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La corretta gestione del Biofilm

Impariamo a sfruttare il biofilm che si sviluppa sulle superfici sommerse del laghetto.

Che cos’è il biofilm?

Il biofilm e’ un sottile strato, dello spessore di pochi millimetri che ricopre ogni centimetro quadrato di superficie sommersa del laghetto.

Il biofilm e’ costituito da una componente abiotica e da una componente biotica.

La componente abiotica, composta da sali minerali della famiglia dei carbonati e altre sostanze argillose, funziona come substrato dove proliferano micro organismi di vario genere, batteri depuranti ed alghe che costituiscono la componente biotica.

Che aspetto ha il biofilm?

Un biofilm maturo si presenta come un sottile strato di copertura, di colore verde/ bruno, saldamente attaccato al fondale e alle pareti del laghetto, alle rocce e ad ogni superficie sommersa.

Indipendentemente dal materiale di costruzione del laghetto, sia esso cemento o telo, un biofilm maturo e’ saldamente adeso a tutte le superfici sommerse.

A cosa serve il biofilm?

Il biofilm riveste un ruolo fondamentale nel mantenere un’elevata qualità ambientale nell’ecosistema del laghetto poiché al suo interno avvengono alcuni importantissimi processi biochimici ad opera dei batteri depuranti, dei microorganismi detritivori e delle piccole alghe sessili.

La presenza di un biofilm maturo e’ così tanto importante da condizionare radicalmente la salute degli organismi acquatici che abitano il laghetto.

Senza di esso, non è possibile mantenere i pesci in salute.


In quanto tempo si forma il biofilm?

Generalmente occorrono alcuni mesi affinché si possa formare un biofilm maturo ma le tempistiche sono molto variabili e dipendono da:

1) in quali mesi dell’anno e’ stato avviato il laghetto.

2) con quale materiale e’ stato impermeabilizzato il laghetto.

3) con quali prodotti viene gestito il laghetto a livello di biologia, in particolare, sali minerali e batteri.

4) il profilo batimetrico del laghetto in questione.

Analizziamo ciascun punto singolarmente:

1) se il laghetto viene riempito ed avviato durante la primavera, l’aumento delle temperature e della durata del fotoperiodo favoriranno una più rapida formazione del biofilm.

2) generalmente, nei laghetti costruiti in cemento, il biofilm si fissa più rapidamente rispetto a quelli impermeabilizzati col telo poiché, grazie ad un maggior grado di porosità, i sali minerali aderiscono meglio alle superfici sommerse, favorendo la formazione di un sottile strato argilloso che costituisce il substrato ottimale per la proliferazione dei microorganismi acquatici animali e vegetali.

3) una gestione consapevole del laghetto, utilizzando prodotti professionali di alta qualità come batteri depuranti e sali minerali KH+ ed evitando inutili e faticose operazioni di pulizia, contribuisce al successo della fase di maturazione iniziale oltre a migliorare il mantenimento dei pesci sul lungo periodo.

4) un profilo batimetrico naturale a forma di “V” garantisce una più ampia superficie sommersa rispetto ad un profilo ad “U” con pareti verticali.

A sua volta, un’ampia superficie sommersa funziona come una grande espansione del filtro biologico favorendo il mantenimento di un elevato standard qualitativo dei parametri fisico/chimici dell’acqua.

Come si può valutare lo stato di maturazione del biofilm in un nuovo laghetto?

Un biofilm maturo si presenta come un sottile strato, di colore verde muschio, costituito da un corto tappetino di alghe piuttosto omogeneo e saldamente adeso al substrato.

Se lo si gratta con un dito, sotto le alghe si può notare uno strato di circa 2mm di sali minerali di colore marrone chiaro, quasi giallognolo.

Al contrario, un biofilm ancora immaturo tenderà a staccarsi e a disgregarsi solamente al passaggio della mano.

I pesci si nutrono del biofilm?

Le Koi si nutrono della componente vegetale del biofilm.

Spesso, e’ possibile vederle mentre brucano le alghe, ingerendo contemporaneamente anche i microorganismi ed i sali minerali che costituiscono questo importantissimo strato ricco di vita.

Se osserviamo il comportamento di una carpa selvatica che abita un fiume o un lago naturale, risulta evidente come la sua attività principale, durante tutto l’arco della giornata, consista nella ricerca del cibo, grufolando sul fondo.

