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E’ iniziata la primavera!

Salve a tutti!! Nonostante le condizioni meteo ancora ostili, la primavera comincia a farsi sentire.
Le giornate si allungano, la temperatura dell’acqua si alza e l’appetito dei pesci aumenta.
E’ ora di ricominciare ad alimentare le carpe con mangimi adatti a questo periodo per rimettere in funzione l’attività intestinale delle Koi e fare in modo che riprendano energia dopo il lungo digiuno invernale.
Sono sempre a vostra disposizione per consigli e informazioni su come impostare un piano alimentare completo per le vostre Koi.

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Nuovi riproduttori acquistati autunno 2012

Nuovi riproduttori nella Koi Farm:
Quest’anno (estate 2012 ndr), per la prima volta nella storia della nostra koi Farm, ci siamo cimentati nella riproduzione delle Showa, la varietà che più di ogni altra necessita di un’accurata selezione degli avannotti, già dalla prima settimana di vita.
Mediamente, in una covata di Showa, il numero di esemplari di buona qualità oscilla tra il 3 e il 5%, una percentuale bassissima rispetto a tutte le altre varietà di koi.
Gli esemplari impiegati in questa prima esperienza con la riproduzione delle Showa sono stati una enorme femmina Shiro Utsuri e due maschi Showa. Il video di questa riproduzione è visibile nelle news.
Nei mesi successivi alla prima selezione degli avannotti, è apparsa evidente la buona qualità delle giovani Showa nate da questo primo “esperimento”, perciò si è deciso di incrementare il numero e la qualità dei riproduttori di questa magnifica varietà, con l’acquisto di nuovi esemplari, tutti provenienti da alcuni dei migliori allevatori giapponesi.
L’esemplare nelle foto 1,2 e 3 è una femmina dal carattere insolitamente socievole per una Showa e proviene dall’allevamento di Marudo, quindi porta nei suoi geni le caratteristiche della linea di sangue Dainichi.
Il maschio della foto 4 proviene dalla koi farm di Ikarashi, un allevatore rinomato in tutto il mondo per l’eccellente qualità delle sue Showa.
La Showa ginrin delle foto 5 e 6 è un maschio, proveniente dalla koi Farm Shinosai. Questa koi Farm è conosciuta principalmente per le sue Hi Utsuri e le sue Showa ginrin.
Il programma per la stagione riproduttiva del 2013 è quello di utilizzare questi due maschi sia sulla femmina Showa di Marudo, sia sulla imponente Shiro Utsuri che già quest’anno ha dato ottimi risultati.
Showa femmina, foto1

Showa femmina, foto2

Showa femmina, foto3

Showa maschio, foto4

Showa maschio, foto5

Showa maschio, foto6

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La concentrazione di ossigeno disciolto nell’acqua del laghetto

Quando si parla della concentrazione di ossigeno disciolto in acqua bisogna, ricordare che si sta facendo riferimento al comportamento di un gas che è radicalmente diverso da quello di un sale come ad esempio l’ammoniaca, il nitrito, il nitrato o il fosfato.

La parte della fisica che studia la dinamica dei fluidi ci aiuta a comprendere il comportamento di questo importantissimo gas che è alla base della quasi totalità dei processi vitali che avvengono nel nostro laghetto.

Sarà sicuramente capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di andare a letto alla sera lasciando sul comodino un bicchiere di acqua di rubinetto e di trovarlo, alla mattina dopo, ricoperto internamente di bollicine come se fosse stato riempito con acqua gassata.

Oppure vi sarà successo, durante un bagno al mare, di provare a mettere la testa sott’acqua e di avvertire una forte pressione alle orecchie, o salendo in alta montagna di avere la percezione di un udito come ovattato.

Aprendo una bottiglia di qualche bibita gassata, chiunque avrà potuto  notare una fuoriuscita di gas e la simultanea formazione di una miriade di bollicine sulle pareti interne della bottiglia.

Tutti questi fenomeni fisici, apparentemente molto distanti da ciò che accade nel nostro laghetto, sono la quotidiana manifestazione di alcune delle più importanti leggi fisiche sui gas (legge di Boyle-Mariotte, legge di Henry, legge di Dalton, principio di Pascal) che regolano la solubilità dell’ossigeno così importante per le koi.

Senza entrare nel dettaglio degli enunciati di queste leggi, quello che ci interessa sapere riguardo al comportamento dell’ossigeno in acqua è quanto segue.

