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Focus on: batteri depuranti in compresse

Sviluppati grazie all’intensa attività di ricerca, effettuata negli attrezzati laboratori interni e alla collaborazione con i più validi istituti sperimentali, i batteri depuranti micropan aquacombi di EUROVIX, hanno superato brillantemente le prove a cui li ho sottoposti nell’arco temporale di circa tre anni, soddisfacendo a pieno le mie esigenze e aspettative.
BIOTECNOLOGIE PER LA VITA è il “motto” che accompagna il marchio EUROVIX ed esprime, attraverso la forza delle parole, il concetto base della filosofia di quest’azienda.
Infatti, per la formulazione di questi prodotti, vengono impiegati solo ed esclusivamente principi attivi di origine naturale, che non contengono Organismi Geneticamente Modificati e contribuiscono al ristabilirsi di processi ed equilibri biochimici fondamentali per la salute degli ecosistemi acquatici.
Micropan Aquacombi è un bioattivatore di ultima generazione, specifico per i sedimenti, composto da microrganismi aerobi e anaerobi facoltativi, in grado di lavorare direttamente nel sedimento, sia in condizioni di anossia che in presenza di ossigeno.
La sua formulazione in compresse lo rende estremamente facile da somministrare.
Micropan Aquacombi, a contatto col sedimento, crea una zona stabilizzata, adatta all’insediamento della biocenosi bentonica, cioe’ di tutta quella varietà di micro e macro organismi come batteri depuranti, aerobi e anaerobi facoltativi, piccoli gasteropodi (lumachine di varie specie), crostacei (ad esempio gammaridi e piccoli gamberetti), larve di insetti eccetera, che rendono il fondo dei nostri laghetti simile a quello di un ecosistema acquatico naturale.
Grazie alla sua speciale composizione, Micropan Aquacombi può essere utilizzato anche in acque correnti(laghetti con cambio in continuo) poiché colonizza la matrice solida e promuove i processi di riduzione dei nutrienti disciolti nella colonna d’acqua.
Queste azioni biochimiche si traducono visivamente in una progressiva riduzione dei fanghi del fondale e un miglioramento della qualità dell’acqua, anche da un punto di vista della trasparenza.
È importante ricordare che gli ecosistemi acquatici sono ambienti estremamente delicati e complessi, dove gli equilibri tra componente biotina e abiotica sono costantemente minacciati da fenomeni di inquinamento, sia acuti che cronici.
La tecnologia biologia è, attualmente, la soluzione più performante e con costi contenuti, in quanto utilizza bioattivatori costituiti da enzimi e batteri selezionati ( non OGM) in grado di ricostruire, promuovere e accelerare i processi naturali di autodepurazione propri degli ecosistemi acquatici.
Tale tecnologia può essere applicata, personalizzandola, ad ambienti di grandi dimensioni o in piccoli bacini, in acqua corrente o stagnante, dolce o salata, con identiche possibilità di successo e senza nessun pericolo per le comunità vegetali e animali presenti.
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Consigli per prevenire i danni delle gelate invernali.

Nella gestione annuale della mia koi Farm, i mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio sono caratterizzati dalla costante presenza del ghiaccio.

La brina sul muschio

Il mio allevamento è situato in una valle che, durante i mesi invernali, è spesso interessata dai freddi venti da Nord che mantengono costantemente basse le temperature, anche durante le ore centrali della giornata.

Naturalmente questo clima rigido condiziona in maniera radicale la vite delle mie koi e anche la mia.

Camminata sul ghiaccio

Tutte le mie koi, partendo dalle tosai per arrivare ai riproduttori, vengono allevate all’aperto, durante tutte le stagioni.

Durante l’estate, l’acqua dei due laghi e quella delle vasche di allevamento rimane per almeno 6/8 settimane ad una temperatura molto vicina ai 30 gradi centigradi mentre, nei mesi invernali, le koi rimangono sotto ad una spessa coltre di ghiaccio per almeno 3 mesi.