Nel substrato bentonico naturale, la carpa trova una grande varietà di organismi di cui nutrirsi oltre agli importantissimi sali minerali.

Generalmente, i laghetti ornamentali hanno il fondo in cemento o in telo e le Koi non possono nutrirsi costantemente come fanno le loro cugine in natura.

Lo sviluppo di un buon biofilm consente alle Koi di poter avere a disposizione una fonte di cibo praticamente inesauribile che va ad integrare la dieta a base di mangimi specifici.

brucando il biofilm


Il biofilm influenza la chimica dell’acqua del laghetto?

All’interno del sottile strato del biofilm avvengono alcuni dei più importanti processi biochimici fondamentali per mantenere un elevato standard qualitativo dell’acqua del laghetto.

Inoltre, lo strato di sali minerali carbonatici favorisce la stabilità del valore di pH, funzionando da tampone, soprattutto nei periodi con forti precipitazioni meteorologiche.

L’assenza di questo strato minerale comporta un concreto rischio di consistenti oscillazioni del valore di pH, potenzialmente letali per i pesci.

Nella eventualità di una fioritura di alghe filamentose e’ necessario svuotare il laghetto e ripulire bene le superfici sommerse?

Assolutamente NO!!!

Per una definitiva risoluzione di questo problema rimandiamo il lettore all’articolo “come gestire correttamente le alghe filamentose”.

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Come gestire correttamente le alghe filamentose

Le mosse vincenti nella lotta contro le alghe filamentose!
La comparsa delle temute alghe filamentose, specialmente durante il periodo primaverile, è certamente uno dei problemi più ricorrenti che preoccupa i possessori di un laghetto.

Infatti, la fioritura, talvolta massiccia di questo tipo di alghe, può compromettere seriamente la salute ed il buon funzionamento dell’intero ecosistema acquatico interessato.

In questo breve articolo saranno prese in esame alcune delle cause più frequenti della comparsa delle alghe filamentose oltre, naturalmente, alle azioni da compiere per poter vincere questa complessa lotta.
-L’aumento del fotoperiodo che caratterizza i mesi primaverili, rappresenta quasi sempre il fattore che innesca la fioritura (crescita esponenziale) delle alghe filamentose.
-L’elevato grado di limpidezza delle acque della maggior parte dei nostri laghetti, consente ai raggi solari di penetrare in profondità nella colonna d’acqua, favorendo la crescita delle alghe filamentose lungo tutto il profilo batimetrico.
-La presenza nel laghetto di piante acquatiche, messe a dimora in vasi ricchi di fertilizzanti organici, aumenta sensibilmente la concentrazione dei sali di azoto e fosforo, rispettivamente NO3 e PO4, che rappresentano la principale fonte di nutrimento per le alghe.
-L’impiego di mangimi di bassa qualità, poco nutrienti per le Koi e molto inquinanti, apportano un ulteriore carico organico all’acqua del laghetto.
-Le piogge abbondanti e frequenti, tipiche del periodo primaverile, diluiscono pericolosamente la concentrazione dei sali carbonati, rendendo instabile il valore di pH e consentendo un rapido sviluppo delle alghe filamentose.
-L’impiego di acqua proveniente da pozzi superficiali che quindi captano acque di origine meteorica, comporta il rischio di un aumento considerevole del valore di PO4 ed NO3 poiché la pioggia, prima di riempire il pozzo, spesso attraversa campi coltivati, dilavando i fertilizzanti utilizzati dagli agricoltori.

-La presenza di una quantità di pesci eccessiva, in rapporto alla potenza biologica dell’impianto di filtraggio rende impossibile ottenere un buon equilibrio tra i fattori biotici e abiotici dell’ecosistema. Questa instabilità cronica favorisce lo sviluppo di alghe filamentose.
Vediamo adesso come poter ovviare a questi inconvenienti: per vincere la battaglia contro le alghe filamentose è molto importante avere chiaro in mente quali siano le azioni utili e quali quelle controproducenti.

L’obbiettivo da raggiungere è l’EQUILIBRIO!!!
Se si vuole ottenere un equilibrio stabile, efficace e duraturo, la strada migliore è copiare da ciò che avviene in natura.

