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Come utilizzare correttamente i sali minerali KH+ nel laghetto

La presenza di una impermeabilizzazione artificiale di cemento o telo risulta essere una differenza strutturale importante tra un ambiente naturale e i nostri laghetti ornamentali.

 

Negli ambienti acquatici naturali, il fondale è costituito dalla sovrapposizione di substrati di argilla, sabbia, ghiaia e sassi di varie dimensioni che si sono accumulati secondo processi di sedimentazione regolati dalle correnti, dalla granulometria e dalla composizione minerale dei dei vari depositi.

Questa struttura bentonica rappresenta un substrato ideale per la colonizzazione dei “batteri buoni”, gli stessi che colonizzano i biocarriers dei nostri filtri.

Oltre a ciò, gli strati di sedimento funzionano come un enorme ed inesauribile magazzino di sali minerali che assicurano un continuo rifornimento di queste importanti sostanze alla colonna d’acqua sovrastante.

L’impermeabilizzazione artificiale, presente nei koi pond e nei laghetti ornamentali, non rende possibile questa serie di importanti interazioni tra il fondale e la colonna d’acqua, penalizzando in maniera diretta la stabilità chimico fisica dell’ecosistema.

I sali minerali, in particolare quelli della famiglia dei carbonati, svolgono un ruolo di fondamentale importanza nel mantenere stabile il valore del pH dell’acqua, evitando pericolose oscillazioni di questo parametro.

Per loro natura, i sali carbonati sono utilizzati e quindi consumati, in tempo reale, da tantissimi organismi e micro organismi acquatici a partire dai batteri decompositori, per passare attraverso una moltitudine di forme di vita bentoniche, sia animali che vegetali, fino ad arrivare ai pesci stessi.

Questo significa che il valore di KH tende per sua natura a calare, anche a causa della diluizione causata dalle acque di origine meteorica (pioggia e neve) e quindi va mantenuto costantemente in un corretto intervallo di valori, altrimenti si avranno sbalzi di pH assolutamente deleteri per la salute dei pesci.

La somministrazione regolare di KH+ è il metodo più efficace per ripristinare rapidamente il valore di durezza carbonatica desiderato.

 

Ogni giorno, al tramonto, tutti vegetali acquatici, alghe “in primis”, sia filamentose che unicellulari, passano da un’attività fotosintetica diretta in cui utilizzano anidride carbonica e producono ossigeno, ad una fotosintesi inversa, durante la quale consumano ossigeno e producono anidride carbonica. 

Il consumo di ossigeno dei vegetali acquatici durante la fotosintesi inversa, si somma a quello dei pesci e dei batteri aerobi e il surplus di anidride carbonica che ne deriva, in caso di KH basso, può causare uno sbalzo di pH verso valori acidi in quanto, i pochi sali carbonati presenti non riescono ad esercitare un’adeguata azione tamponante.

Come già accennato, i batteri aerobi consumano ossigeno durante lo svolgimento della loro azione depurante e producono anidride carbonica. 

Essi si trovano in grande quantità nei biocarriers del filtro, ma colonizzano anche ogni centimetro quadrato di superficie sommersa, ricoperta da un buon biofilm.

Semplificando: 

La produzione di anidride carbonica dei batteri depuranti è in relazione al carico organico metabolizzato e quest’ultimo è direttamente collegato alla quantità di cataboliti prodotti dai pesci che, a sua volta, è proporzionale alla quantità di cibo consumata.

L’anidride carbonica in acqua diventa acido carbonico che, come suggerisce il nome, acidifica l’acqua.

Se la concentrazione dei sali carbonati, il KH appunto, non dovesse essere sufficientemente elevata, avremo delle importanti oscillazioni del pH anche durante il giorno.

Nel tempo, una distribuzione omogenea di KH+ lungo tutto il perimetro del laghetto, favorisce la formazione di uno spesso biofilm, costituito da batteri depuranti, alghe e uno strato compatto di sali minerali che funzioneranno come un magazzino di carbonati, garantendo una maggiore stabilità del pH, proprio come avviene in natura.

 

Apriamo una parentesi sul discorso pH, poiché dalle domande che ricevo traspare una discreta confusione in materia.

Tra tutti i parametri chimici importanti per la vita dei nostri pesci, forse il più famoso e menzionato in tutti i forum e nelle “discussioni” sui social è proprio il pH.

Tuttavia credo che ben poche persone siano in grado di definirlo correttamente e di comprendere a pieno la reale necessità di testare questo parametro.

Per farla semplice, il pH è una scala di misura che indica l’acidità o la basicità per i fluidi, nel nostro caso l’acqua.

La scala di misurazione va da zero a quattordici e il valore di 7 è il cosi detto “pH neutro”.

Dal 7 verso il 14 abbiamo valori di basicità (o alcalinità) crescente, mentre dal 7 verso lo zero abbiamo valori di acidità crescente.

Sempre semplificando:

Da un punto di vista matematico, la scala di misurazione del pH non è lineare ma logaritmica, questo significa che lo sbalzo anche di un solo grado del suo valore è molto pericoloso, poiché equivale ad un “salto” di dieci volte e può comportare conseguenze veramente infelici per la salute dei pesci.

Queso “excursus” ci può aiutare a capire quanto poco senso possa avere effettuare il test del pH senza avere un’idea di cosa sia e che valore abbia il KH nel nostro laghetto.

Utilizzando una metafora, potremmo dire che testare il pH equivarrebbe a scattare una foto del nostro laghetto che lo rappresenti solo in quel preciso istante, mentre misurare il KH sarebbe come filmare il laghetto nel suo andamento dell’intera giornata.

In questo breve articolo abbiamo preso in esame la natura, il ruolo e la dinamica dei sali carbonati oltre alla stretta relazione che intercorre tra il valore di KH e quello del pH.

Naturalmente questi non sono gli unici due parametri di cui tenere conto nella valutazione dello stato di salute del nostro laghetto ma probabilmente, sono quelli dei quali più spesso se ne sottovaluta l’importanza.

 

Dott. Luca Ceredi

 

 

 

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Come preparare le koi alla primavera.

Siamo ormai alla fine della stagione invernale, anche se le temperature rimangono ancora piuttosto basse e alla mattina è frequente trovare qualche brinata, il fotoperiodo ha già iniziato ad allungarsi.

 

 

L’aumento delle ore di luce ha un effetto diretto ed evidente sul metabolismo delle koi che iniziano a muoversi sempre di più e ad avere più appetito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lungo digiuno invernale e le basse temperature hanno costretto le carpe a consumare le loro riserve lipidiche accumulate durante la bella stagione.

 

 

Se i pesci sono stati correttamente alimentati durante l’estate, arriveranno a fine inverno senza alcun segno di deperimento, pronti per riattivare il metabolismo e affrontare le criticità del cambio di stagione.

La primavera rappresenta il periodo dell’anno più complesso in assoluto per le koi poiché è anche il momento della riproduzione che comporta un notevole dispendio energetico e il rischio di ferite ed escoriazioni.

 

 

Inoltre l’aumento delle temperature riporta in attività tutti gli organismi patogeni che trovano in un pesce debole un eccellente ospite da infestare.

Allora come possiamo fare ad affrontare serenamente la primavera, in modo da riuscire a godere a pieno del risveglio della natura e delle nostre koi?

Innanzi tutto è bene prestare la massima attenzione alla qualità dell’acqua, testandola ed eventualmente apportando le dovute correzioni a quei parametri che risultino essere non ottimali. La gestione della qualità dell’acqua costituisce la base del koi keeping.

Senza una buona consapevolezza gestionale dei valori dell’acqua è impensabile poter mantenere le koi in salute nel lungo periodo. Per acquisire queste competenze non è necessario essere dei chimici o dei biologi ma, affidandovi al vostro rivenditore di fiducia, potrete ottenere tutte le informazioni, la consulenza e l’assistenza in materia.

La qualità della dieta e la corretta modalità di somministrazione del cibo sono altri due aspetti di primaria importanza nell’ottica di una ottimale gestione del laghetto. Le koi sono animali potenzialmente molto longevi e necessitano di un’alimentazione ricca, varia e variabile a seconda dell’andamento stagionale se vogliamo che crescano al massimo delle loro potenzialità e che mantengano il più a lungo possibile la loro bellezza. Ho già trattato questo delicato argomento nell’articolo “come alimentare correttamente le koi” quindi, mi limiterò solamente a ribadire il concetto che, non è possibile mantenere le koi in salute se si trascura o si sottovaluta questo fondamentale aspetto della loro gestione.

Oltre alla qualità dell’acqua e alla dieta, c’è qualche altra cosa che possiamo fare affinché le nostre koi possano affrontare al meglio la primavera? 

Assolutamente si!

Si tratta di preparare fisiologicamente le koi all’arrivo della bella stagione, con tutti i pro e i contro che l’innalzamento delle temperature comportano. 

La prima cosa che possiamo fare è quella di sfruttare il fatto che le koi riprendano gradualmente ad alimentarsi.

Oltre a scegliere il miglior mangime per questa delicatissima fase, possiamo “arricchirlo” con l’aggiunta di Gi.RO.VIT. Si tratta di un integratore alimentare liquido a base di estratti vegetali con proprietà tonico-stimolanti.

