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una vera e propria rivoluzione per la sanificazione del laghetto: l’ozonizzatore Blue koi 3

Finalmente, dopo parecchi mesi di test, prove e controprove, dopo aver investito tanto tempo e denaro in questo progetto, è arrivato il momento di presentarvi ufficialmente “Blue koi 3“.

Blue koi 3 è un sanificatore di fabbricazione italiana, studiato per il trattamento delle acque di laghetti ornamentali e  biopiscine.

 

Si tratta di una strumentazione assolutamente innovativa, che sfrutta un processo elettrolitico per produrre ozono dall’aria atmosferica, allo scopo di sanificare gli ecosistemi acquatici, alzando il potenziale redox dell’acqua.

L’ozono è un gas con formula chimica O3.

Questa molecola è caratterizzata da una elevata instabilità e una forte reattività, causata da quell’atomo di ossigeno “in più”, attaccato alla molecola di ossigeno O2.

L’Instabilità dell’Ozono e quindi la sua capacità di trasformarsi in ossigeno gli conferisce un’incredibile capacità ossidante che uccide i batteri attaccando la struttura molecolare delle loro membrane protettive e alterandone gli enzimi interni.

Inoltre, è estremamente efficace anche su virus, funghi, muffe, alghe unicellulari, pesticidi, metalli pesanti, ammoniaca, nitrati, nitriti e altre sostanze potenzialmente dannose. Inoltre, veicola ossigeno ed esplica numerose altre funzioni biologiche.

Come ho accennato qualche riga sopra, il Blue koi 3 agisce aumentando il potenziale redox del laghetto grazie all’ozono prodotto. 

In parole semplici, questo parametro, strettamente correlato alla disponibilità di ossigeno, quindi al grado di aerazione della colonna d’acqua, rappresenta una misurazione (espressa in millivolts mV) dello stato di salute di un ecosistema.

Qualunque ecosistema acquatico sano ha un potenziale redox alto (a partire dai 250 mV), che equivale ad una buona capacità di decomporre efficacemente la materia organica, mantenendosi in un elevato stato di qualità ambientale, con un effetto benefico diretto sulla salute di tutti gli organismi acquatici.

La funzione di Blue koi 3 è quella di sanificare il laghetto, rendendo l’intero ecosistema più sano e più stabile attraverso il mantenimento di un elevato potenziale redox dell’acqua.

Ciò si traduce in un beneficio concreto su tutta la colonna d’acqua, in particolare nella zona bentonica dove l’aumento della concentrazione di ossigeno ha effetti benefici diretti sull’attività metabolica dei batteri decompositori e di tutti i macro organismi ( lumache, larve di insetti, ecc. ) che colonizzano la zona del fondale.

Un’altra importante funzione biologica svolta dall’ozono in acqua è la frammentazione delle sostanze proteiche in decomposizione, caratterizzate da strutture molecolari molto lunghe e difficilmente decomponibili dai filtri biologici.

In questa maniera, i frammenti molecolari prodotti, sono facilmente metabolizzabili dai batteri depuranti.

Anche i composti che producono la colorazione giallastra vengono distrutti e l’acqua rimane cristallina. 

L’ozono migliora la filtrazione biologica e l’eliminazione dei solidi sospesi, oltre a ridurre drasticamente la domanda biologica di ossigeno (BOD).

Il sanificatore Blue koi 3 può essere collegato ad una sonda computerizzata che ne controlla il funzionamento, in modo da mantenere costantemente alto il valore del potenziale redox.

E’ importante comprendere e ricordare che questo strumento svolge un ruolo di SANIFICATORE e non di sterilizzatore, cioè la sua funzione è quella di rendere sano un ecosistema acquatico e mantenerlo tale, non di sterilizzarlo!

Koi-fish Luca Ceredi Koi Farm

Le koi che vivono in un laghetto con un potenziale redox elevato e costante presentano una pelle molto lucente e i colori risultano più vivi e nitidi poiché lo strato di muco protettivo è più sottile e più sano.