Ci sono diversi fattori che influenzano la solubilità dell’ossigeno in acqua ed il profilo batimetrico del nostro laghetto è uno di questi.

Nello specifico, è un elevato rapporto superficie/volume a garantire un’ottimale diffusione dell’ossigeno dall’atmosfera all’acqua, quindi, un profilo batimetrico a “V” sarà sicuramente più efficace rispetto ad un profilo ad “U”.

Se pensiamo alle famigerate bocce per pesci rossi, esse sono l’esempio più eclatante di un pessimo rapporto superficie/volume tant’è che già da alcuni anni, sono vietate da una norma comunitaria a tutela del benessere animale.

Un altro importante fattore che condiziona la solubilità e la concentrazione di ossigeno in acqua è la temperatura.

Semplificando la questione, più calda è l’acqua, meno ossigeno ci starà dentro, quindi, alle alte temperature la saturazione di questo gas avverrà ad una concentrazione inferiore rispetto alle basse temperature.

Quando si fanno le analisi dell’acqua, bisogna ricordarsi che, mentre i risultati che otteniamo dai test dell’ammoniaca, del nitrito, del nitrato, del KH sono tutti valori assoluti, la concentrazione di ossigeno è un valore relativo, da relazionare alla temperatura dell’acqua con apposite tabelle.

Anche la pressione meteorologica condiziona in maniera molto diretta la concentrazione di ossigeno.

Durante le calde notti estive, l’alta temperatura dell’acqua e la fotosintesi inversa delle alghe e delle piante acquatiche riducono notevolmente la solubilità dell’ossigeno e la sua concentrazione nel laghetto.

Quando succede  che la situazione meteo peggiora improvvisamente e arriva un vortice di bassa pressione, la concentrazione di ossigeno nel laghetto può calare sensibilmente anche in maniera abbastanza rapida e a pagarne le conseguenze sono soprattutto i pesci più grossi, fisiologicamente più bisognosi di ossigeno.

Infine, un elevato B.O.D. (biochemical oxygen demand=domanda biochimica di ossigeno)concorre in maniera importante come fattore che tende a ridurre la concentrazione di ossigeno.

Ciò significa che le acque con un’elevata concentrazione di sostanze organiche in decomposizione, sono caratterizzate da un elevato B.O.D. poiché i batteri aerobi decompositori necessitano di grandi quantità di ossigeno per demolire le sostanze organiche disciolte in acqua.

Fortunatamente, la moderna tecnologia a disposizione degli appassionati di koi offre molteplici soluzioni per aumentare e mantenere costantemente elevata la concentrazione di ossigeno.

Esistono potenti compressori che alimentano numerose pietre porose e pompe con elevate prevalenza, adatte a fare funzionare efficacissimi tubi Venturi.

Quest’ultimo sistema di ossigenazione sfrutta il principio fisico di Venturi grazie al quale, un potente flusso di acqua ha la capacità di risucchiare una certa quantità di aria, miscelando i due fluidi con un flusso turbolento, creando un’enorme quantità di micro bolle che perdono quasi completamente la capacità di galleggiare con un conseguente aumento esponenziale del tempo di contatto aria/acqua.

In un confronto diretto, il tubo Venturi risulta enormemente più efficiente delle pietre porose poiché la miscelazione aria acqua avviene in un tempo molto più lungo e con bollicine molto più piccole rispetto al tragitto rettilineo e verticale prodotto da un compressore con pietre porose dove le bolle di dimensioni medio-grandi partono dal fondo del laghetto e raggiungono la superficie in un tempo molto breve.

L’unico risvolto negativo nell’impiego dell’ossigenatore Venturi nel laghetto è che le foglie e i detriti possono ostruire parzialmente o totalmente le griglie di aspirazione della pompa, riducendone il flusso e quindi impedendo l’aspirazione di aria.

Chiaramente, si potrebbe ovviare a quest’inconveniente con una manutenzione regolare della pompa Venturi, ma la soluzione migliore rimane sempre quella di impiegare simultaneamente i due differenti sistemi di ossigenazione, magari ottimizzando l’efficacia del compressore mettendo le pietre porose all’interno delle camere del filtro biologico.

Sistema di ossigenazione

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Selezione Shiro Utsuri e Showa nate nella Koi Farm!

Selezione Shiro Utsuri e Showa nate nella nostra Koi Farm :

Allevare koi delle varietà Shiro Utsuri e Showa è decisamente più impegnativo rispetto a tante altre varietà poichè la prima selezione deve essere effettuata già dopo due settimane dalla nascita.
Bisogna dividere le bianche dalle nere quando sono lunghe solo pochi millimetri…un lavoro di precisione dove c’e’ da perderci gli occhi!