Lo studio della fisiologia dei pesci insegna che queste temperature “estreme”, di poco sopra lo zero e attorno ai 30 gradi, innescano nel corpo delle koi alcuni importantissimi processi metabolici che garantiscono la loro salute sul lungo periodo.

Ad esempio, il consumo delle riserve lipidiche ed alcuni processi ormonali legati al corretto funzionamento delle gonadi possono verificarsi solamente se la temperatura dell’acqua rimane costantemente alta o bassa per alcune settimane consecutive.

Nel suo libro KOI 1, il famoso autore ed esperto di koi Harald Bachman consiglia, rivolgendosi agli hobbisti nord europei, di spegnere il riscaldamento per almeno 4 settimane durante l’inverno per lasciare raffreddare l’acqua e di accenderlo durante l’estate per aiutare la temperatura a salire fino a sfiorare i 30 gradi.

Il laghetto in estate

 

Fortunatamente, nella maggior parte delle regioni italiane, non è necessario adottare questi stratagemmi ma è sufficiente lasciare fare al clima.

Se le koi sono state alimentate correttamente nella precedente stagione estiva, non avranno alcun problema ad affrontare i rigori dell’inverno.

Ovviamente, il laghetto o la vasca devono essere sufficientemente profondi da scongiurare un surgelamento dei pesci.

Koi sotto il ghiaccio

Anche la gestione dei filtri gioca un ruolo fondamentale per evitare i danni del ghiaccio poiché l’acqua in movimento tende a non congelare, mantenendo una circolazione costante sotto la superficie ghiacciata.


Nelle vasche di allevamento, sprovviste di botto drain, durante i mesi più freddi, sposto la pompa del filtro in prossimità della superficie, così, nell’eventualità di un blocco del filtro a camere a causa del ghiaccio, non corro il rischio di vuotare la vasca e ritrovarmi i pesci “nella granita”!

Invece, nel lago grande dove le pompe pescano dai dreni di fondo, già a partire dal tardo autunno, riduco drasticamente la portata d’acqua che attraversa il filtro, in modo da conservare quel minimo di termoclino consentito dal profilo batimetrico.

Con questo tipo di gestione, la superficie del lago grande ghiaccia quasi completamente, fatta eccezione per le zone attorno alla cascatella e agli skimmer.

La cascata ghiacciata

 

Per quanto riguarda il lago piccolo, invece, le zone libere dal ghiaccio sono circoscritte al punto di ingresso dell’acqua proveniente dal filtro del lago principale e all’area attorno all’imbocco del ruscello che riporta l’acqua nel lago grande.

Attraverso lo spesso strato di ghiaccio posso osservare il comportamento delle koi che non sembrano affatto disturbate dal freddo.​

Chiaramente il loro metabolismo è estremamente rallentato quindi anche il loro appetito è praticamente azzerato fatta eccezione per le karashigoi e le chagoi che continuano a brucare il fondale, quasi a ricordarci la loro affinità genetica con la carpa ancestrale.

Io smetto di alimentare le koi già a partire dalla metà di Novembre, poiché con la temperatura dell’acqua al di sotto dei 10 gradi sussiste il rischio di un blocco digestivo con esito mortale.

Questi mesi di digiuno pressoché completo non compromettono minimamente lo stato di salute delle koi a condizione che siano state correttamente alimentate durante la precedente stagione estiva ed autunnale.

Se vogliamo che le nostre carpe arrivino in perfetta forma alla stagione primaverile, occorre pianificare (magari con l’aiuto di un esperto) un anno per l’altro il regime alimentare che le koi dovranno seguire, poiché i risultati di una dieta sana, varia ed equilibrata si vedono soprattutto sul lungo periodo.


Al contrario, le koi alimentate con un solo tipo di mangime durante tutta l’estate e magari tenute a “stecchetto” perché “altrimenti il filtro non ce la fa”, potrebbero non sopravvivere all’inverno o arrivare a primavera molto indebolite, andando incontro a notevoli problemi di salute quali parassitosi e batteriosi con l’arrivo del caldo.

