Curare le koi con il sale

Curare le koi con il sale:

L’aspetto più importante per chi si cimenta nell’allevamento delle koi è quello di mantenerle in perfetta salute.

Sono tre le regole d’oro che occorre rispettare al fine di perseguire questo obbiettivo:

1)   Acquistare solo pesci di sana e robusta costituzione.

2)   Mantenere sempre una buona qualità dell’acqua del laghetto.

3)   Alimentare le koi in maniera corretta, con una dieta varia, bilanciata e caratterizzata da un elevato standard qualitativo dei mangimi.

Potrebbero sembrare concetti banali ma tutte e tre assieme, queste regole costituiscono la chiave del successo nel mantenimento e nella crescita delle koi.
Nove volte su dieci, le koi si ammalano perché non vengono rispettate le suddette regole. Le malattie delle koi sono tante e diversificate così come lo sono i relativi trattamenti curativi.

Per risolvere un problema di salute delle koi occorre affrontare la situazione rispettando questa sequenza logica di interventi:

1)    Effettuare una diagnosi precisa della malattia (analisi al microscopio o antibiogramma).

2)    Analizzare ed eliminare i fattori che l’hanno provocata (controllare se sono state rispettate le 3 regole di cui sopra).

3)    Scegliere il trattamento più efficace in base al risultato della diagnosi.

Nella scelta del trattamento da effettuare, è fondamentale esaminare accuratamente gli effetti collaterali che l’utilizzo di una determinata sostanza comporta, tanto sulla fisiologia dei pesci, quanto sull’intero ecosistema del laghetto.

La grande diffusione che l’hobby del laghetto ha avuto negli ultimi anni, ha spinto il mercato verso un aumento dell’offerta dei trattamenti curativi.

Purtroppo, un frequente impiego sconsiderato di questi prodotti, spesso dosati con concentrazioni e tempi sbagliati, ha favorito lo sviluppo di organismi patogeni sempre più resistenti, con la conseguente necessità di utilizzare trattamenti sempre più potenti e quindi, con effetti collaterali decisamente più marcati.

In tanti anni di esperienza nella cura delle koi, ho potuto constatare che, quando l’appassionato si accorge di un problema di salute nei propri pesci, nella maggior parte dei casi  viene colto da una sorta di panico che lo porta ad utilizzare il prodotto più potente che riesce a trovare e che spesso gli viene consigliato dal negoziante specializzato, saltando completamente la sequenza di passaggi logici trattati qualche riga sopra.

Nella maggior parte dei casi, tutto ciò porta a peggiorare drasticamente la situazione.

Oltre a fallire nella cura dei pesci, bisognerà fare i conti con le gravi ripercussioni che certe sostanze hanno sull’intero ecosistema del laghetto ed in particolare sul filtro biologico.

Fortunatamente, per curare buona parte delle parassitosi delle koi, esiste un “trattamento ad impatto zero”: il sale (cloruro di sodio).

Tra le patologie di tipo parassitario, le più frequenti sono provocate da microorganismi delle famiglie dei ciliati (es. chilodonella, hyctio, trichodina, tetrahymena) e dei flagellati (es. costia necatrix), tutti sensibili al sale.

Il sale, se correttamente dosato, crea uno stress osmotico sui parassiti che, non avendo i reni, non sono in grado di compensare in gradiente di concentrazione ionica.

Inoltre,

il sale è economico.

il sale non danneggia i batteri del filtro.

il sale non ha effetti negativi sulla fisiologia dei pesci, nemmeno nel lungo periodo.

il sale svolge un’azione decongestionante sulle mucose della pelle e delle branchie dei pesci.

Per trattare con successo i parassiti sopra citati, occorre mantenere una concentrazione salina costante del 7-8 ‰ (7-8 per mille) che equivale a 7-8 g/l (7-8 grammi per litro) per un arco temporale di almeno 30 giorni.

Per fare ciò è indispensabile munirsi di un buon rifrattometro, con scala completa da 0 a 100 ‰ e conoscere alla perfezione la capacità del laghetto.

Una volta fatto il calcolo del quantitativo di sale necessario, si dosano i due terzi il primo giorno e il rimanente al quarto giorno; ad esempio, se ho un laghetto da 5000 litri, per ottenere una concentrazione salina del 7‰ dovrò procurarmi 35 kg di sale.

Di questi 35 kg ne doso 20 kg il primo giorno. Al terzo giorno, verifico con il rifrattometro che i calcoli effettuati siano stati fatti correttamente, in particolare per quel che riguarda la stima della capacità del laghetto.

Se ho fatto bene i conti, il rifrattometro dovrebbe segnare una concentrazione salina del 4‰. Al quarto giorno, doserò i rimanenti 15kg di sale.

Questa relativa gradualità nel dosare il sale ha tre funzioni principali:

1)    Consente di apportare correzioni in itinere, in quelle situazioni in cui è difficile stimare con precisione la capacità del laghetto.

2)    Consente ai pesci di adattare i loro processi di osmoregolazione.

3)    Evita che l’attività metabolica delle colonie batteriche del filtro venga inibita da un rapido innalzamento della salinità.

È comunque buona norma controllare settimanalmente il contenuto di ammoniaca(NH) e nitrito (NO) durante tutto il periodo del trattamento, anche perché, sarebbe impensabile pretendere di curare con successo dei pesci che vivono in un ambiente dove sono presenti queste pericolosissime sostanze.

Nel caso in cui i suddetti valori dovessero accennare ad alzarsi, occorrerà intervenire immediatamente con un abbondante cambio parziale dell’acqua, ripristinando la salinità e aggiungendo un prodotto professionale specifico a base di batteri depuranti in grado di lavorare anche in queste condizioni di cura.

Eventuali piogge durante il periodo del trattamento possono modificare in maniera indeterminata il livello della salinità. Siccome è pressoché impossibile calcolare con precisione la quantità di pioggia caduta, l’unico sistema per riportare la concentrazione del sale a livello desiderato è l’utilizzo del rifrattometro.

Con questo strumento è molto facile controllare il livello di diluizione apportato dalle acque meteoriche ed effettuare le dovute correzioni.

Inoltre, qualche giorno dopo l’inizio del trattamento col sale, potrebbe essere opportuno effettuare un cambio parziale dell’acqua e una pulizia del filtro meccanico per ridurre il carico organico prodotto dalla massiccia decomposizione delle alghe provocata dall’aumento della salinità.

Anche in questa situazione l’utilizzo del rifrattometro risulta indispensabile per poter ripristinare la concentrazione salina desiderata.

Al termine del trattamento, la salinità viene riportata a zero tramite cambi parziali dell’acqua, senza il ripristino della concentrazione del sale.

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