I pesci che vivono in un laghetto  costantemente sano possono utilizzare la maggior parte delle energie ottenute dal cibo per la crescita corporea, per mantenere in perfetta efficienza il  sistema immunitario e per le normali attività biologiche e fisiologiche.

 

Dott. Luca Ceredi

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Com’è fatto e come funziona il filtro a letto fluido.

Nati da un progetto italiano e assemblati con metodo artigianale dall’azienda italiana Seaplast, questi innovativi filtri  a letto fluido si presentano come strutture  autoportanti costruite in tecnopolimero estremamente resistente alle intemperie e all’irradiazione solare.

Simili solo esternamente ai tradizionali filtri a camere, sono dotati di uno scompartimento iniziale che può contenere uno sterilizzatore uvc ad immersione, un secondo vano dedicato alla filtrazione meccanica tramite spazzole per poi arrivare alle camere che ospitano i carriers del letto fluido.

Ciascuna camera è dotata di valvola valterra da 50 mm di diametro per lo scarico dei fanghi.

Le apposite griglie di materiale plastico, con fori 12×12 mm, poste sul fondo di ciascuna camera consentono una perfetta circolazione dell’acqua, mantenendo in sede le spazzole della parte meccanica e i carriers della parte biologica.

A differenza dei tradizionali filtri con camere in serie, questi moderni impianti sono strutturati in modo tale che il flusso dell’acqua attraversi le camere del letto fluido “in parallelo”.

Questo consente di dividere equamente la portata d’acqua in entrata, riducendo sensibilmente la velocità del flusso in ciascuna camera.

Così facendo, il tempo di contatto tra l’acqua e le colonie batteriche adese ai carriers aumenta sensibilmente.
Inoltre, il movimento convettivo dei maccheroncini, mantenuto costante da una moderata aerazione, favorisce un trattamento omogeneo del flusso di acqua che attraversa ciascuna camera.

La particolare struttura delle camere biologiche è stata studiata e realizzata in modo da trattenere le proteine delle sostanze organiche in decomposizione, che si accumulano in superficie sotto forma di una schiuma densa che può venire rimossa manualmente.

Trattandosi di un “letto fluido” viene categoricamente scongiurato il rischio della formazione di percorsi preferenziali del flusso di acqua, tipici dei “letti statici”.

Le bolle d’aria dell’impianto di aerazione hanno un blando effetto abrasivo sul Carrier biologico tale per cui, la parte vecchia delle colonie batteriche viene continuamente rimossa favorendo un rinnovamento costante del biofilm.

A sua volta, il biofilm appesantisce i carriers quel tanto che basta per renderli quasi neutri in acqua, rendendo ancora più efficace il moto convettivo provocato dall’aerazione.

Le camere biologiche disposte in parallelo rispetto al flusso e l’aerazione in controcorrente alla direzione di scorrimento dell’acqua, ottimizzano il tempo di contatto tra i carriers e il flusso idrico che li attraversa.

Questo consente ai “batteri buoni” di avere tutto il tempo necessario per svolgere la loro azione depurativa sulle molecole d’acqua, completando la parte aerobica del ciclo dell’azoto (ammoniaca-nitrito-nitrato).

Oltre a mantenere in costane movimento i carriers, l’aerazione in controcorrente, presente in questo tipo di filtro, arricchisce l’acqua di ossigeno, aumentandone il potenziale redox.

In parole semplici, questo parametro, strettamente correlato alla disponibilità di ossigeno, quindi al grado di aerazione della colonna d’acqua, rappresenta una misurazione (espressa in millivolts mV) dello stato di salute di un ecosistema.

Un laghetto sano ha un potenziale redox alto (a partire dai 250 mV), che equivale ad una buona capacità di decomporre efficacemente la materia organica, mantenendosi in un elevato stato di qualità ambientale, con un effetto benefico diretto sulla salute di tutti gli organismi acquatici.