Concludo ricordando che il filtro non dovrebbe MAI essere il “fattore limitante”nella gestione di un laghetto.

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La corretta gestione del Biofilm

Impariamo a sfruttare il biofilm che si sviluppa sulle superfici sommerse del laghetto.

Che cos’è il biofilm?

Il biofilm e’ un sottile strato, dello spessore di pochi millimetri che ricopre ogni centimetro quadrato di superficie sommersa del laghetto.

Il biofilm e’ costituito da una componente abiotica e da una componente biotica.

La componente abiotica, composta da sali minerali della famiglia dei carbonati e altre sostanze argillose, funziona come substrato dove proliferano micro organismi di vario genere, batteri depuranti ed alghe che costituiscono la componente biotica.

Che aspetto ha il biofilm?

Un biofilm maturo si presenta come un sottile strato di copertura, di colore verde/ bruno, saldamente attaccato al fondale e alle pareti del laghetto, alle rocce e ad ogni superficie sommersa.

Indipendentemente dal materiale di costruzione del laghetto, sia esso cemento o telo, un biofilm maturo e’ saldamente adeso a tutte le superfici sommerse.

A cosa serve il biofilm?

Il biofilm riveste un ruolo fondamentale nel mantenere un’elevata qualità ambientale nell’ecosistema del laghetto poiché al suo interno avvengono alcuni importantissimi processi biochimici ad opera dei batteri depuranti, dei microorganismi detritivori e delle piccole alghe sessili.

La presenza di un biofilm maturo e’ così tanto importante da condizionare radicalmente la salute degli organismi acquatici che abitano il laghetto.

Senza di esso, non è possibile mantenere i pesci in salute.


In quanto tempo si forma il biofilm?

Generalmente occorrono alcuni mesi affinché si possa formare un biofilm maturo ma le tempistiche sono molto variabili e dipendono da:

1) in quali mesi dell’anno e’ stato avviato il laghetto.

2) con quale materiale e’ stato impermeabilizzato il laghetto.

3) con quali prodotti viene gestito il laghetto a livello di biologia, in particolare, sali minerali e batteri.

4) il profilo batimetrico del laghetto in questione.

Analizziamo ciascun punto singolarmente:

1) se il laghetto viene riempito ed avviato durante la primavera, l’aumento delle temperature e della durata del fotoperiodo favoriranno una più rapida formazione del biofilm.

2) generalmente, nei laghetti costruiti in cemento, il biofilm si fissa più rapidamente rispetto a quelli impermeabilizzati col telo poiché, grazie ad un maggior grado di porosità, i sali minerali aderiscono meglio alle superfici sommerse, favorendo la formazione di un sottile strato argilloso che costituisce il substrato ottimale per la proliferazione dei microorganismi acquatici animali e vegetali.

3) una gestione consapevole del laghetto, utilizzando prodotti professionali di alta qualità come batteri depuranti e sali minerali KH+ ed evitando inutili e faticose operazioni di pulizia, contribuisce al successo della fase di maturazione iniziale oltre a migliorare il mantenimento dei pesci sul lungo periodo.

4) un profilo batimetrico naturale a forma di “V” garantisce una più ampia superficie sommersa rispetto ad un profilo ad “U” con pareti verticali.

A sua volta, un’ampia superficie sommersa funziona come una grande espansione del filtro biologico favorendo il mantenimento di un elevato standard qualitativo dei parametri fisico/chimici dell’acqua.

Come si può valutare lo stato di maturazione del biofilm in un nuovo laghetto?

Un biofilm maturo si presenta come un sottile strato, di colore verde muschio, costituito da un corto tappetino di alghe piuttosto omogeneo e saldamente adeso al substrato.

Se lo si gratta con un dito, sotto le alghe si può notare uno strato di circa 2mm di sali minerali di colore marrone chiaro, quasi giallognolo.