La composizione di GI.RO.VIT. è a base di oli essenziali ed estratti naturali di origine vegetale (Fabaceae, Equisetaceae, Rosaceae, Labiateae, Asteraceae, Gentinaceae) Alfa alfa, Equiseto, Rosa Canina, Timo, Echinacea, Tarassaco, Liquirizia, Genziana.

Somministrato regolarmente, il GI.RO.VIT. svolge le seguenti funzioni:

  1. Azione tonico stimolante, in particolare negli stati debilitanti.
  2. Azione di stimolazione dell’appetito per favorire il riequilibrio alimentare.
  3. Azione di apporto di vitamine e oligoelementi, particolarmente utili nei cambi di stagione.
  4. Azione immunostimolante e antidepressiva.

Per ulteriori dettagli sul prodotto e per le modalità di somministrazione, vi rimando alla lettura dell’articolo “Focus on: cos’è e come funziona Nuovo GI.RO.VIT.

 

A questo punto, dobbiamo considerare l’equazione PIU’ CIBO = PIU’ CARICO ORGANICO = PIU’ LAVORO PER IL FILTRO.

Troppo spesso mi sento rivolgere le seguenti domande:

“ma è proprio necessario continuare ad aggiungere batteri al laghetto? Non è sufficiente metterli solo durante la fase di avviamento?”

sali minerali

La risposta è: “SI, è assolutamente necessario aggiungere batteri al laghetto con regolarità e NO, non è assolutamente sufficiente metterli solo durante l’avviamento”.

Vediamo di capire il perché.

Quando ci si rapporta alla gestione di un ecosistema acquatico, naturale o artificiale che sia,  non si può ragionare ed agire a compartimenti stagni.

Il laghetto inteso come volume d’acqua, i pesci che lo abitano, le piante che vi crescono all’interno e sulle rive, gli anfibi che lo frequentano regolarmente o occasionalmente, le alghe, i batteri, ma anche ciò che accade in prossimità delle rive, sono parte integrante del concetto di ecosistema che risulta essere un unico grande organismo e come tale funziona.

Per mantenere questo ecosistema artificiale in equilibrio, dobbiamo assolutamente aiutare il filtro somministrando batteri depuranti con regolarità, tenendo bene a mente che, rispetto ad un ecosistema naturale di pari dimensioni, il nostro laghetto, per quanto grande possa essere, è sempre e comunque sovrappopolato.

Questo è il motivo per il quale è FONDAMENTALE impostare una somministrazione regolare di batteri durante tutto l’anno, che varierà in relazione a fattori abiotici come le temperature, i volumi d’acqua in gioco, il fotoperiodo ecc e fattori biotici quali la biomassa ittica in primis.

Ciò significa che, se non aiutiamo il filtro con una regolare integrazione di batteri ed enzimi, c’è una seria probabilità che si creino le condizioni per un collasso biologico dell’intero laghetto, con conseguenti picchi letali di ammoniaca e nitriti.

Personalmente, ho l’abitudine di anticipare di circa un mese la somministrazione dei batteri depuranti rispetto a quella del cibo , anche se la temperatura dell’acqua è ancora bassa, poiché in questo modo, ho potuto verificare come il filtro risulti maggiormente responsivo all’aumentare del carico organico.

Sempre con un certo anticipo rispetto all’arrivo del caldo, utilizzo Gill fish Professional e ML fish, sia nel lago principale che nelle vasche di allevamento, in dosaggi bassi e a scopo preventivo, per rinforzare le koi prima della ripresa dell’attività dei parassiti.

 

 

Al contrario degli obsoleti trattamenti chimici “tradizionali”, questi fitocomposti della linea Green Vet agiscono tramite il meccanismo del bio accumulo, in maniera naturale, del tutto priva di effetti collaterali sui pesci, sulla biologia del laghetto e del filtro e sulla salute di chi deve maneggiare questi prodotti

Non bisogna dimenticare che i chemioterapici come ad esempio Formalina e Verde Malachite, oppure  gli esteri fosforici come il triclorfon oltre che essere vietati per uso ittico nel nostro paese, espongono i pesci, il laghetto e le persone a tutta una serie di gravi rischi per la salute sia nel breve che nel lungo periodo.

Vi faccio un esempio:

Se io dovessi uccidere una zanzara posata sul muro potrei adottare due tipologie di soluzione:

  1. usare una mano facendo attenzione a non macchiare il muro
  2. spararle con un bazooka 

In entrambi i casi otterrei il risultato sperato, cioè quello di eliminare la zanzara, ma appare evidente come le conseguenze sul muro possano differire in maniera sostanziale.

Questa metafora evidenzia molto chiaramente la differenza che esiste tra i due diversi approcci sopra citati nel trattamento delle koi.

La delicatezza, ma allo stesso tempo la risolutezza della mano rappresentano l’efficacia dei fitocomposti e la completa assenza di effetti collaterali che consegue il loro utilizzo.

La sproporzionata potenza del bazooka è equiparabile all’effetto dei trattamenti chimici pesanti e le intuibili conseguenze dell’esplosione sul muro danno un’idea, seppur vaga, degli INEVITABILI effetti collaterali sulla salute dei pesci, del laghetto e delle persone.

Una ulteriore considerazione da fare è che l’effetto del trattamento con i fitocomposti dura nel tempo poiché le molecole attive si accumulano nei tessuti delle koi, esercitando dall’interno, in maniera continuativa, la loro azione sinergica antiparassitaria, antibatterica e antimicotica

La mia personale esperienza con questi prodotti è assolutamente positiva, avendo riscontrato evidenti benefici sui pesci anche in circostanze particolari come le fasi della riproduzione, a partire dalla raccolta dei riproduttori fino alla deposizione vera e propria, oppure durante le varie fasi della selezione, dove le piccole koi vengono pescate e maneggiate una ad una..

L’assenza di capillari dilatati sulla pelle, la respirazione tranquilla e l’immediata ricerca del cibo non appena rimesse in vasca, rappresentano dei chiari indizi di una situazione di benessere delle koi che permane nonostante siano state pescate, maneggiate e spostate.

Anche nei trattamenti prestagionali, in particolare alla fine dell’inverno, ho potuto verificare come i fitocomposti svolgano egregiamente una funzione preventiva sulla pelle e sulle mucose delle koi, preparandole nel migliore dei modi all’arrivo della bella stagione. 

Solitamente, a partire dai primi giorni di Febbraio, inizio a somministrare  ML fish Professional e Gill fish Professional con le seguenti modalità e dosaggi:

Settimanalmente fino alla fine di Marzo:

ML fish nella dose di 10 ml/100 litri

Gill fish professional 2,5 ml/100 litri

Dai primi di Aprile alla fine di Maggio:

ML fish nella dose di 10 ml/100 litri per due volte a settimana (es. Martedì e Venerdì)

Gill fish professional 2,5 ml/100 litri una volta a settimana (es. alla Domenica)

Questo protocollo preventivo standard può essere ripetuto più volte, anche durante i mesi estivi. senza alcun rischio per la salute delle koi e degli ecosistemi acquatici in generale.

La regolarità e la continuità nella somministrazione sul lungo periodo rappresentano la chiave del successo nell’utilizzo di questi fitocomposti, dato che  essi svolgono la loro azione tramite il meccanismo del bio accumulo nei tessuti delle koi.

In conclusione, appare evidente che possiamo fare molto per preparare le nostre koi alla primavera, l’importante è acquisire consapevolezza delle esigenze fisiologiche di questi animali e fare di tutto per soddisfare al meglio, pianificando gli interventi in base alla logica delle priorità, facendosi seguire e aiutare da un professionista preparato.

 

 

 

 

 

 

 

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Come mantenere le koi in salute con la strategia GreenVet.

Grazie al paziente e meticoloso lavoro del Dott. Enea Tentoni, la rinomata azienda GreenVet ha messo sul mercato una linea di prodotti assolutamente innovativa e completamente naturale per mantenere le koi in salute. 

Si tratta di fitocomposti che, utilizzati con la posologia corretta, danno eccellenti risultati nel prevenire o risolvere problematiche di natura sia batterica che parassitaria.

É importante sapere che:

L’impiego di questi prodotti è privo di effetti collaterali sui pesci, sulle persone e sulla biologia del laghetto nel suo insieme.

Il meccanismo d’azione consiste nella stimolazione delle difese immunitarie del pesce, rinforzandolo dall’interno tramite l’effetto benefico di composti naturali a base di oli essenziali ed estratti vegetali, tale da renderlo più resistente all’attacco degli organismi patogeni.

Inoltre, i princìpi attivi degli olii essenziali che si accumulano nei tessuti dei pesci grazie ad un utilizzo continuativo di questi fitocomposti, esercitano un’azione repellente contro i parassiti che, non riuscendo più trovare un ospite appetibile, muoiono di fame.

Non ultimo, questa linea è pienamente in regola con le norme nazionali e comunitarie in materia di trattamenti sui pesci.

 

Avendo a disposizione questi prodotti, è stato possibile definire un protocollo di trattamento antiparassitario, adatto sia per la quarantena dopo l’importazione che per la risoluzione di problematiche su pesci già presenti nel laghetto.

Ricorda sempre che:

Prima di effettuare un qualsiasi intervento antiparassitario sui pesci, è di fondamentale importanza effettuare una diagnosi corretta, affidandosi a personale specializzato che potrà essere di aiuto anche nell’individuare ed eliminare le cause del problema.