Anche tutta la flora e la fauna bentonica, cioè tutto l’insieme dei micro organismi animali e vegetali che costituiscono e popolano il biofilm sulle superfici sommerse, beneficiano di tale condizione, proliferando in maniera ottimale.

Questo tipo di filtro biologico, opportunamente calibrato al volume d’acqua da trattare e correttamente riempito con i giusti carriers, riesce a mantenere il laghetto in condizioni biochimiche costantemente eccellenti, con effetti benefici diretti sulla salute dei pesci nel breve e lungo periodo.

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Qual è il modo corretto per alimentare le koi?

I “segreti” per avere successo con questo meraviglioso hobby possono essere riassunti in due “semplicissimi ” concetti:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

Tutti sappiamo come lo stress sia il fattore che, più di ogni altro, possa mettere in serio pericolo la salute delle koi poiché ne rallenta sensibilmente lo sviluppo e compromette l’efficienza del loro sistema immunitario, esponendo il pesce all’attacco di parassiti e batteri patogeni.

Purtroppo, le cause più frequenti di stress derivano da una gestione improvvisata e approssimativa dei concetti sopra elencati.

Qualunque forma di stress per le koi si traduce in una perdita di energia e un conseguente aumento dello sforzo necessario per compiere le normali azioni quotidiane quali, ad esempio, la ricerca del cibo, la regolazione osmotica, la digestione, il nuoto e il funzionamento del sistema immunitario.

Tutto ciò espone le koi ad una situazione di vulnerabilità nella quale i problemi di salute non tarderanno a presentarsi, magari sotto forma di parassitosi o batteriosi.

A questo punto, diventa necessario trattare le koi con delle sostanze chimiche tipo antiparassitari o antibiotici i cui inevitabili effetti collaterali si ripercuoteranno tanto sul laghetto, inteso come ecosistema, quanto sulla fisiologia delle koi.

I “trattamenti chimici curativi” (o presunti tali) hanno SEMPRE un effetto diretto, negativo ed inevitabile sui valori dell’acqua e sui tessuti dei pesci, oltre che sui batteri, sia patogeni che depuranti.

Non si tratta di una probabilità, ma di una certezza!

In particolare, tutta la flora batterica “buona”, presente nel filtro e nel biofilm che ricopre ogni centimetro quadrato di superficie sommersa, subisce un danno assai rilevante, a seguito dell’impiego di trattamenti antiparassitari come formalina, verde malachite, permanganato di potassio, blu di metilene ecc.

La diretta conseguenza è un drastico peggioramento dei parametri chimici dell’acqua, in particolare l’aumento di ammoniaca e nitriti che hanno un effetto diretto sulla fisiologia delle koi, aumentando la probabilità di infezioni batteriche.

Ci tengo a specificare che non si tratta di opinioni personali dettate da convinzioni infondate, ma di chiare e precise regole di biochimica degli ecosistemi acquatici.

Da queste considerazioni, risulta oltremodo evidente quanto possano essere inutili oltre che assolutamente deleteri, i cosiddetti “trattamenti antiparassitari preventivi”.

Per evitare di procurare stress ai pesci è sufficiente IMPARARE a:

  1.  alimentare correttamente le koi
  2.  mantenere costantemente al meglio i valori dell’acqua

 

Come vedremo tra poco, questi due “semplici concetti” sono indissolubilmente legati.

Per imparare ad alimentare correttamente le koi bisogna partire scegliendo una buona combinazione di mangimi, da alternare a seconda della stagione, possibilmente con l’aiuto a la consulenza di un professionista del settore che possieda adeguate competenze in materia.

Riguardo alle modalità e alle tempistiche per la somministrazione del cibo, ancora una volta, il nostro modello di riferimento è la natura.

Le carpe che vivono in ambienti naturali, siano essi fiumi o laghi, hanno a disposizione la stessa quantità di cibo, tutti i giorni, con lente e progressive variazioni stagionali.