In questo momento, gli avannotti sono ancora molto piccoli ma sono davvero tantissimi e la prima selezione dura parecchi giorni.

La collaborazione di clienti e amici è sempre ben accetto e fortunatamente non manca mai.
Per me è un prezioso ed impagabile aiuto, mentre per chi è interessato, risulta una buona occasione per apprendere le tecniche selettive e le caratteristiche di ogni varietà.


Filippo seleziona le Shiro Utsuri e le Showa

Andrea seleziona le Shiro Utzuri e le Showa

Marco seleziona le Shiro Utsuri e le Showa

Grazie a Tutti!!!

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Considerazioni sulla scelta dei farmaci:

Considerazioni sulla scelta dei farmaci:

Spero che i miei suggerimenti basati su tanti anni di esperienza e altrettanti passati sui libri, possano davvero essere utili per chiunque si trovi a dover affrontare lo spiacevole problema di una malattia sulle proprie koi.

Cercherò quindi di essere quanto più chiaro e diretto possibile, anche a costo di demolire “convinzioni” e “certezze” assolutamente prive di basi scientifiche, che troppo spesso riscontro sull’argomento.

Ma veniamo al dunque:
la cosa che più di ogni altra determina il buon esito di una cura, NON E’ LA SCELTA DEL FARMACO, ma una diagnosi corretta e tempestiva, effettuata da personale esperto e soprattutto qualificato!!!!

Chiunque può comperare un buon microscopio, ma tutt’altra questione è saperlo usare!
Effettuata una diagnosi corretta, occorre eseguire uno studio minuzioso del laghetto, nelle sue componenti biotiche e abiotiche per eliminare le cause del problema.

Se ad esempio, le koi hanno contratto una parassitosi quale una infestazione da vermi della pelle, tanto per dirne una, è importante individuare i fattori che hanno causato un indebolimento del sistema immunitario dei pesci, tale da non riuscire più a far fronte alla pressione degli organismi patogeni.

A questo proposito vorrei ricordare che un laghetto NON E’, e NON DEVE ESSERE un ambiente sterile e quindi è normale che vi siano un certo numero di organismi patogeni come parassiti e batteri ed è altrettanto normale che il sistema immunitario dei pesci riesca a far fronte a questa pressione.
I problemi insorgono quando questo delicato equilibrio viene compromesso, e ciò può accadere, ad esempio, a causa di una scadente qualità dell’acqua, un’alimentazione scarsa o sbilanciata, koi geneticamente poco resistenti ecc.
Solo dopo aver eliminato le cause del problema arriva il momento di decidere se trattare le koi ed eventualmente quale farmaco usare.

Non sempre, infatti, è indispensabile trattare farmacologicamente le carpe perché, se il problema viene affrontato tempestivamente e vengono eliminate le cause, il sistema immunitario delle koi può, in parecchi casi, riportare la situazione alla normalità.

Se, di contro, si rende necessario un trattamento, è bene tenere a mente che TUTTI i farmaci hanno effetti collaterali.
Inoltre, per trattare un determinato parassita, esistono farmaci di prima scelta, quindi di concezione recente e con effetti collaterali contenuti, ed altri che “ormai hanno fatto la storia”…
Riguardo all’FMG, ad esempio, considero questo farmaco come “l’ultima spiaggia”, dato che.

-è molto pericoloso da maneggiare perché cancerogeno anche per l’uomo.
-è cancerogeno anche per i pesci, infatti mi è capitato spesso di vedere koi trattate con FMG sviluppare anche dopo un certo periodo, tumori di vario genere.
-è devastante sulla biologia del filtro e dell’intero “ecosistema-laghetto” con effetti deleteri anche sul lungo periodo poiché viene assorbito dalle rocce e rimane nei sedimenti.
-molte specie ittiche come tinche, storioni, barbi non tollerano i principi attivi contenuti nell’FMG.
-per trattare i parassiti a cui è destinato (ciliati e flagellati) esistono scelte infinitamente meno invasive.
Per di più, ritengo ASSOLUTAMENTE ASSURDO ED ESTREMAMENTE PERICOLOSO un utilizzo a scopo preventivo dell’FMG con trattamenti ripetuti in primavera e in autunno.
È un po’ come se il vostro medico vi prescrivesse un trattamento di chemioterapia a primavera ed uno in autunno per prevenire un tumore.
Non so se ho reso l’idea!?!
Al di la di quest’esempio, comunque, sono personalmente contrario all’utilizzo di qualunque farmaco o antibiotico a scopo preventivo, perché una simile applicazione, avrebbe come solo ed unico risultato la selezione di ceppi parassitari e batterici più resistenti e l’indebolimento dei pesci con danni irreversibili a livello epatico.