Al contrario, un biofilm ancora immaturo tenderà a staccarsi e a disgregarsi solamente al passaggio della mano.

I pesci si nutrono del biofilm?

Le Koi si nutrono della componente vegetale del biofilm.

Spesso, e’ possibile vederle mentre brucano le alghe, ingerendo contemporaneamente anche i microorganismi ed i sali minerali che costituiscono questo importantissimo strato ricco di vita.

Se osserviamo il comportamento di una carpa selvatica che abita un fiume o un lago naturale, risulta evidente come la sua attività principale, durante tutto l’arco della giornata, consista nella ricerca del cibo, grufolando sul fondo.

Nel substrato bentonico naturale, la carpa trova una grande varietà di organismi di cui nutrirsi oltre agli importantissimi sali minerali.

Generalmente, i laghetti ornamentali hanno il fondo in cemento o in telo e le Koi non possono nutrirsi costantemente come fanno le loro cugine in natura.

Lo sviluppo di un buon biofilm consente alle Koi di poter avere a disposizione una fonte di cibo praticamente inesauribile che va ad integrare la dieta a base di mangimi specifici.

brucando il biofilm


Il biofilm influenza la chimica dell’acqua del laghetto?

All’interno del sottile strato del biofilm avvengono alcuni dei più importanti processi biochimici fondamentali per mantenere un elevato standard qualitativo dell’acqua del laghetto.

Inoltre, lo strato di sali minerali carbonatici favorisce la stabilità del valore di pH, funzionando da tampone, soprattutto nei periodi con forti precipitazioni meteorologiche.

L’assenza di questo strato minerale comporta un concreto rischio di consistenti oscillazioni del valore di pH, potenzialmente letali per i pesci.

Nella eventualità di una fioritura di alghe filamentose e’ necessario svuotare il laghetto e ripulire bene le superfici sommerse?

Assolutamente NO!!!

Per una definitiva risoluzione di questo problema rimandiamo il lettore all’articolo “come gestire correttamente le alghe filamentose”.

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Come gestire correttamente le alghe filamentose

Le mosse vincenti nella lotta contro le alghe filamentose!
La comparsa delle temute alghe filamentose, specialmente durante il periodo primaverile, è certamente uno dei problemi più ricorrenti che preoccupa i possessori di un laghetto.

Infatti, la fioritura, talvolta massiccia di questo tipo di alghe, può compromettere seriamente la salute ed il buon funzionamento dell’intero ecosistema acquatico interessato.

In questo breve articolo saranno prese in esame alcune delle cause più frequenti della comparsa delle alghe filamentose oltre, naturalmente, alle azioni da compiere per poter vincere questa complessa lotta.
-L’aumento del fotoperiodo che caratterizza i mesi primaverili, rappresenta quasi sempre il fattore che innesca la fioritura (crescita esponenziale) delle alghe filamentose.
-L’elevato grado di limpidezza delle acque della maggior parte dei nostri laghetti, consente ai raggi solari di penetrare in profondità nella colonna d’acqua, favorendo la crescita delle alghe filamentose lungo tutto il profilo batimetrico.
-La presenza nel laghetto di piante acquatiche, messe a dimora in vasi ricchi di fertilizzanti organici, aumenta sensibilmente la concentrazione dei sali di azoto e fosforo, rispettivamente NO3 e PO4, che rappresentano la principale fonte di nutrimento per le alghe.
-L’impiego di mangimi di bassa qualità, poco nutrienti per le Koi e molto inquinanti, apportano un ulteriore carico organico all’acqua del laghetto.
-Le piogge abbondanti e frequenti, tipiche del periodo primaverile, diluiscono pericolosamente la concentrazione dei sali carbonati, rendendo instabile il valore di pH e consentendo un rapido sviluppo delle alghe filamentose.
-L’impiego di acqua proveniente da pozzi superficiali che quindi captano acque di origine meteorica, comporta il rischio di un aumento considerevole del valore di PO4 ed NO3 poiché la pioggia, prima di riempire il pozzo, spesso attraversa campi coltivati, dilavando i fertilizzanti utilizzati dagli agricoltori.