Invece, nei laghetti ornamentali, la somministrazione del cibo rischia di diventare una importante fonte di stress per le koi, se non vengono rispettate certe norme fondamentali, prima tra tutte la regolarità.

Quando c’è il sole, si è più propensi a trascorrere molto tempo in giardino, attorno al laghetto ad alimentare ripetutamente le koi, mentre nelle giornate piovose, capita di non somministrare cibo nemmeno una volta.

Allo stesso modo, nei week end, quando non si lavora, è normale avere più tempo da dedicare a questo hobby e ricevere eventuali visite di amici e parenti ai quali vogliamo mostrare, con un certo orgoglio, i nostri gioielli con le pinne, magari proprio mentre mangiano.

Poi inizia la settimana, si torna al lavoro e capita che passino giorni interi senza che le koi ricevano nemmeno una dose di mangime.

Sarebbe un grave errore sottovalutare la pericolosità di questo tipo di stress poiché non tarderebbero a manifestarsi certe prevedibili ripercussioni sulla salute delle koi.

Oltretutto si tratta di una fonte di stress facilmente eliminabile, semplicemente adottando un metodo di somministrazione del cibo caratterizzato dalla regolarità, che naturalmente deve adeguarsi, gradualmente, all’andamento stagionale, proprio come in natura.

La regolarità nella somministrazione del cibo facilita anche il mantenimento dei valori dell’acqua ad uno standard qualitativo costantemente elevato, senza pericolose oscillazioni, soprattutto se si impara a pesare il mangime, rapportandolo alla biomassa ittica e alla capacità depurativa dell’impianto di filtraggio.

Per quantificare correttamente la quantità in grammi di mangime necessario occorre stimare il peso complessivo in kg di tutti i pesci presenti, la temperatura dell’acqua e la capacità depurativa del filtro.

Tenendo conto che una koi di 40 cm pesa circa 1kg possiamo stimare il peso di ciascun pesce, magari facendoci aiutare qualche amico esperto pescatore “con l’occhio clinico”, abituato a misurare le carpe a peso, senza stressarli con la cattura.

Se si considera che, ad una temperatura compresa tra i 19 e i 20°C  le koi mangiano, quotidianamente , una quantità di mangime pari all’1/1,5 % del proprio peso corporeo, tra i 21 e i 23°C la percentuale sale a valori compresi tra 1,5 e 2 %, a 23/25° C  si arriva a 3/3,5 %, mentre a 26/28° C si sfiora il 5%, è abbastanza semplice calcolare il peso di cibo giornaliero.

Purtroppo, non è altrettanto semplice poter stimare la capacità depurativa del filtro biologico poiché essa dipende, sostanzialmente, dalla biomassa biologica attiva cioè dalla quantità di batteri depuranti in grado di svolgere il loro lavoro, in tempo reale, in un determinato momento e ad una certa temperatura.

Potremmo paragonare il nostro filtro ad un atleta che si deve allenare per la maratona. 

I chilometri percorsi in allenamento saranno gradualmente crescenti in modo che i suoi muscoli e il suo apparato cardiovascolare possano allenarsi  fino ad arrivare a poter percorrere la distanza massima.

Nel caso del filtro biologico, i chilometri corrispondono al carico organico che deve crescere con estrema gradualità fino a che, in piena estate, raggiungerà il suo massimo.

La capacità depurativa di un impianto di filtraggio non dovrebbe MAI essere un fattore limitante nella gestione del laghetto.

Anche nel caso (purtroppo assai raro)  che il binomio filtro-laghetto sia ben equilibrato, bisogna ricordare che occorre tempo affinché  la flora batterica possa auto calibrarsi, in termini di biomassa attiva, con il carico organico a cui deve fare fronte.