Qualche riga sopra ho parlato dell’FMG come “ultima spiaggia”tant’è che in tanti anni di esperienza nella cura delle koi mi è capitato solamente 2 volte di utilizzare questa sostanza.
Si è trattato di due circostanze particolari, in cui i pesci erano già fortemente parassitati e debilitati, inoltre la situazione biologica del laghetto nel suo insieme era ormai assolutamente compromessa, tanto che, ad una valutazione costi-benefici, gli effetti collaterali dell’impiego di questa sostanza potevano essere ritenuti accettabili rispetto ai possibili benefici.
In condizioni dove ci si accorge per tempo della parassitosi in atto, ed essa viene diagnosticata con esattezza, è possibile ricorrere a soluzioni alternative per trattare i generi di parassiti a cui l’FMG è solitamente destinato.

Invece, per quanto riguarda un altro farmaco su cui spesso mi si chiede un’opinione, cioè il TRICLAM, in tutta sincerità devo ammettere che è un vermicida che non ho mai utilizzato.
Per trattare le parassitosi sostenute da Gyrodactylus (verme della pelle) e Dactylogyrus (verme delle branchie) la prima scelta ricade su preparati a base di Praziquantel.
Questa sostanza agisce danneggiando la membrana cellulare dei vermi, risultando letale per questi parassiti e di contro, piuttosto sicura nei riguardi delle koi anche nel caso di sovradosaggi.
Inoltre, il Praziquantel è ben tollerato da tutte le specie ittiche che solitamente accompagnano le koi e non ha effetti collaterali sui batteri nitrificanti del filtro.

Esistono anche altri antiparassitari molto efficaci nel trattamento di questi vermi parassiti, ma il loro impiego richiede qualche attenzione in più rispetto al Praziquantel e dovrebbe essere riservato alle situazioni in cui si riscontra una insolita resistenza dei parassiti a questa molecola.

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Imparare a scegliere le koi:

Imparare a scegliere le koi:

Mi capita spesso di incontrare e di parlare con appassionati di koi che mi raccontano la loro esperienza riguardo all’acquisto azzardato di pesci che all’apparenza sembravano validi esemplari ma che poi, dopo pochissimo tempo, si sono ammalati e sono morti, portandosi dietro anche buona parte delle koi che erano già presenti nel laghetto.
Questo genere di situazioni comporta molta delusione e parecchia frustrazione e ci si domanda se sia possibile una qualche forma di risarcimento.
Credo che il migliore ed unico risarcimento che si possa ottenere da questo genere di situazioni negative è L’ESPERIENZA, di cui è importante fare tesoro.
le prossime volte che vorremo acquistare uno o più pesci ricordiamoci di quanto accaduto, ricordiamoci dei pesci che abbiamo perso, della frustrazione provata, ricordiamoci anche se abbiamo commesso degli errori nella gestione del nostro laghetto o se invece abbiamo fatto tutto a regola d’arte eccetto il fatto di aver scelto i pesci “sbagliati”!!!
è forse a proposito di quest’ultimo punto dove è necessario avere più ESPERIENZA, ma dove purtroppo è anche più difficile e “costoso” farsela.
saper scegliere i pesci “giusti” non è affatto banale, ed è un argomento al quale i rivenditori dovrebbero dedicare tempo, spiegando ai propri clienti quali sono i criteri discriminanti grazie ai quali è possibile valutare l’oggettiva qualità di un pesce:
faccio riferimento al body-shape, alla taglia in rapporto all’età, al modo di nuotare, alla distribuzione dei colori in relazione allo standard e quindi, a seconda delle varietà, alla presenza e alla qualità del fukurin, al tipo di sashi e di kiwa, alla qualità del beni e del sumi, o alla presenza di zone con una certa concentrazione di pigmento nelle varietà metalliche.
questo solo per citare alcuni elementi di giudizio importanti.
di contro, è evidente che non ce ne facciamo nulla di una di una bella koi se essa non gode di ottima salute …..e su questo bisogna necessariamente fidarsi del proprio rivenditore, ma è anche vero che questa fiducia il rivenditore se la deve guadagnare sia non tradendo le aspettative degli acquirenti, sia offrendo anche una valida consulenza ed un’adeguata assistenza post-vendita.
a questo punto, non resta che chiedersi se dove acquistiamo abitualmente ci viene offerto tutto questo!
anche sul prezzo delle koi ci sarebbe molto da discutere, ma se impariamo a distinguere bene un esemplare di qualità da uno mediocre, allora non avremo alcuna difficoltà a capire se il pesce che ci viene proposto a prezzo modico vale realmente poco, oppure se il suo prezzo contenuto è dovuto al fatto che è di “produzione propria” oppure chi lo vende non è avido di denaro e si accontenta di un guadagno modesto, ripagato anche dalla soddisfazione del proprio cliente e dal piacere di contribuire alla diffusione di questo meraviglioso hobby.