Senza queste premesse sarà improbabile ottenere un risultato apprezzabile nel trattamento di qualsiasi problema di salute delle koi.

La chiave di funzionamento di questi prodotti è il BIOACCUMULO, quindi, nel caso si intenda effettuare un trattamento a scopo preventivo, la regolarità di somministrazione sarà la chiave del successo.

 

Prima del trattamento:

Siccome la riduzione del carico organico dell’acqua ottimizza l’effetto benefico dei fitocomposti, è buona norma eliminare i fanghi accumulati nel filtro meccanico (ad esempio effettuando un’accurata pulizia delle spazzole), aprire gli scarichi sul fondo delle camere del filtro biologico e aspirare eventuali accumuli di detrito dal fondo della vasca.

Tutto ciò, associato ad un cambio parziale dell’acqua, crea le migliori condizioni per l’impiego di questi prodotti.

Protocollo di trattamento intensivo standard:

Sale (non iodato) costante all’8 per mille per almeno 25/30 giorni.

ML fish nella dose di 10 ml/100 litri

Dopo 48 ore

ML fish nella dose di 10 ml/100 litri

Dopo 48 ore

Gill fish professional 2,5 ml/100 litri

Dopo 72 ore

ML fish nella dose di 10 ml/100 litri 

Dopo 72 ore

ML fish nella dose di 10 ml/100 litri 

Questo protocollo standard può essere ripetuto più volte fino al risultato desiderato.

Accorgimenti utili:

Durante il trattamento e la quarantena, se i pesci hanno appetito, è consigliabile aggiungere  GI.RO.VIT. al cibo.

Si tratta di un integratore alimentare liquido a base di estratti vegetali con proprietà tonico-stimolanti.

Gli estratti sono naturalmente ricchi di vitamine e provitamine, amminoacidi essenziali, sali minerali e oligoelementi.

Essi svolgono un’azione fisiologica tonico-energetica, immunostimolante, antinfiammatoria, antisettica, stimolando l’appetito e la digestione.

Il GI.RO.VIT. è particolarmente indicato per ristabilire le energie perse a seguito di situazioni debilitanti come trattamento post operatorio o post cure, trasporto, periodi di caldo intenso, digiuno invernale, frega, quarantena, adattamento a nuovi ambienti ecc…

Protocollo trattamento preventivo standard:

Dopo avere effettuato un trattamento intensivo secondo il protocollo di cui sopra, occorre riportare a zero la concentrazione del sale tramite graduali cambi parziali dell’acqua.

Un dosaggio settimanale di Gill fish professional nella quantità di 1,5 ml/100 litri accompagnato ad una somministrazione mensile di ML fish nella dose di 10ml/100 litri costituiscono un eccellente sistema di prevenzione dato che i princìpi attivi degli olii essenziali si accumulano nei tessuti dei pesci rendendoli più resistenti allo stress e alle malattie.

Questo protocollo di prevenzione deve essere sempre accompagnato da una dieta corretta e bilanciata e da una elevata e costante qualità dei valori dell’acqua del laghetto.

Oltre a queste due regole d’oro, un’ attenta osservazione quotidiana dell’aspetto e del  comportamento delle nostre koi ci permetterà di accorgerci immediatamente di una eventuale anomalia in modo da intervenire tempestivamente.

Uno sguardo al futuro…

Con l’avvento di questi prodotti assolutamente rivoluzionari ha inizio una nuova era del Koi keeping, all’insegna della tutela della salute dei pesci, degli ecosistemi acquatici a partire proprio dal nostro laghetto e degli appassionati di koi che non vengono più esposti agli enormi rischi che correvano nel maneggiare gli ormai obsoleti (oltre che fuori norma) trattamenti chimici.

Dott. Luca Ceredi

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Focus on: cos’è e come funziona Nuovo Gi.Ro.Vit.

Si tratta di un integratore alimentare liquido a base di estratti vegetali con proprietà tonico-stimolanti.

Gli estratti sono naturalmente ricchi di vitamine e provitamine, amminoacidi essenziali, sali minerali e oligoelementi.

Essi svolgono un’azione fisiologica tonico-energetica,immunostimolante, antinfiammatoria, antisettica, stimolando l’appetito e la digestione.

Il GI.RO.VIT. è particolarmente indicato per ristabilire le energie perse a seguito di situazioni debilitanti come trattamento post operatorio o post cure, trasporto, periodi di caldo intenso, digiuno invernale, frega, adattamento a nuovi ambienti ecc…

La composizione di GI.RO.VIT. è a base di oli essenziali ed estratti naturali di origine vegetale (Fabaceae, Equisetaceae, Rosaceae, Labiateae, Asteraceae, Gentinaceae) Alfa alfa, Equiseto, Rosa Canina, Timo, Echinacea, Tarassaco, Liquirizia, Genziana.

Somministrato regolarmente, il GI.RO.VIT. svolge le seguenti funzioni:

  1. Azione tonico stimolante, in particolare negli stati debilitanti.
  2. Azione di stimolazione dell’appetito per favorire il riequilibrio alimentare.
  3. Azione di apporto di vitamine e oligoelementi, particolarmente utili nei cambi di stagione.
  4. Azione immunostimolante e antidepressiva.

Modalità d’uso:

Preparare una piccola quantità (circa 10ml) di GI.RO.VIT. in uno spruzzino diluendola con 500 ml di acqua di rubinetto.

Spruzzare questo preparato sopra al mangime e mescolare fino al completo assorbimento.

Somministrare il mangime “vitaminizzato” in base alle esigenze dei pesci, avendo cura che tale quantità venga consumata interamente nell’arco di pochi minuti.

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Focus on: cos’è e come funziona ML Fish Professional

GreenVet, azienda italiana con un’esperienza pluridecennale nel campo della fitoterapia veterinaria, ha messo a punto una linea di fitopreparati, dedicata ai pesci ornamentali, interamente composti da ingredienti vegetali naturali.

Realizzati con estratti di piante officinali ricche di principi attivi, gli integratori erboristici GreenVet rappresentano un efficace rimedio per diversi disturbi che affliggono gli animali domestici, come, ad esempio, problematiche gastro-intestinali, muscolari, parassitarie o carenze nutrizionali.

L’utilizzo di materie prime di elevata qualità è alla base della straordinaria efficacia dei prodotti GreenVet, che sfruttano l’efficienza del complesso fitoterapico, notevolmente superiore a quella del singolo principio attivo.

Con questo criterio, a seguito del grande successo ottenuto da Gill Fish, è stato formulato ML Fish Professional, un prodotto unico nel suo genere, composto da una sapiente miscela di olii essenziali, emulsionati in soluzione acquosa.

Si tratta di un coadiuvante alimentare liquido con effetto nutritivo indicato per favorire la naturale fisiologia della pelle, a supporto del benessere animale, contestualmente agli interventi atti alla gestione di protocolli di prevenzione e trattamenti di ospiti indesiderati della cute come protozoi, trematodi e crostacei.

 

 

Nel caso specifico delle koi, ML Fish Professional è efficace contro i famigerati vermi della pelle e delle branchie, dei generi Gyrodactylus e Dactylogyrus, contro i vermi intestinali, contro i ciliati e anche contro i crostacei parassiti della pelle come Lernaea e Argulus.

Per un impiego ottimale di questo integratore, è consigliabile effettuare una pulizia profonda dei fanghi del filtro, facendo attenzione ad utilizzare l’acqua del laghetto per questo genere di manutenzione, in particolare nelle camere del biologico al fine di non compromettere la funzionalità dei batteri depuranti.

ML Fish Professional può essere somministrato direttamente nel laghetto, con un dosaggio da 10 a 20 ml ogni 100 litri di acqua, da ripetere dopo 48 ore.

Per ottenere un’azione efficace anche contro le forme incistate dei suddetti patogeni, si consiglia di ripetere i due trattamenti dopo  5 giorni.

 

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Come ossigenare l’acqua del laghetto

L’ossigeno disciolto è uno dei parametri fisico-chimici che più condiziona la vita negli ecosistemi acquatici, compresi i laghetti per koi.

Prima di occuparci dei differenti sistemi di ossigenazione del laghetto, è fondamentale comprendere bene il particolare comportamento dell’Ossigeno in acqua.

Trattandosi di un gas disciolto (e non di sali come nel caso dei Nitrati o dei Fosfati), la solubilità dell’ossigeno in acqua è regolata dalle leggi fisiche che riguardano la dinamica dei fluidi.

La legge di Boyle e quella di Henry, ma anche il principio di Pascal e la legge di Dalton sulle miscele di gas, chiamano in causa variabili come la temperatura e la pressione.

Anche il carico organico dell’acqua ha un’influenza importante sulla solubilità dell’ossigeno.

Ma andiamo con ordine, senza lasciarci impressionare dall’apparente complessità dell’argomento.

La dinamica dei fluidi tratta concetti e leggi che, se spiegate nella dovuta maniera, risultano alla portata di tutti.

 

L’aria che noi respiriamo è una miscela di gas costituita per il 78% da Azoto, che è un gas inerte.

L’anidride carbonica costituisce l’1% dell’intero volume, mentre l’ossigeno è presente per il 21%.