L’utilizzo di alghicidi ad azione chimico/fisica è da evitare categoricamente: non dimentichiamoci che sono dei veleni e come tali, hanno degli effetti collaterali pesantissimi sulla salute dei pesci, delle piante acquatiche e del laghetto nel suo insieme.

Queste sostanze uccidono rapidamente tutte le alghe presenti in vasca, dando origine, nell’arco di qualche giorno, ad una grande massa di alghe morte in decomposizione.

Come è intuitivo, questa grande quantità di alghe in decomposizione non sparisce nel nulla come per magia, ma sottopone il filtro biologico ad un carico di lavoro extra che non è in grado di svolgere.

Il risultato si traduce in un drastico peggioramento della qualità dell’acqua che ha come logica conseguenza, una fioritura algale peggiore della prima.

Naturalmente, questo è un quadro semplificativo che, ad esempio, non tiene conto degli effetti collaterali sui pesci e sulla componente biologiaca del filtro.
Anche gli interventi drastici come lo svuotamento del laghetto e la pulizia con l’idropulitrice sono azioni da evitare categoricamente!

Questo tipo di operazione, soprattutto se svolta nel periodo primaverile, sottopone i pesci ad uno stress che potrebbe rivelarsi letale.

Inoltre, lo svuotamento totale e la pulizia profonda riportano il laghetto ad uno stato di totale immaturità biologica, lavorando nella direzione diametralmente opposta a quella nella quale bisognerebbe andare per vincere la battaglia contro le alghe filamentose.
Ricordiamoci che dobbiamo portare il laghetto verso uno stato di equilibrio biochimico in cui saranno i batteri depuranti a gestire la situazione.

La parola d’ordine è EQUILIBRIO!!!!
In relazione a studi scientifici, si è potuto constatare che, un filtro biologico ben allestito e correttamente gestito (senza iterventi di pulizia drastici o troppo frequenti) raggiunge la sua piena maturazione in circa 6/8 MESI!!!

Se consideriamo il laghetto nel suo insieme come un vero e proprio ecosistema, ogni centimetro quadrato della sua superficie sommersa si comporta, a tutti gli effetti, come un’espansione del filtro biologico, dove i batteri depuranti si insediano, prolificano e svolgono la loro importante azione metabolica.
Detto questo, è facilmente intuibile l’entità del danno che deriva da uno svuotamento totale del laghetto.
Anche il trattamento col sale, finalizzato ad eliminare le alghe filamentose, è un procedimento da evitare benché, pur essendo privo di effetti collaterali sulla salute dei pesci e dei batteri depuranti, uccide rapidamente una grande massa di alghe filamentose, sovraccaricando pericolosamente il filtro biologico.
L’approccio corretto al problema della alghe filamentose si basa su una serie di azioni in sequenza logica, partendo ovviamente da un’attenta analisi delle cause del problema.

Una volta individuate le cause, bisogna assolutamente eliminarle, altrimenti sarà impossibile ottenere risultati sul lungo periodo.

Ad esempio, se risulta che le piante del laghetto siano state messe a dimora in vasi ricchi di fertilizzanti organici è necessario provvedere ad un rinvaso utilizzando gli appositi vasi per piante acquatiche, riempiti con un substrato neutro.

In questo modo le piante acquatiche, non trovando nutrienti nel substrato, propagano le loro radici capillari attraverso i fori del vaso per assorbire i nutrienti direttamente dall’acqua, contribuendo alla lotta contro le alghe grazie alla loro azione fitodepurativa.


Se invece si sta utilizzando un mangime di scarsa qualità è bene provvedere alla sua sostituzione con un cibo più adatto anche perché, molto spesso, la differenza di prezzo è di gran lunga inferiore al divario qualitativo.
Supponiamo ora di avere individuato ed eliminato le cause della fioritura algale.

Vediamo quindi come possiamo riportare alla normalità un laghetto infestato dalle alghe filamentose.
Armiamoci di pazienza e di un rastrello per olive!!!


La pazienza ci servirà perché se vogliamo dei risultati concreti e duraturi sarà necessario del tempo, mentre il rastrello per olive ci servirà per effettuare una eliminazione manuale della maggior parte delle alghe filamentose, senza correre il rischio di forare il telo del laghetto o di ferire i pesci.