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Infezioni virali da koi pox virus: CyHV-1

Infezioni virali da koi pox virus: CyHV-1

Facciamo una premessa:
I virus sono particelle patogene talmente piccole da essere invisibili al microscopio ottico (infatti possono essere osservati unicamente con il microscopio elettronico a scansione).
I virus hanno vita unicamente parassitaria non essendo in grado di svolgere le proprie funzioni vitali al di fuori della cellula ospite.
Sono costituiti da un involucro che contiene unicamente una molecola genetica che viene iniettata all’interno della cellula ospite dove interferisce col metabolismo cellulare, costringendo la cellula ospite a produrre nuovi virus.

Il Cyprinid Herpes virus-1 o CyHV-1, meglio conosciuto come “Koi pox”è una patologia dermatologica di natura virale benigna, cioè non porta al decesso ma ad una alterazione dell’aspetto del pesce che ne è affetto.
Le lesioni causate da questo tipo di virus assomigliano molto a delle gocce di cera solidificate e sono saldamente ancorate alla pelle del pesce.
Generalmente, tali lesioni interessano l’esterno della bocca, il bordo superire della pinne dorsale, il primo raggio delle pinne pettorali, delle ventrali e della anale.

Nello specifico, le formazioni virali a carico delle labbra, pur non essendo letali da un punto di vista patologico, possono risultare particolarmente invalidanti poiché rendono difficoltosa l’assunzione del cibo da parte del pesce.
È importante sapere che la suscettibilità a questo tipo di infezione virale è determinata geneticamente.
In particolare, le carpe che provengono da koi farm giapponesi, israeliane o di Singapore, che allevano in inbreeding stretto, dando importanza unicamente al fenotipo senza preoccuparsi di conservare una buona genetica, sono molto soggette al koi pox virus.
Queste carpe non particolarmente “dotate”geneticamente, hanno già in partenza un sistema immunitario carente, inoltre, all’inizio dell’autunno, quando la temperatura dell’acqua inizia a scendere sotto i 15°C, il sistema immunitario delle koi diminuisce naturalmente la sua efficienza.

Se il pesce in questione è geneticamente debole o malnutrito oppure vive in una situazione di stress cronico a causa di valori dell’acqua non ottimali, c’è un’alta probabilità che contragga questa infezione virale.
Anche se il rateo infettivo è molto lento, qualora le lesioni virali dovessero raggiungere dimensioni importanti, può rendersi necessaria una rimozione chirurgica.
Anche se le lesioni tipiche del pox virus tendono a scomparire spontaneamente con l’aumento della temperatura, per evitare che si ripresentino all’autunno successivo, bisogna agire sulla stimolazione del sistema immunitario delle koi.
Questo risultato può essere ottenuto prima di tutto migliorando quanto più possibile le condizioni generali di vita dei pesci, a partire dalla cura della qualità dell’acqua con un sistema di filtraggio ottimale ricordando che la biochimica ha delle regole molto precise, che non si inventano e non si improvvisano.
Anche la cura dell’alimentazione ricopre un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni virali.

Una dieta differenziata, che includa mangimi arricchiti con Vitamina C stabilizzata, propoli o immunostimolanti come ad esempio l’aglio rafforza il sistema immunitario e lo stato generale del pesce, riducendone la suscettibilità alle malattie virali e non.

Personalmente ho ottenuto ottimi risultati con l’aggiunta di aglio liquido al mangime che oltretutto ha anche un effetto antiparassitario.
Anche l’aggiunta di vitamina C in polvere (reperibile in farmacia senza ricetta) ha ottimi effetti immunostimolanti, ma bisogna avere l’accortezza di preparare piccole quantità di mangime da somministrare immediatamente, dato che questa vitamina si ossida in pochi minuti a contatto con l’aria, perdendo completamente la sua efficacia terapeutica.