La legge di Dalton dice che:  “in una miscela di gas, come ad esempio l’aria atmosferica, la pressione totale è data dalla somma delle singole pressioni parziali dei gas che compongono la miscela”.

A livello del mare, la pressione dell’aria atmosferica è di una Atmosfera e questo valore è dato dalla somma della pressione parziale dell’Azoto, più la pressione parziale dell’Ossigeno, più quella dell’anidride carbonica.

Per semplificare al massimo l’argomento, faremo riferimento solo alla pressione parziale dell’Ossigeno, immaginandoci che l’aria atmosferica sia costituita unicamente da esso.

L’Ossigeno ha forma molecolare O2, cioè si dice che la molecola di questo gas è biatomica. 

 

 

 

Per inciso, la molecola è la parte più piccola della materia che ne conserva tutte le caratteristiche fisico-chimiche.

Teniamo a mente queste precisazioni poiché torneranno utili per la comprensione di questo testo.

Adesso immaginiamo un stagno naturale, senza pompe, aeratori, cascate o altri sistemi di ossigenazione.

In che modo questo ecosistema può ossigenarsi?

Prendiamo come esempio una giornata di sole, senza vento e con una temperatura dell’aria di 20° C.

La legge di Henry dice che: “un gas (aria atmosferica) che preme sulla superficie di un liquido (acqua dello stagno) vi entra in soluzione finché non ha raggiunto all’interno del liquido la stessa pressione che vi esercita sopra”.

Quindi, il buon vecchio Henry ci dice che, già con la normale pressione di una atmosfera, l’ossigeno che preme sulla superficie dello stagno, entra in soluzione dentro l’acqua finché  non ha raggiunto all’interno del liquido la pressione di una atmosfera.

Questo processo di ossigenazione naturale avviene di continuo, notte e giorno, estate e inverno, col sole e con la pioggia,  su ogni centimetro quadrato di superficie dell’acqua.

Quando si progetta lo scavo di un laghetto, è importante prestare la dovuta attenzione al profilo batimetrico (cioè la sezione dei vari livelli di profondità) e al rapporto superficie/volume che ne consegue.

 

Nella figura qui sopra vediamo come il laghetto di sinistra abbia un profilo batimetrico con un rapporto superficie/volume più favorevole ai naturali scambi gassosi con l’atmosfera, rispetto al laghetto di destra dove questo rapporto è meno vantaggioso.

Anche il vento, la pressione atmosferica (bel tempo o brutto tempo), temperatura (estate o inverno), il carico organico (acqua pulita o inquinata), il consumo di ossigeno notturno da parte delle alghe e la pulizia della superficie aria/acqua tramite skimmer sono fattori che influenzano in maniera sostanziale gli effetti della legge di Henry.

Analizziamoli uno per uno.

Immaginiamo il solito stagno naturale, senza pompe, aeratori, cascate o altri sistemi di ossigenazione.

Il vento increspa la superficie dell’acqua, aumentando l’interfaccia aria/acqua in cui avviene lo scambio di ossigeno con l’atmosfera.

Se consideriamo la distanza AB come la superficie piatta di uno stagno (assenza di vento) e la distanza CD come la stessa superficie increspata dal vento, vediamo come la distanza CD risulti maggiore di AB.

Quindi il vento, increspando la superficie dell’acqua, aumenta l’area utile al naturale scambio di ossigeno con l’atmosfera.

Quando si sceglie il punto del giardino in cui effettuare lo scavo per il laghetto, è bene tenere conto dei venti prevalenti in quella determinata zona, così da orientarlo in maniera tale che il vento possa agire sul lato più lungo della superficie dell’acqua.

 Nella figura vediamo come i venti prevalenti, agendo sulla distanza A, possano increspare la superficie dell’acqua in maniera più efficace che se agissero sulla distanza B.

Sulla pressione atmosferica invece non possiamo intervenire in alcun modo ma occorre sapere che, durante il brutto tempo, la bassa pressione meteorologia esercita un’azione come di risucchio dell’ossigeno disciolto in acqua, facendo calare pericolosamente la sua concentrazione all’interno del laghetto.

Un corollario della legge di Boyle ci spiega come, anche le alte temperature estive riducano la concentrazione dell’ossigeno disciolto.

Senza entrare nel dettaglio, il buon vecchio Boyle ci insegna che la solubilità dell’ossigeno cala con l’aumento della temperatura.

Inoltre, d’estate le koi hanno molto appetito e il carico organico aumenta, facendo crescere il B.O.D. cioè la domanda biologica di ossigeno poiché i batteri decompositori ne richiedono moltissimo per poter compiere il loro lavoro.

Al termine di ogni giornata, quando il sole tramonta, tutti i vegetali acquatici, in particolare le alghe (presenti in qualunque laghetto) smettono di produrre ossigeno con la fotosintesi e iniziano a consumarlo, producendo anch’esse anidride carbonica (fotosintesi inversa).

Durante il periodo estivo, possono verificarsi situazioni critiche in cui, per una concomitanza di fattori, la concentrazione di ossigeno disciolto raggiunge valori pericolosamente bassi.

E’ il caso delle notti afose, in cui la situazione meteorologica peggiora rapidamente.

La bassa pressione, le alte temperature e la fotosintesi inversa dei vegetali acquatici si aggiungono al normale consumo di ossigeno da parte dei pesci e dei batteri depuranti.

In questa situazione, le carpe più grosse sono le prime a morire poiché hanno bisogno di più ossigeno rispetto agli esemplari di piccola taglia.

Anche la polvere, le foglie e ogni tipologia di detrito galleggiante sono da ostacolo agli scambi gassosi tra acqua e atmosfera e in mancanza di uno skimmer di superficie

Alla luce di queste premesse, vediamo come si può fare ad evitare disastri in un laghetto per koi.

L’evoluzione delle attrezzature filtranti ha portato allo sviluppo di apparecchiature particolarmente performanti, in grado di mantenere in perfette condizioni l’acqua del nostro laghetto.

Occorre prestare particolare attenzione alle tecniche di ossigenazione tenendo bene a mente che OGNI LAGHETTO, anche il più capiente, è SEMPRE in una condizione di sovrappopolazione, se paragonato ad un ambiente naturale di uguale volume.

Inoltre, l’impianto di ossigenazione (ma anche quello di filtraggio) dovrebbe essere tanto più performante e potente quanto più sono ridotte le dimensioni del laghetto.

La regola è: “laghetto piccolo, filtro enorme”.

Come ho dettagliatamente spiegato in uno dei miei precedenti articoli, per avere successo nell’allevamento  delle koi, è fondamentale riuscire a mantenere l’acqua in condizioni COSTANTEMENTE OTTIMALI.

Nel mio laghetto principale di circa 400mila litri, dove tengo tutti i riproduttori, l’impianto di filtraggio è costituito da un filtro a tamburo e un biologico a letto fluido, dove il movimento dei biocarriers (maccheroncini) è assicurato da due potenti aeratori a basso consumo.

biocarriers per filtro a letto fluido

Questi aeratori, oltre a muovere i biocarriers, arricchiscono l’acqua di ossigeno, con grandi vantaggi anche per i batteri depuranti aerobi.

La cascatella e i due ruscelli aiutano l’ossigenazione dell’acqua, mentre gli skimmer di superficie tengono costantemente pulita la superficie del laghetto raccogliendo ogni tipo di detrito galleggiante.

Anche l’ozonizzatore Blue Koi 3, posizionato all’inizio dell’impianto di filtraggio, oltre ad aumentare il potenziale redox dell’acqua, contribuisce in maniera  sostanziale all’ossigenazione del laghetto.

ozonizzatore Blue koi 3

La molecola di ozono “O3”, disciolta in acqua, si divide in un atomo di ossigeno attivo “O”che reagisce con la materia organica e in una molecola di ossigeno “O2” utilizzabile dagli organismi acquatici per la respirazione.

ozonizzatore Blue koi 3

Ho deciso di non mettere le pietre porose direttamente all’interno del mio lago, in quanto non amo vedere l’effetto innaturale delle bolle che salgono dal fondo.

All’interno delle camere del letto fluido, la resa dell’ossigenatore è maggiore rispetto ad un ipotetico diffusore posto sul fondo del laghetto poiché il flusso in controcorrente del filtro aumenta sensibilmente il tempo di contatto tra le bolle d’aria e la colonna d’acqua.

Un altro corollario della legge di Boyle mette in relazione diretta il tempo di contatto delle bolle d’aria con l’acqua che le circonda.

Un diffusore d’aria posto sul fondo del laghetto, libera delle bolle che compiono un percorso rettilineo, dal fondo alla superficie, in un tempo piuttosto breve, generalmente di pochi secondi.

Se invece, il medesimo diffusore d’aria fosse posto sul fondo di una camera di un filtro a letto fluido, le bolle incontrerebbero un flusso di acqua in senso contrario al loro tragitto verso la superficie.

Questo flusso in controcorrente, assieme alla presenza dei biocarriers in moto convettivo, trattiene sott’acqua le bolle per un tempo piuttosto lungo, aumentando il tempo di contatto tra i due fluidi (aria e acqua) e quindi la resa dell’ossigenatore.

diffusore d’aria microforato sul fondo di un filtro a letto fluido

In questo modo è anche possibile evitare lo sgradevole effetto delle bolle in vasca.