-La presenza di una quantità di pesci eccessiva, in rapporto alla potenza biologica dell’impianto di filtraggio rende impossibile ottenere un buon equilibrio tra i fattori biotici e abiotici dell’ecosistema. Questa instabilità cronica favorisce lo sviluppo di alghe filamentose.
Vediamo adesso come poter ovviare a questi inconvenienti: per vincere la battaglia contro le alghe filamentose è molto importante avere chiaro in mente quali siano le azioni utili e quali quelle controproducenti.

L’obbiettivo da raggiungere è l’EQUILIBRIO!!!
Se si vuole ottenere un equilibrio stabile, efficace e duraturo, la strada migliore è copiare da ciò che avviene in natura.

L’utilizzo di alghicidi ad azione chimico/fisica è da evitare categoricamente: non dimentichiamoci che sono dei veleni e come tali, hanno degli effetti collaterali pesantissimi sulla salute dei pesci, delle piante acquatiche e del laghetto nel suo insieme.

Queste sostanze uccidono rapidamente tutte le alghe presenti in vasca, dando origine, nell’arco di qualche giorno, ad una grande massa di alghe morte in decomposizione.

Come è intuitivo, questa grande quantità di alghe in decomposizione non sparisce nel nulla come per magia, ma sottopone il filtro biologico ad un carico di lavoro extra che non è in grado di svolgere.

Il risultato si traduce in un drastico peggioramento della qualità dell’acqua che ha come logica conseguenza, una fioritura algale peggiore della prima.

Naturalmente, questo è un quadro semplificativo che, ad esempio, non tiene conto degli effetti collaterali sui pesci e sulla componente biologiaca del filtro.
Anche gli interventi drastici come lo svuotamento del laghetto e la pulizia con l’idropulitrice sono azioni da evitare categoricamente!

Questo tipo di operazione, soprattutto se svolta nel periodo primaverile, sottopone i pesci ad uno stress che potrebbe rivelarsi letale.

Inoltre, lo svuotamento totale e la pulizia profonda riportano il laghetto ad uno stato di totale immaturità biologica, lavorando nella direzione diametralmente opposta a quella nella quale bisognerebbe andare per vincere la battaglia contro le alghe filamentose.
Ricordiamoci che dobbiamo portare il laghetto verso uno stato di equilibrio biochimico in cui saranno i batteri depuranti a gestire la situazione.

La parola d’ordine è EQUILIBRIO!!!!
In relazione a studi scientifici, si è potuto constatare che, un filtro biologico ben allestito e correttamente gestito (senza iterventi di pulizia drastici o troppo frequenti) raggiunge la sua piena maturazione in circa 6/8 MESI!!!

Se consideriamo il laghetto nel suo insieme come un vero e proprio ecosistema, ogni centimetro quadrato della sua superficie sommersa si comporta, a tutti gli effetti, come un’espansione del filtro biologico, dove i batteri depuranti si insediano, prolificano e svolgono la loro importante azione metabolica.
Detto questo, è facilmente intuibile l’entità del danno che deriva da uno svuotamento totale del laghetto.
Anche il trattamento col sale, finalizzato ad eliminare le alghe filamentose, è un procedimento da evitare benché, pur essendo privo di effetti collaterali sulla salute dei pesci e dei batteri depuranti, uccide rapidamente una grande massa di alghe filamentose, sovraccaricando pericolosamente il filtro biologico.
L’approccio corretto al problema della alghe filamentose si basa su una serie di azioni in sequenza logica, partendo ovviamente da un’attenta analisi delle cause del problema.

Una volta individuate le cause, bisogna assolutamente eliminarle, altrimenti sarà impossibile ottenere risultati sul lungo periodo.