Effettuata questa operazione, sarà opportuno pulire il filtro meccanico perché nel frattempo si sarà riempito con i frammenti di alghe che potrebbero essersi staccati.

Ora, se l’impianto di sterilizzazione uvc è stato ben calibrato in rapporto alla specifica realtà del laghetto in questione, non sarà un problema applicare un timer che spenga l’uvc alle 20:00 e lo riaccenda alle 06:00.
A questo punto entrano in scena le due armi principali nella lotta alle alghe filamentose:
– i nostri batteri depuranti

– la miscela di sali minerali KH+

Per circa 25/30 giorni, dovremmo somministrare QUOTIDIANAMENTE, una certa quantità di sali minerali KH+ ed una piccola dose di batteri depuranti.

Le specifiche quantità di queste due sostanze andranno determinate di volta in volta, in relazione a:
-capacità del laghetto

-valore di KH

-grado di infestazione delle alghe filamentose
Siccome i batteri depuranti sono fotosensibili, è buona norma somministrarli all’imbrunire, ed è per questo che si rende necessaria la timerizzazione dell’uvc.

Per quanto riguarda i sali minerali KH +, non trattandosi di un prodotto fotosensibile, possono essere somministrati in qualunque orario.

È comunque buona norma mantenere una certa regolarità quindi, consiglio di somministrare entrambi i prodotti contemporaneamente, dopo il tramonto.
Considerato che ciascun laghetto è una realtà unica, con le proprie caratteristiche ed i propri equilibri, non è possibile standardizzare le tempistiche di reazione positiva a questo trattamento, ma ho potuto constatare come i primi effetti si manifestino tra il decimo e il quindicesimo giorno dall’inizio della somministrazione di batteri e sali minerali.


Il primo effetto evidente di un trend migliorativo è il cambio di colore delle alghe filamentose che, da verde brillante che erano, virano progressivamente al marrone ruggine, perdendo anche la loro consistenza iniziale fino a diventare estremamente fragili al tatto.

Si tratta di un processo graduale, che richiede alcune settimane e, proprio per questo, non sovraccarica il filtro biologico ma crea nuovi e più stabili equilibri biochimici, grazie ai quali, non ci saranno più fioriture di alghe filamentose.
Ottenuto il risultato desiderato, sarà sufficiente una somministrazione settimanale di sali minerali e batteri, per mantenere il laghetto in condizioni ottimali.

Il laghetto da 270 mila litri della della Koi Farm è esposto al sole dalla mattina alla sera, poiché gli alberi che crescono attorno ad esso sono ancora troppi giovani per fare ombra, tuttavia, l’alga filamentosa più lunga che si possa trovare difficilmente supererà i 3cm di lunghezza.


Con questa combinazione di sali minerali e batteri è possibile ottenere e mantenere un corretto biofilm su tutte le superfici sommerse del laghetto.

Questo biofilm occupa un ruolo di primaria importanza nella depurazione del laghetto, funzionando come una enorme espansione del filtro biologico.

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Alimentazione e cura delle carpe koi in primavera.

Aiutiamo le nostre Koi ad affrontare al meglio la stagione primaverile e godiamoci il laghetto con la massima serenità in questa splendida stagione.

La primavera è alle porte, a Marzo il fotoperiodo è già aumentato e continuerà a farlo.

Questo è il primo stimolo che avvisa le Koi dell’imminente cambio stagionale.

Ancora prima che l’acqua inizi a scaldarsi, il repentino aumento delle ore di luce influisce in maniera diretta sull’attività metabolica delle koi che incominciano ad essere sempre più attive.

Anche se le temperature sono ancora basse, le carpe sono sempre più in movimento, alla ricerca di qualcosa da mangiare.

 

 

Le basse temperature invernali ed il lungo digiuno hanno messo a dura prova il sistema immunitario dei pesci.

L’apparato digerente delle Koi e’ stato fermo per alcuni mesi, in una sorta di letargo, dove il metabolismo dei pesci era ridotto al minimo, mantenendo attive le funzioni vitali di base.

Questa fase di letargo invernale, del tutto naturale per i pesci che abitano le acque temperate, consente alle koi di poter consumare le riserve energetiche accumulate durante la precedente stagione estiva, innescando alcuni importanti processi fisiologici essenziali.