Invece, nelle mie vasche di allevamento, considerato il volume di soli 10 mila litri e l’elevato numero di koi presenti, ho preferito mantenere in vasca un paio di diffusori d’aria “di sicurezza” nel caso di blocco della pompa che comunque non si è mai verificato.

Naturalmente, anche nelle camere del biologico delle vasche di allevamento mantengo una consistente aerazione del materiale filtrante.

E’ intuitivo comprendere come i laghetti e le vasche di volume ridotto siano soggetti a notevoli escursioni termiche, potenzialmente pericolose per la vita dei pesci, soprattutto se si considera la temperatura che l’acqua può raggiungere durante il periodo estivo.

Eventualmente, per limitare i danni estetici delle bolle stile idromassaggio nel laghetto, consiglio sempre di posizionare le pietre porose dell’ossigenatore direttamente sotto la cascata (vedi figura qui sotto).

In questo modo otteniamo un vantaggio duplice:

  1. limitiamo il danno estetico e il disturbo visivo dovuto alle bolle. Nel punto dove c’è la cascata, l’acqua è già molto mossa quindi le bolle provenienti dal fondo non compromettono ulteriormente la visibilità.
  2. miglioriamo lo scambio gassoso tra aria e acqua poiché la corrente della cascata tende ad aumentare il tempo di contatto trattenendo le bolle sott’acqua. Come mostrato in figura, le linee di flusso dell’aria (in rosso) sono in controcorrente con le linee di flusso dell’acqua che cade dalla cascata (in blu).

Comunque, il migliore metodo di ossigenazione in assoluto in termini di resa effettiva è l’iniettore venturi, un sistema che sfrutta la differenza di densità dei due fluidi, aria e acqua.

Facendo sempre riferimento alla dinamica dei fluidi, l’acqua è incomprimibile e quando viene spinta (da una pompa) attraverso un tubo con una strettoia, la velocità di scorrimento dell’acqua aumenta, poiché il flusso deve rimanere costante, pur attraversando una sezione più stretta.

schema di un “iniettore venturi”

 

 

 

Questo aumento della velocità, grazie alla considerevole differenza di densità tra i due fluidi (aria e acqua), esercita una forte azione di trascinamento dell’aria attraverso il tubo di pescaggio con un potentissimo effetto di miscelazione con l’acqua.

Il risultato è un potente flusso turbolento di acqua e micro bolle di aria che, se indirizzato in diagonale verso il fondo del laghetto, aumenta considerevolmente il tempo di contatto e quindi la solubilità dell’ossigeno in acqua.

Tuttavia, anche questo sistema ha il suo punto debole. 

Rispetto ad un acquario, il laghetto è caratterizzato dalla presenza di un diverso tipo di detrito, tra cui foglie e detrito vegetale in genere.

Questo comporta il rischio di un intasamento della griglia di pescaggio della pompa e il calo di portata che ne consegue può ridurre o annullare l’effetto venturi.

Per queste ragioni, nel caso si decidesse di allestire un iniettore venturi, è fondamentale farsi consigliare bene dal proprio rivenditore di fiducia, sia per quel che riguarda la scelta della pompa più indicata, sia per la costruzione del tubo venturi vero e proprio, ma soprattutto riguardo al posizionamento corretto di questo sistema nel laghetto.

In definitiva, qualunque sistema di ossigenazione si decida di adottare, è buona norma verificarne regolarmente l’efficacia, con il test dell’ossigeno, ricordando sempre che la concentrazione ottenuta non è un valore assoluto, come invece accade per ammoniaca, nitriti e nitrati, ma va sempre rapportata alla temperatura dell’acqua al momento del test.

Ciò significa che, un valore di concentrazione di ossigeno disciolto che, da tabella, risulti ottimale a 25°C possa essere pericolosamente basso ad una temperatura di 12°C.

Come ho raccomandato in precedenza, nel caso aveste dei dubbi interpretativi in materia di misurazione dell’ossigeno disciolto, NON IMPROVVISATE, ma affidatevi alla competenza e alla professionalità del vostro rivenditore di fiducia.

 

Dott. Luca Ceredi

www.allevamentocarpekoi.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Focus on: come funziona Gill fish, un biocondizionatore dalle proprietà sorprendenti

GreenVet, azienda italiana con un’esperienza pluridecennale nel campo della fitoterapia veterinaria, ha messo a punto una linea di fitopreparati, interamente composti da ingredienti vegetali naturali.

Realizzati con estratti di piante officinali ricche di principi attivi, gli integratori erboristici GreenVet rappresentano un efficace rimedio per diversi disturbi che affliggono gli animali domestici, come, ad esempio, problematiche gastro-intestinali, muscolari, parassitarie o carenze nutrizionali.

L’utilizzo di materie prime di elevata qualità è alla base della straordinaria efficacia dei prodotti GreenVet, che sfruttano l’efficienza del complesso fitoterapico, notevolmente superiore a quella del singolo principio attivo.

Con questo criterio è stato formulato Gill Fish, un prodotto unico nel suo genere, composto da una sapiente miscela di olii essenziali, emulsionati in soluzione acquosa.

Gill Fish è catalogato come integratore alimentare, contenente olii essenziali ma, personalmente, ho potuto constatare la sua straordinaria efficacia anche come biocondizionatore.

Infatti, Gill Fish è efficace come protettore delle mucose, coadiuvante nel contrasto di infezioni batteriche e micotiche ma anche come antiparassitario contro infestazioni da protozoi ciliati e flagellati ( Ichthyophtihrius multifilis, Chilodonella sp. e i flagellati intestinali Spironucleus spp. e Hexamita spp.,per citare i più comuni ) assieme ad un effetto contro i vermi parassiti monogenei ( Gyrodactylus spp. e Dactylogyrus spp. ).

Gill fish si è dimostrato efficace anche durante il trasporto e l’acclimatazione dei pesci, garantendo una eccellente protezione delle mucose e una sensibile riduzione dei livelli di stress, grazie al suo blando effetto di sedazione.

Date le caratteristiche dei componenti di Gill Fish, si raccomanda  di rispettare i dosaggi indicati nella apposita tabella.

Utilizzato con regolarità, sia durante i cambi parziali dell’acqua che a seguito di precipitazioni meteorologiche, Gill Fish protegge le mucose delle koi da cloro ma anche da sostanze inquinanti contenute nelle acque di prima pioggia.

Gill Fish ha un tempo di permanenza in acqua di circa 48 ore, durante le quali viene assimilato dai pesci, accumulandosi nei tessuti.

Il risultato di questo bioaccumulo si traduce in una importante azione repellente nei confronti degli organismi patogeni.

In questo modo, i parassiti muoiono non tanto per un’azione diretta di un farmaco ma poiché non riescono più ad infestare un pesce ospite.

Ovviamente, trattandosi di un fitocomplesso, Gill Fish non ha alcun effetto collaterale sulla biologia del filtro e del laghetto in generale e tantomeno sulla fisiologia dei pesci, sia sul breve che sul lungo periodo.

I dosaggi variano da 0,5 a 2,5 ml su 100 litri di acqua a seconda delle esigenze.

Dott. Luca Ceredi

 

 

 

 

 

 

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Come alimentare correttamente le koi.

I “segreti” per avere successo con questo meraviglioso hobby possono essere riassunti in due “semplicissimi ” concetti:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

Tutti sappiamo come lo stress sia il fattore che, più di ogni altro, possa mettere in serio pericolo la salute delle koi poiché ne rallenta sensibilmente lo sviluppo e compromette l’efficienza del loro sistema immunitario, esponendo il pesce all’attacco di parassiti e batteri patogeni.

Purtroppo, le cause più frequenti di stress derivano da una gestione improvvisata e approssimativa dei concetti sopra elencati.

Qualunque forma di stress per le koi si traduce in una perdita di energia e un conseguente aumento dello sforzo necessario per compiere le normali azioni quotidiane quali, ad esempio, la ricerca del cibo, la regolazione osmotica, la digestione, il nuoto e il funzionamento del sistema immunitario.

Tutto ciò espone le koi ad una situazione di vulnerabilità nella quale i problemi di salute non tarderanno a presentarsi, magari sotto forma di parassitosi o batteriosi.

A questo punto, diventa necessario trattare le koi con delle sostanze chimiche tipo antiparassitari o antibiotici i cui inevitabili effetti collaterali si ripercuoteranno tanto sul laghetto, inteso come ecosistema, quanto sulla fisiologia delle koi.

I “trattamenti chimici curativi” (o presunti tali) hanno SEMPRE un effetto diretto, negativo ed inevitabile sui valori dell’acqua e sui tessuti dei pesci, oltre che sui batteri, sia patogeni che depuranti.

Non si tratta di una probabilità, ma di una certezza!

In particolare, tutta la flora batterica “buona”, presente nel filtro e nel biofilm che ricopre ogni centimetro quadrato di superficie sommersa, subisce un danno assai rilevante, a seguito dell’impiego di trattamenti antiparassitari come formalina, verde malachite, permanganato di potassio, blu di metilene ecc.

La diretta conseguenza è un drastico peggioramento dei parametri chimici dell’acqua, in particolare l’aumento di ammoniaca e nitriti che hanno un effetto diretto sulla fisiologia delle koi, aumentando la probabilità di infezioni batteriche.

