adattamento è detto ACCLIMATAZIONE.
Affinché tutto ciò possa avvenire con successo, è fondamentale che le koi siano state alimentate correttamente durante il lungo periodo di attività metabolica, che va dall’inizio della primavera al tardo autunno.

In questo articolo, non mi dilungherò sulle caratteristiche di una dieta corretta e bilanciata per le koi: il vostro rivenditore di fiducia avrà sicuramente la competenza necessaria per consigliarvi al meglio.
Fatte le dovute premesse, vediamo come gestire le koi in inverno.Prima di tutto, ci tengo a chiarire una cosa:
Sono ormai parecchi anni che allevo koi e cerco di produrre esemplari sempre più belli, facendo comunque molta attenzione al fatto che, la qualità del fenotipo cresca di pari passo ad un elevato standard genotipico.
In altre parole, il mio obiettivo è quello di fare nascere koi belle e robuste, in grado di incarnare quell’ideale di bellezza, forza e resistenza alle avversità proprie della tradizione orientale dalla quale derivano e che, a mio avviso, i giapponesi stessi stanno perdendo, dando la priorità al business.
Allevare delicatissimi soprammobili non rientra tra i miei obiettivi.
Le mie koi nascono, crescono, vivono e si riproducono sempre e solo all’esterno.

 

 

La koi Farm è situata in una valle dove, in inverno, le temperature scendono abbondantemente al di sotto dello zero e la superficie dei laghi e delle vasche ghiaccia, sempre.
Ogni inverno, si forma uno spesso strato di ghiaccio tanto che io, che peso 85 kg, riesco a camminarci sopra.
Prima di poter essere vendute, le tosai trascorrono il loro primo inverno sotto il ghiaccio in letargo, senza mangiare per quasi 4 mesi, cosicché, ad Aprile, ho la certezza di poter offrire pesci sani e robusti, oltre che belli!
Durante l’inverno, il ghiaccio ricopre circa il 90% della superficie dell’acqua, ma questo non crea alcun problema alle koi per i seguenti motivi:

  • sia i laghi che le vasche hanno una profondità sufficiente ad evitare di surgelare i pesci
  • Il flusso delle pompe che pescano acqua dal fondo viene ridotto per favorire il mantenimento del termoclino, cioè un gradiente termico tra superficie e fondo, che si inverte tra estate e inverno.
  • Il flusso d’acqua della pompa degli skimmer ( che pesca acqua solo dalla superficie ) viene mantenuto costante per garantire un buon ricircolo superficiale in modo da mantenere sempre delle aree libere dal ghiaccio. Infatti, l’acqua che possiede energia cinetica, congela ad una temperatura più bassa rispetto a quella ferma.
  • Le basse temperature favoriscono la solubilità e la permanenza dell’ossigeno in acqua, consentendo una soglia di saturazione molto elevata. ( Legge di Boyle, legge di Henry, legge di Dalton, principio di Pascal )
  • Le koi possiedono, per natura, tutti gli strumenti, i meccanismi e gli adattamenti fisiologici necessari per fare fronte alle variazioni termiche stagionali, tipiche delle zone temperate.
  • rispettare i ritmi naturali di crescita, scanditi dall’alternarsi delle stagioni, è di vitale importanza per i pesci che popolano gli ambienti temperati.
  • un periodo di almeno 8/12 settimane di “letargo” fovorisce alcuni processi metabolici di fondamentale importanza ( consumo di riserve lipidiche, cicli ormonali ecc.) per un naturale sviluppo fisico e fisiologico delle koi.
  • Carpe nate e cresciute all’aperto, durante tutte le stagioni, risultano inequivocabilmente più forti e robuste rispetto a quelle che, sin dal primo anno di vita, trascorrono l’inveno in serra.

Purtroppo, mi capita spesso di sentire opinioni in materia di “gestione koi” che assomigliano più a chiacchiere da bar o a deliri folli piuttosto che a consigli e raccomandazioni fondate su basi scientifiche concrete.

Tuttavia, in certe situazioni, può essere rischioso lasciare che le koi possano andare in letargo.

Si tratta di casi molto particolari e specifici, ad esempio di koi in convalescenza o che, per varie ragioni, sono state male nutrite o denutrite, ma anche, purtroppo, di carpe allevate come “delicati soprammobili” che, per quanto belle possano essere, a mio modesto parere hanno perso totalmente il fascino originale del sapiente mix tra forza, bellezza ed eleganza.

Rimanendo sempre nell’ambito dei pareri personali, ritengo che la bellezza di una koi non sia circoscritta unicamente al suo aspetto, quindi al suo fenotipo, quanto piuttosto comprenda anche il suo comportamento, inclusa la capacità di fare bella mostra di se in un laghetto inteso come ecosistema acquatico, durante tutte le stagioni, senza costringere il proprietario a vivere con l’ansia che possa succedere una tragedia causa di una rana, una libellula o il ghiaccio (tanto per menzionare alcune tra le paturnie più diffuse)!!!

La mia formazione scientifica mi porta a progettare, costruire e gestire un laghetto come un piccolo ecosistema acquatico, semplicemente “copiando” i processi biochimici messi a punto dalla natura.