Ora è il momento di rimettere in moto tutta la fisiologia delle Koi, iniziando proprio con l’alimentazione.

In questo periodo le temperature sono molto “ballerine”, poiché le prime tiepide giornate di sole si alternano a fredde settimane piovose.

la primavera è un momento molto delicato

 Sarebbe molto pericoloso se un improvviso sbalzo termico bloccasse il processo digestivo nelle Koi.

Infatti, la fermentazione del mangime eventualmente non digerito potrebbe causare problematiche spesso letali nelle carpe.

Per questo è fondamentale scegliere la dieta giusta per la primavera ed è altrettanto importante somministrarla correttamente, sia nelle quantità che nelle tempistiche.

Anche in questo caso, i consigli e l’assistenza di un professionista qualificato ed esperto sono di fondamentale importanza per evitare errori.

Di solito, inizio la stagione somministrando alle koi, piccole quantità del mangime ricostituente affondantea granulometria fine, un alimento molto appetibile e digeribile anche alle basse temperature, comunque non inferiori agli 8 gradi centigradi.

Cerco di somministrarlo in quantità ridotte, durante le ore centrali e più calde della giornata, inoltre, la granulometria fine favorisce una digestione più rapida, riducendo i rischi di cui sopra.

In alternativa, le mie koi vengono alimentate anche con i mangimi Koi cure e “immunostimolante”, entrambi galleggianti, due ottimi cibi primaverili ad alta digeribilità e anch’essi contenenti diverse componenti capaci di stimolare il sistema immunitario.

Ottimi per questo periodo sono anche le referenze Hikari Saki Balance e Hikari weath germ che rappresentano una eccellente opportunità di integrazione alimentare, allo scopo di poter offrire una dieta veramente completa e bilanciata alle nostre carpe.

Infatti, una dieta varie ed equilibrata risulta essere “l’asso nella manica” a disposizione di ogni appassionato, per poter ottenere soddisfazione e successo in questo meraviglioso hobby.

Ci tengo a precisare che il mercato delle koi offre una grandissima varietà di mangimi, reperibili sia presso i Garden center sia presso i negozi specializzati.

Le referenze menzionate in questo articolo sono le stesse che io utilizzo per le mie koi e che ho testato in diversi anni di studi a tavolino e di esperienza sul campo, coadiuvato dalla professionalità e dalla competenza di personale specializzato in tema di alimentazione dei pesci.

La primavera è la stagione più delicata per le Koi, dato che, durante l’inverno, l’attività del loro sistema immunitario è parecchio  diminuita e con il rialzo delle temperature gli organismi patogeni si mettono in moto molto rapidamente.

il proverbiale appetito delle karashigoi

 A questo punto, bisogna fare ripartire quanto prima l’attività del sistema immunitario dei pesci e l’unico modo è utilizzare mangimi di elevata qualità, contenenti appositi “pacchetti immunostimolanti”.

Durante le fasi che precedono la primavera, oltre ad alimentare le Koi come ho spiegato sopra, controllo regolarmente la qualità dell’acqua con gli appositi kit di analisi Jbl.

In particolare, trattandosi di un periodo molto piovoso, bisogna monitorare costantemente il valore della durezza carbonatica “KH” che potrebbe scendere sotto valori limite, oltre i quali, questa famiglia di sali, non riuscirebbe più a garantire l’effetto tampone sul pH.

Se il valore di KH dovesse scendere sotto i 7d* KH occorre ripristinare la concentrazione di sali minerali dosando gradualmente il KH+.

sali minerali KH+

Dal momento che le Koi rimettono in moto il loro metabolismo, è buona norma ricominciare con una regolare somministrazione di batteri depuranti che andranno a rinvigorire e a rinnovare le colonie batteriche del filtro e del fondo.

le koi iniziano a muoversi

La riattivazione dell’attività biologica del laghetto deve essere curata con estrema attenzione, poiché altrimenti si potrebbe concretizzare il rischio di un precipitoso peggioramento della qualità dell’acqua sotto forma di accumulo di ammoniaca o nitriti, tutti composti potenzialmente mortali per i pesci. 

Oltre a creare le migliori condizioni ambientali per una ripresa dell’attività delle Koi, la regolare somministrazione di batteri e di KH+, scongiura in maniera del tutto naturale, la formazione delle temute alghe filamentose.