Ci tengo a specificare che non si tratta di opinioni personali dettate da convinzioni infondate, ma di chiare e precise regole di biochimica degli ecosistemi acquatici.

Da queste considerazioni, risulta oltremodo evidente quanto possano essere inutili oltre che assolutamente deleteri, i cosiddetti “trattamenti antiparassitari preventivi”.

Per evitare di procurare stress ai pesci è sufficiente IMPARARE a:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

 

Come vedremo tra poco, questi due “semplici concetti” sono indissolubilmente legati.

Per imparare ad alimentare correttamente le koi bisogna partire scegliendo una buona combinazione di mangimi, da alternare a seconda della stagione, possibilmente con l’aiuto a la consulenza di un professionista del settore che possieda adeguate competenze in materia.

Riguardo alle modalità e alle tempistiche per la somministrazione del cibo, ancora una volta, il nostro modello di riferimento è la natura.

Le carpe che vivono in ambienti naturali, siano essi fiumi o laghi, hanno a disposizione la stessa quantità di cibo, tutti i giorni, con lente e progressive variazioni stagionali.

Invece, nei laghetti ornamentali, la somministrazione del cibo rischia di diventare una importante fonte di stress per le koi, se non vengono rispettate certe norme fondamentali, prima tra tutte la regolarità.

Quando c’è il sole, si è più propensi a trascorrere molto tempo in giardino, attorno al laghetto ad alimentare ripetutamente le koi, mentre nelle giornate piovose, capita di non somministrare cibo nemmeno una volta.

Allo stesso modo, nei week end, quando non si lavora, è normale avere più tempo da dedicare a questo hobby e ricevere eventuali visite di amici e parenti ai quali vogliamo mostrare, con un certo orgoglio, i nostri gioielli con le pinne, magari proprio mentre mangiano.

Poi inizia la settimana, si torna al lavoro e capita che passino giorni interi senza che le koi ricevano nemmeno una dose di mangime.

Sarebbe un grave errore sottovalutare la pericolosità di questo tipo di stress poiché non tarderebbero a manifestarsi certe prevedibili ripercussioni sulla salute delle koi.

Oltretutto si tratta di una fonte di stress facilmente eliminabile, semplicemente adottando un metodo di somministrazione del cibo caratterizzato dalla regolarità, che naturalmente deve adeguarsi, gradualmente, all’andamento stagionale, proprio come in natura.

La regolarità nella somministrazione del cibo facilita anche il mantenimento dei valori dell’acqua ad uno standard qualitativo costantemente elevato, senza pericolose oscillazioni, soprattutto se si impara a pesare il mangime, rapportandolo alla biomassa ittica e alla capacità depurativa dell’impianto di filtraggio.

Per quantificare correttamente la quantità in grammi di mangime necessario occorre stimare il peso complessivo in kg di tutti i pesci presenti, la temperatura dell’acqua e la capacità depurativa del filtro.

Tenendo conto che una koi di 40 cm pesa circa 1kg possiamo stimare il peso di ciascun pesce, magari facendoci aiutare qualche amico esperto pescatore “con l’occhio clinico”, abituato a misurare le carpe a peso, senza stressarli con la cattura.

Se si considera che, ad una temperatura compresa tra i 19 e i 20°C  le koi mangiano, quotidianamente , una quantità di mangime pari all’1/1,5 % del proprio peso corporeo, tra i 21 e i 23°C la percentuale sale a valori compresi tra 1,5 e 2 %, a 23/25° C  si arriva a 3/3,5 %, mentre a 26/28° C si sfiora il 5%, è abbastanza semplice calcolare il peso di cibo giornaliero.

Purtroppo, non è altrettanto semplice poter stimare la capacità depurativa del filtro biologico poiché essa dipende, sostanzialmente, dalla biomassa biologica attiva cioè dalla quantità di batteri depuranti in grado di svolgere il loro lavoro, in tempo reale, in un determinato momento e ad una certa temperatura.

Potremmo paragonare il nostro filtro ad un atleta che si deve allenare per la maratona. 

I chilometri percorsi in allenamento saranno gradualmente crescenti in modo che i suoi muscoli e il suo apparato cardiovascolare possano allenarsi  fino ad arrivare a poter percorrere la distanza massima.

Nel caso del filtro biologico, i chilometri corrispondono al carico organico che deve crescere con estrema gradualità fino a che, in piena estate, raggiungerà il suo massimo.

La capacità depurativa di un impianto di filtraggio non dovrebbe MAI essere un fattore limitante nella gestione del laghetto.

Anche nel caso (purtroppo assai raro)  che il binomio filtro-laghetto sia ben equilibrato, bisogna ricordare che occorre tempo affinché  la flora batterica possa auto calibrarsi, in termini di biomassa attiva, con il carico organico a cui deve fare fronte.

Facciamo un esempio concreto per capire meglio:

Consideriamo un laghetto in cui le koi vengano alimentate quotidianamente con 1 kg di mangime, suddiviso in 4 somministrazioni.

Se un giorno, di punto in bianco,  vengono somministrati 2 kg cibo, anche se suddivisi in 8 dosi,  il carico organico totale varierà in maniera repentina, ma la biomassa, cioè la quantità di batteri depuranti attivi non avrà avuto il tempo necessario per adattarsi e smaltire il kg di mangime in più.

Il risultato sarà un inevitabile sbalzo dei valori dell’acqua e un conseguente stress per le koi. 

Durante il periodo invernale, la somministrazione di mangime sarà ridotta al minimo.

Io utilizzo mangime al germe di grano, altamente digeribile alle basse temperature, in quantità minime, regolandomi con il comportamento delle koi.

Sono loro a farmi capire, con il loro inequivocabile comportamento, se siano affamate e quanto.

All’inizio di Aprile, quando il fotoperiodo aumenta e le temperature iniziano a salire, è il momento di passare dal cibo invernale a quello primaverile, con una transizione lenta, soprattutto per quanto riguarda la quantità, avendo cura di controllare giornalmente l’andamento dei valori di ammoniaca e nitriti e di aumentare, proporzionalmente al mangime, la somministrazione di batteri depuranti.

Parlando di numeri, nel suo libro ” the secrets of koi untravelled “, Jos Aben riporta il seguente esempio:

-per un laghetto di medie dimensioni, partendo da una somministrazione quotidiana di 250 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 10 g al giorno, effettuando controlli serrati dei valori di ammoniaca e nitriti.

-per un laghetto di grandi dimensioni, con un buon impianto di filtraggio, partendo da una somministrazione quotidiana di 500 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 20 g al giorno, sempre con un occhio di riguardo per la stabilità dei valori dell’acqua.

Il controllo quotidiano della stabilità dei valori dell’acqua è fondamentale per capire quale sia il carico organico massimo al quale la biomassa batterica del filtro possa fare fronte in quel momento.

Mano a mano che il carico organico aumenta, l’efficienza depurante dei batteri del filtro (e del biofilm) deve crescere di pari passo.

Seguendo queste semplici regole gestionali, è possibile verificare come il tasso di incidenza delle problematiche di salute delle koi, cali in maniera sorprendente.

 

 

Bibliografia:

-Claude E. Boyd, Craig S. Tucker  “Pond aquaculture water quality Management”.

-Odum “Basi di ecologia”.

-Jos Aben  “The secrets of koi untravelled”.

-Roger Eckert, David Randall “fisiologia animale”.

 

Dott. Luca Ceredi

www.allevamentocarpekoi.it

 

 

 

 

 

 

 

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Facciamo chiarezza: impariamo ad interpretare le etichette dei mangimi.

Molto spesso le persone si domandano cosa sia contenuto in un determinato mangime e quali differenze esistano tra le varie sostanze che ne costituiscono gli ingredienti.

Attualmente, il mercato del pet food offre una vastissima gamma di mangimi per koi ed è importante imparare a distinguerne i differenti livelli qualitativi che ne giustificano le differenze di prezzo.

Per poter scegliere in maniera consapevole è necessario saper interpretare correttamente ciò che viene riportato sulle etichette che riassumono la composizione chimica dei mangimi.

 Iniziamo questo percorso cognitivo partendo dall’ingrediente più importante contenuto in un cibo di qualità, per koi:

PROTEINE GREZZE: questa dicitura sta ad indicare le “proteine contenute nel cibo” che costituiscono l’ingrediente più costoso di un mangime.

Solitamente, il contenuto delle proteine grezze oscilla tra il 35 e il 45 % ma la differenza sostanziale è costituita dalla provenienza di queste proteine.

Le proteine derivanti da farina di pesce sono le più pregiate e costose, poi ci sono da quelle derivanti dai cereali come il grano e il mais, mentre le “proteine meno adatte” all’alimentazione delle koi sono quelle derivanti da animali a sangue caldo e dalla soya.

Bisogna considerare che le proteine derivanti dalla lavorazione del grano e del mais portano con se anche un certo quantitativo di zuccheri che causano un accumulo eccessivo di grassi nelle koi, quindi, in un mangime di qualità, il loro contenuto dovrebbe essere il più basso possibile.

Queste fonti proteiche sono ovviamente molto più economiche rispetto alla farina di pesce, tuttavia, soprattutto le proteine che derivano dalla lavorazione di animali a sangue caldo hanno la caratteristica di essere anche poco assimilabili dalle koi, comportando conseguenze indesiderabili per la loro salute.