Questo è quanto si può fare per prevenire le infezioni virali, mentre per i trattamenti di infezioni già in atto, sto sperimentando dei bagni brevi di circa 40 minuti con un sanificante costituito da un 4,5% di acido peracetico e un 20% di perossido di idrogeno nel dosaggio di 20 ml su 1000 litri di acqua.

Bibliografia:
-Gerald Bassleer “the new illustrated guide to fish disease”
-Maarten Lammens “the koi doctor”
-Erick L. Johnson “koi health and disease”
-Duncan Griffiths “step by step advanced koi diagnosis and treatments”

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Valutazione degli impatti ambientali dei trattamenti chimici antiparassitari nel laghetto ornamentale.

Valutazione degli impatti ambientali dei trattamenti chimici antiparassitari nel laghetto ornamentale.
Questo è un argomento davvero molto articolato ed estremamente interessante che richiede delle spiegazioni approfondite.
Infatti, anche se la vita dei pesci in tutti i nostri laghetti, è garantita dai medesimi principi di biochimica su cui si basa il funzionamento dei filtri biologici, non bisogna dimenticare che ciascun laghetto è una realtà unica e a se stante.
Tutti gli ecosistemi acquatici come i nostri laghetti, sono caratterizzati dall’esistenza di delicati equilibri tra fattori biotici e fattori abiotici.
I fattori biotici sono i pesci, le piante acquatiche e quelle che circondano il laghetto, tutti i macro e micro organismi acquatici compresi i batteri del filtro solo per citarne alcuni.
I fattori abiotici sono l’acqua, il tipo e la quantità di sali minerali in essa contenuti, l’aria, il vento prevalente in quella determinata zona, le ore di luce e di sole diretto, le temperature medie nelle diverse stagioni eccetera.
Da queste considerazioni, è facile intuire quanto differenti ed unici siano i nostri laghetti.
Quindi, risulta ovvio come sia IMPOSSIBILE standardizzare gli effetti collaterali dei vari trattamenti chimici sulla componente biotica di un ecosistema acquatico poiché le variabili in gioco sono infinite.
Ad esempio, se si parla del blu di metilene e delle leggende metropolitane che narrano di una riduzione del 20% del potere nitrificante di un filtro attraverso il quale scorre acqua trattata con questo potente disinfettante, ritengo che questo dato sia altamente discutibile poiché, innanzi tutto, va considerata la concentrazione di blu di metilene che utilizzo.
Poi c’è da tener conto del fatto che se (come è auspicabile) viene utilizzato abitualmente un biocondizionatore, si avrà un effetto di neutralizzazione della cura.
Infine, c’è da valutare l’eventuale carico organico, meglio conosciuto come domanda biochimica di ossigeno, (nota anche come BOD, acronimo dell’inglese Biochemical Oxygen Demand) che rappresenta una misura indiretta del contenuto di materia organica biodegradabile presente in un campione d’acqua. Può essere usato per stimare le qualità generali dell’acqua e il suo grado di inquinamento.
Più risulta alto il BOD, meno efficace sarà il trattamento.
Non tutti i trattamenti hanno la stessa sensibilità al BOD, e per i più suscettibili si rende necessario ricalibrare i dosaggi, a volte anche con considerevoli correzioni.
Certi trattamenti sono molto sensibili anche alla radiazione uv del sole, e come sappiamo bene, non tutti i laghetti ricevono le stesse ore di sole diretto.
La perdita di efficacia di un trattamento ha come logica conseguenza un minore impatto sulla biologia del filtro ma anche un effetto curativo decisamente ridotto.
Concludendo, torno a sottolineare quanto sia difficile stimare gli effetti collaterali di un trattamento, perciò, se esiste un’alternativa più sicura (vedi il sale) non vedo perché complicarsi la vita con disinfettanti o chemioterapici.
Se utilizzato bene (sui giusti parassiti e nel corretto dosaggio), difficilmente il sale fallisce, ma se dovesse succedere si fa sempre in tempo ad utilizzare qualcosa di più forte.
Decidere di trattare i ciliati ed i flagellati con il blu di metilene è come tentare di uccidere una zanzara con un bazooka…di sicuro si otterrà il risultato desiderato ma con quali costi e con che effetti collaterali????

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