La gestione consapevole del laghetto e delle koi in questo delicatissimo periodo consente alle carpe di affrontare nel migliore dei modi la stagione riproduttiva e ci permette di godere pienamente e serenamente delle bellezze che la primavera ci regala, dentro e fuori dall’acqua.

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Utilizzo del KH+ nel laghetto

Si tratta di una particolare miscela di sali minerali fondamentali per la stabilita’ del pH dell’acqua e per una sana crescita dei pesci. Dato che i laghetti ornamentali non possiedono un naturale fondale melmoso, le carpe non riescono a trovare nei sedimenti la giusta quantita’ e varieta’ di sali minerali necessari per un corretto sviluppo muscolo/scheletrico.

La miscela di sali minerali KH+ ha la funzione di fornire i sali minerali necessari alla vita dei pesci del laghetto e contemporaneamente, aumenta la concentrazione dei sali carbonati utili per stabilizzare il valore del pH. 

Capita spesso, durante il periodo autunnale, che parecchi clienti mi chiamino, allarmati dal continuo grattarsi dei loro pesci contro gli oggetti presenti in acqua o sul fondo del laghetto.

Generalmente, non si tratta di parassitosi ma semplicemente di un abbassamento del valore di KH, (a causa delle piogge abbondanti) con conseguente oscillazione del valore di pH che provoca notevoli fastidi ed irritazioni alle mucose dei pesci, in particolare alle branchie. 

L’errore peggiore che si possa fare in questi casi e’ quello di ricorrere alla somministrazione di antiparassitari senza aver fatto fare delle adeguate analisi parassitologiche e senza aver effettuato le dovute analisi dell’acqua.

Questo comporta la completa demolizione della flora batterica del filtro e delle pareti della vasca con pericolosissimi innalzamenti dei valori di ammoniaca e di nitriti e la conseguente morte dei pesci.

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Gli effetti delle variazioni della temperatura sul metabolismo delle koi

Le koi, come tutti i pesci, sono organismi eterotermi.
Questo significa che la loro temperatura corporea è identica a quella dell’ambiente che li circonda, cioè l’acqua.
La velocità del loro metabolismo è strettamente influenzata dall’alternanza delle stagioni.
All’interno di ogni singola cellula del corpo del pesce, gli enzimi regolano la velocità delle reazioni chimiche. 

 I pesci tropicali riescono a vivere in uno stretto range di temperatura, poiché al di sotto dei 18/16 gradi centigradi i loro enzimi non sono più in grado di funzionare correttamente e così l’intero meccanismo fisiologico si blocca provocando la morte del pesce.
Al contrario, le koi sono pesci di acqua temperata, perfettamente in grado di vivere all’aperto, alle nostre latitudini, tanto in estate quanto in inverno.

Questa proverbiale adattabilità delle carpe è garantita dal fatto che possiedono enzimi in grado di funzionare alle alte temperature estive ed altri perfettamente efficaci anche a pochi gradi sopra lo zero.
Ovviamente, l’attività metabolica invernale di una koi è nettamente diversa da quella estiva e il passaggio da una condizione all’altra avviene attraverso i graduali cambi di stagione.

Da un punto di vista fisico, l’acqua è un fluido caratterizzato da un elevato calore specifico e questo garantisce delle variazioni termiche lente.

Nei laghetti di grandi dimensioni, la temperatura dell’acqua varia con estrema gradualità consentendo ai pesci di adattarsi senza problemi.  
A questo punto, è importante distinguere le variazioni stagionali dagli sbalzi termici, dato che le koi sono perfettamente adattate alle prime ma, in quanto organismi eterotermi, non tollerano i secondi.

Un cambio dell’acqua fatto con poca attenzione, un’acclimatazione frettolosa o assente così come un trasporto effettuato insacchettando i pesci con acqua più fredda di quella della vasca di provenienza, sono tutti ottimi sistemi per compromettere seriamente lo stato di salute delle koi.
Questa non è una opinione personale, ma un dato scientifico oggettivo, non opinabile.
Troppo spesso, si tende a sottovalutare la pericolosità degli sbalzi termici che, al contrario, possono risultare letali anche per grosse carpe.