Una etichetta “onesta” dovrebbe riportare, oltre al contenuto proteico espresso in valore percentuale, anche la fonte di queste proteine in modo che le persone possano capire cosa stanno comprando realmente.

La farina di pesce è l’ingrediente che, più di ogni altro, determina il prezzo di un mangime poiché si tratta di una materia prima con dei costi notevoli in termini di reperibilità e di sfruttamento delle risorse oceaniche.

Per queste ragioni, ultimamente, alcune importanti aziende che producono cibo per koi, stanno iniziando ad utilizzare proteine derivanti dalla farina di insetti, notevolmente più economica ed ecologica rispetto alla farina di pesce ma altrettanto nutriente e digeribile per i pesci.

 

 

 

GRASSI GREZZI: subito dopo le proteine, le etichette riportano la percentuale di grassi grezzi che solitamente oscilla tra 8 e 12 %.

Questa dicitura serve ad indicare la percentuale di sostanze grasse solubili contenute nel mangime.

FIBRE GREZZE: questa dicitura si riferisce alla componente non digeribile dei carboidrati contenuti in molte piante.

Anche se le fibre grezze non hanno alcun valore nutrizionale, la loro presenza nel cibo ne favorisce il processo digestivo, apportando considerevoli benefici alla salute delle koi.

Il contenuto di fibre grezze in un buon cibo si aggira intorno al valore percentuale di 1,2 /3,5%.

CENERI GREZZE: leggendo questa dicitura, spesso le persone credono che si tratti di ceneri nel senso letterale del termine, semplicemente raccolte da un focolare e aggiunte al cibo. In realtà le ceneri grezze indicano la parte del cibo che non è digeribile dalle koi.

Sostanzialmente si tratta dei minerali che rimangono dopo la digestione.

In altre parole, se dovessimo incenerire una confezione di cibo, le proteine , i grassi e i carboidrati verrebbero completamente disintegrati.

Tutto ciò che rimane è costituito dai sali minerali contenuti nel mangime che quindi risultano essere il prodotto finale della combustione del mangime.

Un buon cibo per koi contiene una quantità di ceneri grezze comprese tra 8 e 12 %.

FOSFORO: si tratta di un minerale necessario al corretto sviluppo dello scheletro e all’irrobustimento delle ossa.

Il fosforo svolge anche un ruolo fondamentale nell’utilizzo dei carboidrati da parte dell’organismo, mantenendo bilanciato il pH.

Un’altra importantissima funzione fisiologica del fosforo è quella di trasformare le proteine e i carboidrati in energia, aiutando lo sviluppo dei tessuti connettivi e degli organi, la produzione di ormoni per la crescita, il mantenimento e la rigenerazione di cellule e tessuti.

Il corpo di un pesce può espellere l’eccesso di fosforo tramite i reni.

un buon mangime per koi dovrebbe avere un contenuto di fosforo che oscilla tra 1,2 e 1,8%.

 

CALCIO: il calcio è un minerale di importanza fondamentale per la salute del pesce. Tutte le cellule del corpo utilizzano il calcio.

Il calcio è essenziale per la coagulazione ematica e la stabilizzazione della pressione sanguigna oltre a contribuire al normale funzionamento del cervello e alla trasmissione dei segnali nervosi tra le cellule.

Un buon cibo per koi deve avere un contenuto di calcio compreso tra 1,5 e 2 %.

Praticamente tutte le cellule del corpo utilizzano il calcio, in un modo o nell’altro. Non fanno eccezione i muscoli, il cuore, lo scheletro e il sistema nervoso. 

 

SODIO: il sodio è un sale minerale necessario per il corpo ed è anche un importante elettrolita per numerose funzioni fisiologiche. Il sodio svolge anche un ruolo chiave nel bilanciamento dell’acqua all’interno delle cellule ed è direttamente coinvolto nel corretto funzionamento degli impulsi elettrici tra sistema nervoso e muscolatura.

Il corretto contenuto di sodio in un mangime per koi oscilla tra i valori di 0,2 e 0,4 %.

 

Solitamente, le etichette dei mangimi riportano la presenza di altre sostanze che generalmente sono vitamine e sali minerali, presenti in alcune materie prime o addizionate successivamente come integrazione al mangime.

 

Vediamo ora, più nel dettaglio, come le varie sostanze contenute nel cibo agiscono sulla fisiologia delle koi, tenendo sempre presente che si tratta di pesci ben adattati a vivere in un clima temperato dove il gradiente termico tra le varie stagioni è molto marcato.

Semplificando molto, potremmo definire il METABOLISMO di un essere vivente come il processo di trasformazione delle sostanze ottenute dal cibo in energia necessaria per compiere qualunque funzione vitale come pensare, muoversi, respirare, digerire, crescere, riprodursi ecc.

Ogni movimento richiede energia e per ottenerla c’è bisogno di carboidrati, grassi e proteine.

Le proteine, essenziali per la crescita e lo sviluppo, sono strutture molecolari a catena molto lunga, costituite dalla combinazione di 24 differenti tipi di “anelli” detti amminoacidi.

Tra questi 24 amminoacidi ce ne sono 9 che sono detti “amminoacidi essenziali“. Il corpo può sintetizzare autonomamente tramite il fegato gli amminoacidi non essenziali ma quei 9 possono essere ottenuti solo tramite le proteine contenute nel cibo.

Al fine di prevenire una malnutrizione proteica, le koi hanno necessità di ricevere tramite il cibo, tutti i 9 amminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi, sotto forma di proteine, costituiscono, dopo l’acqua, la componente più importante di muscoli e cellule. Tutte le cellule del corpo utilizzano gli amminoacidi per costruire le proteine necessarie alla sopravvivenza dell’intero organismo, in quanto essenziali per la rimozione di ogni tipo di accumulo di sostanze di rifiuto del metabolismo.

Queste proteine sono altrettanto importanti nei processi di riparazione dei tessuti e di guarigione delle ferite. 

 

Oltre alle proteine, il cibo è anche una fonte di GRASSI che esistono in due forme e cioè i grassi bianchi e quelli marroni.

I grassi marroni hanno questa colorazione per via dell’alto contenuto di ferro e a causa del loro alto fabbisogno di ossigeno, sono molto più vascolarizzati di quelli bianchi.

Attualmente sappiamo che i grassi marroni vengono utilizzati come riserva energetica soprattutto nel periodo di acqua fredda mentre i grassi bianchi hanno diverse funzioni.

Innanzi tutto, i grassi bianchi costituiscono la maggior riserva energetica per il corpo oltre ad essere un ottimo isolante termico e una protezione per gli organi interni.

I grassi costituiscono il “combustibile” per le membrane cellulari poiché esse necessitano di “grasso buono” per funzionare, prevenire e ripristinare i danni a seguito di eventuali malattie.

Fondamentalmente, i grassi immagazzinano le calorie in eccesso in modo che la koi possa sfruttarle quando il suo corpo lo richiede e producono ormoni che regolano il metabolismo del pesce.

Esistono due tipi di grassi nel cibo: i GRASSI SATURI e i GRASSI INSATURI.

I grassi insaturi sono migliori rispetto a quelli saturi poiché i grassi insaturi formano molecole di forme irregolari che non riescono a compattarsi tra loro.

Al contrario, i grassi saturi, possedendo molecole dalla forma regolare, hanno la tendenza a compattarsi con altri grassi saturi, creando pericolosi accumuli sulle pareti delle arterie, con conseguenti problemi cardiaci e circolatori.

I grassi saturi contenuti nei mangimi derivano dai grassi di animali a sangue caldo e sono difficilmente assimilabili dalle koi, mentre quelli insaturi provengono dai pesci e dai vegetali e hanno la capacità di abbassare il colesterolo, prevenendo le problematiche cardiovascolari.

Proseguendo nell’analisi dei nutrienti, troviamo i carboidrati che, nei mangimi, esistono sotto forma di amido, cellulosa e zuccheri.

I carboidrati sono una fonte di energia immediata e sono direttamente coinvolti nei processi di mantenimento della fertilità, dell’attività del sistema immunitario e della coagulazione ematica.

A livello molecolare, i carboidrati sono catene di zuccheri semplici. Per ottenere energia, è necessario spezzare questi legami in modo da scomporre la catena molecolare del carboidrato in zuccheri singoli che possono essere assorbiti dall’intestino.

Glucosio e Glicogeno sono entrambi carboidrati. Il fegato e i muscoli sintetizzano il glicogeno e funzionano come magazzino per lo stoccaggio di questa fonte energetica.

Esistono due tipologie di carboidrati:

carboidrati veloci che alzano subito il livello di zucchero nel sangue e quindi anche un rapido innalzamento dell’insulina. Ciò implica un minore apporto energetico e un maggiore accumulo di grassi.

carboidrati lenti che alzano molto lentamente il livello di zucchero nel sangue, non favoriscono l’ accumulo dei grassi e hanno effetti positivi sulle dinamiche digestive delle koi poiché i carboidrati lenti sono contenuti principalmente nelle fibre.

I sali minerali costituiscono una grande famiglia di elementi inorganici che non possono essere prodotti dal corpo. Hanno origine dalla terra e sono fondamentali per un corretto metabolismo poiché costituiscono alcuni tra gli “ingredienti” fondamentali per la costruzione delle scaglie, della ossa e dei denti, oltre ad essere coinvolti nella produzione di enzimi, tessuti e ormoni.