Ad esempio, se risulta che le piante del laghetto siano state messe a dimora in vasi ricchi di fertilizzanti organici è necessario provvedere ad un rinvaso utilizzando gli appositi vasi per piante acquatiche, riempiti con un substrato neutro.

In questo modo le piante acquatiche, non trovando nutrienti nel substrato, propagano le loro radici capillari attraverso i fori del vaso per assorbire i nutrienti direttamente dall’acqua, contribuendo alla lotta contro le alghe grazie alla loro azione fitodepurativa.


Se invece si sta utilizzando un mangime di scarsa qualità è bene provvedere alla sua sostituzione con un cibo più adatto anche perché, molto spesso, la differenza di prezzo è di gran lunga inferiore al divario qualitativo.
Supponiamo ora di avere individuato ed eliminato le cause della fioritura algale.

Vediamo quindi come possiamo riportare alla normalità un laghetto infestato dalle alghe filamentose.
Armiamoci di pazienza e di un rastrello per olive!!!


La pazienza ci servirà perché se vogliamo dei risultati concreti e duraturi sarà necessario del tempo, mentre il rastrello per olive ci servirà per effettuare una eliminazione manuale della maggior parte delle alghe filamentose, senza correre il rischio di forare il telo del laghetto o di ferire i pesci.


Effettuata questa operazione, sarà opportuno pulire il filtro meccanico perché nel frattempo si sarà riempito con i frammenti di alghe che potrebbero essersi staccati.

Ora, se l’impianto di sterilizzazione uvc è stato ben calibrato in rapporto alla specifica realtà del laghetto in questione, non sarà un problema applicare un timer che spenga l’uvc alle 20:00 e lo riaccenda alle 06:00.
A questo punto entrano in scena le due armi principali nella lotta alle alghe filamentose:
– i nostri batteri depuranti

– la miscela di sali minerali KH+

Per circa 25/30 giorni, dovremmo somministrare QUOTIDIANAMENTE, una certa quantità di sali minerali KH+ ed una piccola dose di batteri depuranti.

Le specifiche quantità di queste due sostanze andranno determinate di volta in volta, in relazione a:
-capacità del laghetto

-valore di KH

-grado di infestazione delle alghe filamentose
Siccome i batteri depuranti sono fotosensibili, è buona norma somministrarli all’imbrunire, ed è per questo che si rende necessaria la timerizzazione dell’uvc.

Per quanto riguarda i sali minerali KH +, non trattandosi di un prodotto fotosensibile, possono essere somministrati in qualunque orario.

È comunque buona norma mantenere una certa regolarità quindi, consiglio di somministrare entrambi i prodotti contemporaneamente, dopo il tramonto.
Considerato che ciascun laghetto è una realtà unica, con le proprie caratteristiche ed i propri equilibri, non è possibile standardizzare le tempistiche di reazione positiva a questo trattamento, ma ho potuto constatare come i primi effetti si manifestino tra il decimo e il quindicesimo giorno dall’inizio della somministrazione di batteri e sali minerali.


Il primo effetto evidente di un trend migliorativo è il cambio di colore delle alghe filamentose che, da verde brillante che erano, virano progressivamente al marrone ruggine, perdendo anche la loro consistenza iniziale fino a diventare estremamente fragili al tatto.

Si tratta di un processo graduale, che richiede alcune settimane e, proprio per questo, non sovraccarica il filtro biologico ma crea nuovi e più stabili equilibri biochimici, grazie ai quali, non ci saranno più fioriture di alghe filamentose.
Ottenuto il risultato desiderato, sarà sufficiente una somministrazione settimanale di sali minerali e batteri, per mantenere il laghetto in condizioni ottimali.

Il laghetto da 270 mila litri della della Koi Farm è esposto al sole dalla mattina alla sera, poiché gli alberi che crescono attorno ad esso sono ancora troppi giovani per fare ombra, tuttavia, l’alga filamentosa più lunga che si possa trovare difficilmente supererà i 3cm di lunghezza.