Inoltre, in caso di sbalzi di temperatura non letali, gli effetti di uno stress termico possono manifestarsi anche dopo diversi giorni e questo rende più complicato collegare il malessere del pesce con il fattore scatenante.
Le conseguenze di uno shock termico variano dalle più lievi come apatia e letargia, fino ad arrivare a pericolosi effetti secondari quali le parassitosi da ciliati e flagellati.
Se si arriva a questo punto, è fondamentale intervenire quanto prima per evitare che le parassitosi indeboliscano il pesce in maniera irrecuperabile.

Personalmente, ritengo che il trattamento col sale sia la prima scelta per la cura dei postumi da shock termico, anche perché si tratta di una terapia priva di effetti collaterali e stress aggiuntivi per le carpe.

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Italian Koi Show 2015

Tanti mesi di lavoro ed eccoci qua. Italian Koi Show è realtà e io ci sono! Sabato 16 e Domenica 17 Maggio vi aspetto a Italian Koi Show, edizione 2015. Le mie koi, tutti i prodotti per la cura e la salute delle koi, ma anche per una gestione corretta e consapevole dell’ambiente in cui esse vivono. Emozionante sarà anche la partecipazione alla gara di quest’anno: le mie koi sono prontissime! Vi aspetto!

Il programma completo e’ disponibile su www.italiankoishow.it, scaricalo subito!

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Curare le Koi con il Sale:

L’aspetto più importante per chi si cimenta nell’allevamento delle koi è quello di mantenerle in perfetta salute.

Sono tre le regole d’oro che occorre rispettare al fine di perseguire questo obbiettivo:

1)   Acquistare solo pesci di sana e robusta costituzione.

2)   Mantenere sempre una buona qualità dell’acqua del laghetto.

3)   Alimentare le koi in maniera corretta, con una dieta varia, bilanciata e caratterizzata da un elevato standard qualitativo dei mangimi.

Potrebbero sembrare concetti banali ma tutte e tre assieme, queste regole costituiscono la chiave del successo nel mantenimento e nella crescita delle koi.
Nove volte su dieci, le koi si ammalano perché non vengono rispettate le suddette regole. Le malattie delle koi sono tante e diversificate così come lo sono i relativi trattamenti curativi.

Per risolvere un problema di salute delle koi occorre affrontare la situazione rispettando questa sequenza logica di interventi:

1)    Effettuare una diagnosi precisa della malattia (analisi al microscopio o antibiogramma).

2)    Analizzare ed eliminare i fattori che l’hanno provocata (controllare se sono state rispettate le 3 regole di cui sopra).

3)    Scegliere il trattamento più efficace in base al risultato della diagnosi.

Nella scelta del trattamento da effettuare, è fondamentale esaminare accuratamente gli effetti collaterali che l’utilizzo di una determinata sostanza comporta, tanto sulla fisiologia dei pesci, quanto sull’intero ecosistema del laghetto.

La grande diffusione che l’hobby del laghetto ha avuto negli ultimi anni, ha spinto il mercato verso un aumento dell’offerta dei trattamenti curativi.

Purtroppo, un frequente impiego sconsiderato di questi prodotti, spesso dosati con concentrazioni e tempi sbagliati, ha favorito lo sviluppo di organismi patogeni sempre più resistenti, con la conseguente necessità di utilizzare trattamenti sempre più potenti e quindi, con effetti collaterali decisamente più marcati.

In tanti anni di esperienza nella cura delle koi, ho potuto constatare che, quando l’appassionato si accorge di un problema di salute nei propri pesci, nella maggior parte dei casi  viene colto da una sorta di panico che lo porta ad utilizzare il prodotto più potente che riesce a trovare e che spesso gli viene consigliato dal negoziante specializzato, saltando completamente la sequenza di passaggi logici trattati qualche riga sopra.

Nella maggior parte dei casi, tutto ciò porta a peggiorare drasticamente la situazione.

Oltre a fallire nella cura dei pesci, bisognerà fare i conti con le gravi ripercussioni che certe sostanze hanno sull’intero ecosistema del laghetto ed in particolare sul filtro biologico.

Fortunatamente, per curare buona parte delle parassitosi delle koi, esiste un “trattamento ad impatto zero”: il sale (cloruro di sodio).