Non dobbiamo dimenticare che le nostre koi non vivono in un mud Pond o in un ambiente selvatico dove è la natura a provvedere al fabbisogno nutrizionale dei pesci, anche per ciò che riguarda l’apporto di sali minerali, dato che in questi contesti, le carpe possono “grufolare” in un fondale naturale, ricco di sostanze fondamentali per il loro sviluppo e la loro salute.

 

 

In un laghetto ornamentale, il fondale artificiale non può svolgere questo compito e tocca a noi ricreare un biofilm ricco di sali minerali che possa simulare la funzione di un fondo naturale.

Alcuni importanti sali minerali lavorano in sinergia nei processi fisiologici, ad esempio, il Calcio, il Magnesio e il Fosforo collaborano nella costruzione e nel mantenimento di un tessuto scheletrico sano e robusto.

Dat0 che si tratta di pesci di acqua dolce, i sali minerali ricoprono un ruolo importantissimo nella regolazione della pressione osmotica, controllando lo scambio di acqua e soluti tra il corpo delle koi e l’ambiente esterno.

Alcuni sali minerali regolano il pH del sangue e di altri fluidi corporei, altri incrementano il potenziale elettrico delle cellule, mentre altri ancora funzionano da metalloenzimi, cioè enzimi proteici contenenti uno ione metallico in grado di catalizzare le reazioni all’interno delle cellule.

Gli enzimi sono proteine responsabili dei processimetabolici che sono alla base della vita stessa.

Essi “catalizzano” cioè innescano ed accelerano certe reazioni biochimiche all’interno delle cellule senza cambiare di composizione ne consumarsi.

Solamente un esiguo numero di enzimi non sono proteine ma consistono in piccole molecole catalitiche di RNA (acido ribonucleico).

Gli enzimi vengono prodotti dal corpo stesso che, per fare ciò, ha bisogno di assumere dal cibo anche le vitamine.

Le vitamine sono composti organici necessari per tutte le funzioni fisiologiche, in tutti gli organi del corpo della koi e devono essere assunte dal pesce tramite il cibo.

Alcune vitamine regolano il metabolismo dei minerali, altre ancora sono necessarie per lo sviluppo dei tessuti e alcune fungono da antiossidanti.

La vitamina C migliora l’assorbimento del ferro ed è importantissima anche per mantenere in perfetta efficienza il sistema immunitario, favorendo la guarigione delle ferite e aiutando la disintossicazione del pesce dai metalli pesanti e dai trattamenti chimici. 

La vitamina A mantiene sana la pelle del pesce in modo che possa funzionare come barriera contro gli agenti patogeni ed è essenziale per la lavorazione delle proteine nel fegato.

Oltre che essere assunta dal cibo, la vitamina D può essere sintetizzata dal corpo del pesce stesso, tramite l’assunzione della radiazione uvb del sole ed è essenziale nei processi di assimilazione del Calcio, del Fosforo e del Magnesio

La vitamina D viene consumata velocemente dalle koi per fare fronte ai periodi di stress dovuti ad una cattiva qualità dell’acqua, ai trattamenti chimici e alle patologie.

La vitamina D aiuta anche l’assimilazione della vitamina A.

Il più grande gruppo di vitamine, quelle del gruppo B sono molto importanti nel metabolismo dei carboidrati e degli amminoacidi necessari al sistema nervoso.

Le vitamine del gruppo B svolgono anche un importante ruolo nella sintesi del materiale genetico e nella rigenerazione del tessuto epiteliale e delle scaglie.

La vitamina E funziona come antiossidante, mantenendo in perfette condizioni i grassi, la vitamina A e altre sostanze nutrienti nel corpo, stimola il rinnovo cellulare ed una corretta circolazione sanguigna oltre a prevenire i problemi di coagulazione.

Il ruolo primario della vitamina K è quello di favorire la coagulazione ematica e deve essere presente in piccole quantità nel cibo delle koi, mentre la vitamina P protegge dalle ulcere gastriche e rafforza le pareti dei vasi sanguigni.

Se si riesce a comprendere la differenza qualitativa e la funzione delle varie sostanze contenute nei mangimi diventa possibile effettuare delle scelte sempre più consapevoli in merito al cibo più adatto  e al modo migliore di alimentare le koi.

 

Bibliografia:

-Claude E. Boyd, Craig S. Tucker  “Pond aquaculture water quality Management”.

-Paolo Ferri, Alessandra Roncarati, Andrea Dees. “Tecnologie e strutture per impianti di acquacoltura e di pesca sportiva”.

-Jos Aben  “The secrets of koi untravelled”.

 

Dott. Luca Ceredi

www.allevamentocarpekoi.it

 

 

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Focus on: Èquo pond Diamante, biocondizionarore per laghetto.

L’azienda italiana Équo nasce da un progetto che unisce la passione per gli acquari alla volontà di tradurre l’esperienza maturata in vent’anni di attività in una serie di prodotti di eccellente qualità.

L’azienda Équo segue in prima persona ciascuna fase produttiva, dalle materie prime al packaging finale, in questo modo è possibile garantire un rigoroso controllo sugli standard qualitativi, ma al tempo stesso realizzare un risparmio sui costi che ci consente di offrire ai clienti prodotti eccellenti a prezzi competitivi.

La volontà di garantire elevati standard qualitativi si traduce in una ricerca di soluzioni innovative anche per il packaging, che assicura un’ottimale conservazione dei prodotti e la praticità d’uso degli stessi. Ad esempio i prodotti liquidi sono tutti contenuti in flaconi PET o in vetro farmaceutico, laddove necessario chiusi in fiale di vetro monodose; i prodotti solidi e polveri sono invece contenuti in buste e in bustine d’alluminio monodose per un prodotto sempre fresco al momento dell’uso.

La ricerca scientifica e la sperimentazione sul campo di tutta la gamma dei prodotti Équo sono la miglior garanzia di qualità ed efficacia.

Équo infatti sviluppa i propri prodotti in laboratori altamente specializzati e si coadiuva della consulenza di chimici e biologi. Tutti i prodotti Équo, prima di essere messi in commercio, sono sperimentati e testati con rigore scientifico nelle nostre vasche, come ulteriore garanzia di efficacia ed assenza di controindicazioni.

Inoltre, come ulteriore servizio, Èquo mette a disposizione di tutti i suoi clienti le schede di sicurezza di tutti i suoi prodotti (scaricabili dal sito), redatte da laboratori specializzati secondo le più recenti normative e direttive nazionali ed europee, al fine di garantire tutte le informazioni necessarie per un corretto e sicuro utilizzo dei nostri prodotti.

La gamma di prodotti Équo è appositamente studiata per consentire:

– il miglioramento delle condizioni generali di vita degli organismi allevati in acquario e in laghetto

– l’agevolazione delle attività di manutenzione delle vasche e dei pond

In questo articolo, analizzeremo le caratteristiche e le peculiarità del biocondizionatore Équo pond Diamante.

L’acqua nuova, sia essa di rete o di pozzo, contiene cloro e altre sostanze come metalli pesanti o composti chimici di varia natura, potenzialmente molto pericolosi per la salute dei pesci e dei vari organismi acquatici.

Nello specifico, l’acqua di pozzo, soprattutto se proveniente da falde relativamente superficiali, è suscettibile di cambiamenti chimici importanti durante l’arco dell’anno, a seconda dell’intensità delle precipitazioni meteo e dei terreni di percolazione che la pioggia attraversa prima di alimentare la falda.

Se questi terreni contengono fertilizzanti, pesticidi o diserbanti, esiste il rischio concreto che una frazione più o meno consistente di queste sostanze possa contaminare l’acqua della falda che alimenta il pozzo.

Nel caso si decida di utilizzare l’acqua di pozzo per le koi, è consigliabile effettuare test periodici per verificarne i parametri chimici più importanti.

In ogni caso, l’utilizzo di un biocondizionatore di qualità come Èquo pond Diamante, rappresenta un’eccellente precauzione contro possibili brutte sorprese.

Infatti, grazie alla sua specifica composizione, Èquo pond Diamante elimina cloro e metalli pesanti rendendo l’acqua completamente libera da queste pericolose sostanze.

Inoltre, Èquo pond Diamante contiene degli speciali composti colloidali che funzionano come protezione per le mucose delle koi, in particolare pelle e branchie, favorendone anche il processo di cicatrizzazione in caso di lesioni.

Soprattutto per chi abita nelle grandi città, le acque di origine meteorica, in particolare quelle di prima pioggia, dilavando l’atmosfera, portano in acqua particelle di smog e inquinanti di vario genere che possono nuocere in maniera diretta alla salute dei pesci.

L’aggiunta di biocondizionatore Èquo pond Diamante, durante o subito dopo la pioggia, protegge le mucose dei pesci, legando queste sostanze pericolose!

L’utilizzo regolare di questo biocondizionatore rende l’acqua nuova adatta alla vita degli organismi acquatici, assicurando una protezione a 360 gradi delle mucose di tutti i pesci del laghetto, prevenendo lesioni e irritazioni che potrebbero degenerare in ulcerazioni.

Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarmi attraverso la mail

dott.lucaceredi@allevamentocarpekoi.it

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