Per questo, non riesco proprio ad apprezzare quelle vasche coibentate come se fossimo alle Svalbard ( arcipelago del mare glaciale artico ) e gestite come un idromassaggio, con l’impiego ( io direi “lo spreco”! ) di una grande quantità di energia elettrica e dove, per poter osservare le koi, bisogna spegnere pompe e aeratori.

READ MORE +

Consigli per prevenire i danni delle gelate invernali.

Nella gestione annuale della mia koi Farm, i mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio sono caratterizzati dalla costante presenza del ghiaccio.

La brina sul muschio

Il mio allevamento è situato in una valle che, durante i mesi invernali, è spesso interessata dai freddi venti da Nord che mantengono costantemente basse le temperature, anche durante le ore centrali della giornata.

Naturalmente questo clima rigido condiziona in maniera radicale la vite delle mie koi e anche la mia.

Camminata sul ghiaccio

Tutte le mie koi, partendo dalle tosai per arrivare ai riproduttori, vengono allevate all’aperto, durante tutte le stagioni.

Durante l’estate, l’acqua dei due laghi e quella delle vasche di allevamento rimane per almeno 6/8 settimane ad una temperatura molto vicina ai 30 gradi centigradi mentre, nei mesi invernali, le koi rimangono sotto ad una spessa coltre di ghiaccio per almeno 3 mesi.

Lo studio della fisiologia dei pesci insegna che queste temperature “estreme”, di poco sopra lo zero e attorno ai 30 gradi, innescano nel corpo delle koi alcuni importantissimi processi metabolici che garantiscono la loro salute sul lungo periodo.

Ad esempio, il consumo delle riserve lipidiche ed alcuni processi ormonali legati al corretto funzionamento delle gonadi possono verificarsi solamente se la temperatura dell’acqua rimane costantemente alta o bassa per alcune settimane consecutive.

Nel suo libro KOI 1, il famoso autore ed esperto di koi Harald Bachman consiglia, rivolgendosi agli hobbisti nord europei, di spegnere il riscaldamento per almeno 4 settimane durante l’inverno per lasciare raffreddare l’acqua e di accenderlo durante l’estate per aiutare la temperatura a salire fino a sfiorare i 30 gradi.

Il laghetto in estate

 

Fortunatamente, nella maggior parte delle regioni italiane, non è necessario adottare questi stratagemmi ma è sufficiente lasciare fare al clima.

Se le koi sono state alimentate correttamente nella precedente stagione estiva, non avranno alcun problema ad affrontare i rigori dell’inverno.

Ovviamente, il laghetto o la vasca devono essere sufficientemente profondi da scongiurare un surgelamento dei pesci.

Koi sotto il ghiaccio

Anche la gestione dei filtri gioca un ruolo fondamentale per evitare i danni del ghiaccio poiché l’acqua in movimento tende a non congelare, mantenendo una circolazione costante sotto la superficie ghiacciata.


Nelle vasche di allevamento, sprovviste di botto drain, durante i mesi più freddi, sposto la pompa del filtro in prossimità della superficie, così, nell’eventualità di un blocco del filtro a camere a causa del ghiaccio, non corro il rischio di vuotare la vasca e ritrovarmi i pesci “nella granita”!

Invece, nel lago grande dove le pompe pescano dai dreni di fondo, già a partire dal tardo autunno, riduco drasticamente la portata d’acqua che attraversa il filtro, in modo da conservare quel minimo di termoclino consentito dal profilo batimetrico.

Con questo tipo di gestione, la superficie del lago grande ghiaccia quasi completamente, fatta eccezione per le zone attorno alla cascatella e agli skimmer.

La cascata ghiacciata

 

Per quanto riguarda il lago piccolo, invece, le zone libere dal ghiaccio sono circoscritte al punto di ingresso dell’acqua proveniente dal filtro del lago principale e all’area attorno all’imbocco del ruscello che riporta l’acqua nel lago grande.

Attraverso lo spesso strato di ghiaccio posso osservare il comportamento delle koi che non sembrano affatto disturbate dal freddo.​

Chiaramente il loro metabolismo è estremamente rallentato quindi anche il loro appetito è praticamente azzerato fatta eccezione per le karashigoi e le chagoi che continuano a brucare il fondale, quasi a ricordarci la loro affinità genetica con la carpa ancestrale.

Io smetto di alimentare le koi già a partire dalla metà di Novembre, poiché con la temperatura dell’acqua al di sotto dei 10 gradi sussiste il rischio di un blocco digestivo con esito mortale.

Questi mesi di digiuno pressoché completo non compromettono minimamente lo stato di salute delle koi a condizione che siano state correttamente alimentate durante la precedente stagione estiva ed autunnale.

Se vogliamo che le nostre carpe arrivino in perfetta forma alla stagione primaverile, occorre pianificare (magari con l’aiuto di un esperto) un anno per l’altro il regime alimentare che le koi dovranno seguire, poiché i risultati di una dieta sana, varia ed equilibrata si vedono soprattutto sul lungo periodo.


Al contrario, le koi alimentate con un solo tipo di mangime durante tutta l’estate e magari tenute a “stecchetto” perché “altrimenti il filtro non ce la fa”, potrebbero non sopravvivere all’inverno o arrivare a primavera molto indebolite, andando incontro a notevoli problemi di salute quali parassitosi e batteriosi con l’arrivo del caldo.

Concludo ricordando che il filtro non dovrebbe MAI essere il “fattore limitante”nella gestione di un laghetto.

READ MORE +