Tra le patologie di tipo parassitario, le più frequenti sono provocate da microorganismi delle famiglie dei ciliati (es. chilodonella, hyctio, trichodina, tetrahymena) e dei flagellati (es. costia necatrix), tutti sensibili al sale.

Il sale, se correttamente dosato, crea uno stress osmotico sui parassiti che, non avendo i reni, non sono in grado di compensare in gradiente di concentrazione ionica.

Inoltre,

il sale è economico.

il sale non danneggia i batteri del filtro.

il sale non ha effetti negativi sulla fisiologia dei pesci, nemmeno nel lungo periodo.

il sale svolge un’azione decongestionante sulle mucose della pelle e delle branchie dei pesci.

Per trattare con successo i parassiti sopra citati, occorre mantenere una concentrazione salina costante del 7-8 ‰ (7-8 per mille) che equivale a 7-8 g/l (7-8 grammi per litro) per un arco temporale di almeno 30 giorni.

Per fare ciò è indispensabile munirsi di un buon rifrattometro, con scala completa da 0 a 100 ‰ e conoscere alla perfezione la capacità del laghetto.

Una volta fatto il calcolo del quantitativo di sale necessario, si dosano i due terzi il primo giorno e il rimanente al quarto giorno; ad esempio, se ho un laghetto da 5000 litri, per ottenere una concentrazione salina del 7‰ dovrò procurarmi 35 kg di sale.

Di questi 35 kg ne doso 20 kg il primo giorno. Al terzo giorno, verifico con il rifrattometro che i calcoli effettuati siano stati fatti correttamente, in particolare per quel che riguarda la stima della capacità del laghetto.

Se ho fatto bene i conti, il rifrattometro dovrebbe segnare una concentrazione salina del 4‰. Al quarto giorno, doserò i rimanenti 15kg di sale.

Questa relativa gradualità nel dosare il sale ha tre funzioni principali:

1)    Consente di apportare correzioni in itinere, in quelle situazioni in cui è difficile stimare con precisione la capacità del laghetto.

2)    Consente ai pesci di adattare i loro processi di osmoregolazione.

3)    Evita che l’attività metabolica delle colonie batteriche del filtro venga inibita da un rapido innalzamento della salinità.

È comunque buona norma controllare settimanalmente il contenuto di ammoniaca(NH) e nitrito (NO) durante tutto il periodo del trattamento, anche perché, sarebbe impensabile pretendere di curare con successo dei pesci che vivono in un ambiente dove sono presenti queste pericolosissime sostanze.

Nel caso in cui i suddetti valori dovessero accennare ad alzarsi, occorrerà intervenire immediatamente con un abbondante cambio parziale dell’acqua, ripristinando la salinità e aggiungendo un prodotto professionale specifico a base di batteri depuranti in grado di lavorare anche in queste condizioni di cura.

Eventuali piogge durante il periodo del trattamento possono modificare in maniera indeterminata il livello della salinità. Siccome è pressoché impossibile calcolare con precisione la quantità di pioggia caduta, l’unico sistema per riportare la concentrazione del sale a livello desiderato è l’utilizzo del rifrattometro.

Con questo strumento è molto facile controllare il livello di diluizione apportato dalle acque meteoriche ed effettuare le dovute correzioni.

Inoltre, qualche giorno dopo l’inizio del trattamento col sale, potrebbe essere opportuno effettuare un cambio parziale dell’acqua e una pulizia del filtro meccanico per ridurre il carico organico prodotto dalla massiccia decomposizione delle alghe provocata dall’aumento della salinità.

Anche in questa situazione l’utilizzo del rifrattometro risulta indispensabile per poter ripristinare la concentrazione salina desiderata.

Al termine del trattamento, la salinità viene riportata a zero tramite cambi parziali dell’acqua, senza il ripristino della concentrazione del sale.

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Asta Koi a Km0 – Le foto dell’evento

Il 31 Agosto, presso la Koi Farm si è tenuto il primo evento dedicato a tutti gli appassionati di koi e di pesci ornamentali Made in Italy.
Asta Koi a KmO è stata un’asta dove gli esemplari esposti erano esclusivamente derivanti da allevatori italiani.
Ecco le foto dell’evento 😉

"Asta Koi KM.0" I° edizione 31/08/2014

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