Con questa combinazione di sali minerali e batteri è possibile ottenere e mantenere un corretto biofilm su tutte le superfici sommerse del laghetto.

Questo biofilm occupa un ruolo di primaria importanza nella depurazione del laghetto, funzionando come una enorme espansione del filtro biologico.

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Alimentazione e cura delle carpe koi in primavera.

Aiutiamo le nostre Koi ad affrontare al meglio la stagione primaverile e godiamoci il laghetto con la massima serenità in questa splendida stagione.

La primavera è alle porte, a Marzo il fotoperiodo è già aumentato e continuerà a farlo.

Questo è il primo stimolo che avvisa le Koi dell’imminente cambio stagionale.

Ancora prima che l’acqua inizi a scaldarsi, il repentino aumento delle ore di luce influisce in maniera diretta sull’attività metabolica delle koi che incominciano ad essere sempre più attive.

Anche se le temperature sono ancora basse, le carpe sono sempre più in movimento, alla ricerca di qualcosa da mangiare.

 

 

Le basse temperature invernali ed il lungo digiuno hanno messo a dura prova il sistema immunitario dei pesci.

L’apparato digerente delle Koi e’ stato fermo per alcuni mesi, in una sorta di letargo, dove il metabolismo dei pesci era ridotto al minimo, mantenendo attive le funzioni vitali di base.

Questa fase di letargo invernale, del tutto naturale per i pesci che abitano le acque temperate, consente alle koi di poter consumare le riserve energetiche accumulate durante la precedente stagione estiva, innescando alcuni importanti processi fisiologici essenziali.

Ora è il momento di rimettere in moto tutta la fisiologia delle Koi, iniziando proprio con l’alimentazione.

In questo periodo le temperature sono molto “ballerine”, poiché le prime tiepide giornate di sole si alternano a fredde settimane piovose.

la primavera è un momento molto delicato

 Sarebbe molto pericoloso se un improvviso sbalzo termico bloccasse il processo digestivo nelle Koi.

Infatti, la fermentazione del mangime eventualmente non digerito potrebbe causare problematiche spesso letali nelle carpe.

Per questo è fondamentale scegliere la dieta giusta per la primavera ed è altrettanto importante somministrarla correttamente, sia nelle quantità che nelle tempistiche.

Anche in questo caso, i consigli e l’assistenza di un professionista qualificato ed esperto sono di fondamentale importanza per evitare errori.

Di solito, inizio la stagione somministrando alle koi, piccole quantità del mangime ricostituente affondantea granulometria fine, un alimento molto appetibile e digeribile anche alle basse temperature, comunque non inferiori agli 8 gradi centigradi.

Cerco di somministrarlo in quantità ridotte, durante le ore centrali e più calde della giornata, inoltre, la granulometria fine favorisce una digestione più rapida, riducendo i rischi di cui sopra.

In alternativa, le mie koi vengono alimentate anche con i mangimi Koi cure e “immunostimolante”, entrambi galleggianti, due ottimi cibi primaverili ad alta digeribilità e anch’essi contenenti diverse componenti capaci di stimolare il sistema immunitario.

Ottimi per questo periodo sono anche le referenze Hikari Saki Balance e Hikari weath germ che rappresentano una eccellente opportunità di integrazione alimentare, allo scopo di poter offrire una dieta veramente completa e bilanciata alle nostre carpe.

Infatti, una dieta varie ed equilibrata risulta essere “l’asso nella manica” a disposizione di ogni appassionato, per poter ottenere soddisfazione e successo in questo meraviglioso hobby.

Ci tengo a precisare che il mercato delle koi offre una grandissima varietà di mangimi, reperibili sia presso i Garden center sia presso i negozi specializzati.

Le referenze menzionate in questo articolo sono le stesse che io utilizzo per le mie koi e che ho testato in diversi anni di studi a tavolino e di esperienza sul campo, coadiuvato dalla professionalità e dalla competenza di personale specializzato in tema di alimentazione dei pesci.

La primavera è la stagione più delicata per le Koi, dato che, durante l’inverno, l’attività del loro sistema immunitario è parecchio  diminuita e con il rialzo delle temperature gli organismi patogeni si mettono in moto molto rapidamente.

il proverbiale appetito delle karashigoi

 A questo punto, bisogna fare ripartire quanto prima l’attività del sistema immunitario dei pesci e l’unico modo è utilizzare mangimi di elevata qualità, contenenti appositi “pacchetti immunostimolanti”.

Durante le fasi che precedono la primavera, oltre ad alimentare le Koi come ho spiegato sopra, controllo regolarmente la qualità dell’acqua con gli appositi kit di analisi Jbl.

In particolare, trattandosi di un periodo molto piovoso, bisogna monitorare costantemente il valore della durezza carbonatica “KH” che potrebbe scendere sotto valori limite, oltre i quali, questa famiglia di sali, non riuscirebbe più a garantire l’effetto tampone sul pH.

Se il valore di KH dovesse scendere sotto i 7d* KH occorre ripristinare la concentrazione di sali minerali dosando gradualmente il KH+.

sali minerali KH+

Dal momento che le Koi rimettono in moto il loro metabolismo, è buona norma ricominciare con una regolare somministrazione di batteri depuranti che andranno a rinvigorire e a rinnovare le colonie batteriche del filtro e del fondo.

le koi iniziano a muoversi

La riattivazione dell’attività biologica del laghetto deve essere curata con estrema attenzione, poiché altrimenti si potrebbe concretizzare il rischio di un precipitoso peggioramento della qualità dell’acqua sotto forma di accumulo di ammoniaca o nitriti, tutti composti potenzialmente mortali per i pesci. 

Oltre a creare le migliori condizioni ambientali per una ripresa dell’attività delle Koi, la regolare somministrazione di batteri e di KH+, scongiura in maniera del tutto naturale, la formazione delle temute alghe filamentose.

La gestione consapevole del laghetto e delle koi in questo delicatissimo periodo consente alle carpe di affrontare nel migliore dei modi la stagione riproduttiva e ci permette di godere pienamente e serenamente delle bellezze che la primavera ci regala, dentro e fuori dall’acqua.

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Utilizzo del KH+ nel laghetto

Si tratta di una particolare miscela di sali minerali fondamentali per la stabilita’ del pH dell’acqua e per una sana crescita dei pesci. Dato che i laghetti ornamentali non possiedono un naturale fondale melmoso, le carpe non riescono a trovare nei sedimenti la giusta quantita’ e varieta’ di sali minerali necessari per un corretto sviluppo muscolo/scheletrico.

La miscela di sali minerali KH+ ha la funzione di fornire i sali minerali necessari alla vita dei pesci del laghetto e contemporaneamente, aumenta la concentrazione dei sali carbonati utili per stabilizzare il valore del pH. 

Capita spesso, durante il periodo autunnale, che parecchi clienti mi chiamino, allarmati dal continuo grattarsi dei loro pesci contro gli oggetti presenti in acqua o sul fondo del laghetto.

Generalmente, non si tratta di parassitosi ma semplicemente di un abbassamento del valore di KH, (a causa delle piogge abbondanti) con conseguente oscillazione del valore di pH che provoca notevoli fastidi ed irritazioni alle mucose dei pesci, in particolare alle branchie. 

L’errore peggiore che si possa fare in questi casi e’ quello di ricorrere alla somministrazione di antiparassitari senza aver fatto fare delle adeguate analisi parassitologiche e senza aver effettuato le dovute analisi dell’acqua.

Questo comporta la completa demolizione della flora batterica del filtro e delle pareti della vasca con pericolosissimi innalzamenti dei valori di ammoniaca e di nitriti e la conseguente morte dei pesci.

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