Facciamo un esempio concreto per capire meglio:

Consideriamo un laghetto in cui le koi vengano alimentate quotidianamente con 1 kg di mangime, suddiviso in 4 somministrazioni.

Se un giorno, di punto in bianco,  vengono somministrati 2 kg cibo, anche se suddivisi in 8 dosi,  il carico organico totale varierà in maniera repentina, ma la biomassa, cioè la quantità di batteri depuranti attivi non avrà avuto il tempo necessario per adattarsi e smaltire il kg di mangime in più.

Il risultato sarà un inevitabile sbalzo dei valori dell’acqua e un conseguente stress per le koi. 

Durante il periodo invernale, la somministrazione di mangime sarà ridotta al minimo.

Io utilizzo mangime al germe di grano, altamente digeribile alle basse temperature, in quantità minime, regolandomi con il comportamento delle koi.

Sono loro a farmi capire, con il loro inequivocabile comportamento, se siano affamate e quanto.

All’inizio di Aprile, quando il fotoperiodo aumenta e le temperature iniziano a salire, è il momento di passare dal cibo invernale a quello primaverile, con una transizione lenta, soprattutto per quanto riguarda la quantità, avendo cura di controllare giornalmente l’andamento dei valori di ammoniaca e nitriti e di aumentare, proporzionalmente al mangime, la somministrazione di batteri depuranti.

Parlando di numeri, nel suo libro ” the secrets of koi untravelled “, Jos Aben riporta il seguente esempio:

-per un laghetto di medie dimensioni, partendo da una somministrazione quotidiana di 250 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 10 g al giorno, effettuando controlli serrati dei valori di ammoniaca e nitriti.

-per un laghetto di grandi dimensioni, con un buon impianto di filtraggio, partendo da una somministrazione quotidiana di 500 g di cibo, si può aumentare questa quantità di 20 g al giorno, sempre con un occhio di riguardo per la stabilità dei valori dell’acqua.

Il controllo quotidiano della stabilità dei valori dell’acqua è fondamentale per capire quale sia il carico organico massimo al quale la biomassa batterica del filtro possa fare fronte in quel momento.

Mano a mano che il carico organico aumenta, l’efficienza depurante dei batteri del filtro (e del biofilm) deve crescere di pari passo.

Seguendo queste semplici regole gestionali, è possibile verificare come il tasso di incidenza delle problematiche di salute delle koi, cali in maniera sorprendente.

 

 

Bibliografia:

-Claude E. Boyd, Craig S. Tucker  “Pond aquaculture water quality Management”.

-Odum “Basi di ecologia”.

-Jos Aben  “The secrets of koi untravelled”.

-Roger Eckert, David Randall “fisiologia animale”.

 

Dott. Luca Ceredi

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Facciamo chiarezza: impariamo ad interpretare le etichette dei mangimi.

Molto spesso le persone si domandano cosa sia contenuto in un determinato mangime e quali differenze esistano tra le varie sostanze che ne costituiscono gli ingredienti.

Attualmente, il mercato del pet food offre una vastissima gamma di mangimi per koi ed è importante imparare a distinguerne i differenti livelli qualitativi che ne giustificano le differenze di prezzo.

Per poter scegliere in maniera consapevole è necessario saper interpretare correttamente ciò che viene riportato sulle etichette che riassumono la composizione chimica dei mangimi.

 Iniziamo questo percorso cognitivo partendo dall’ingrediente più importante contenuto in un cibo di qualità, per koi:

PROTEINE GREZZE: questa dicitura sta ad indicare le “proteine contenute nel cibo” che costituiscono l’ingrediente più costoso di un mangime.

Solitamente, il contenuto delle proteine grezze oscilla tra il 35 e il 45 % ma la differenza sostanziale è costituita dalla provenienza di queste proteine.

Le proteine derivanti da farina di pesce sono le più pregiate e costose, poi ci sono da quelle derivanti dai cereali come il grano e il mais, mentre le “proteine meno adatte” all’alimentazione delle koi sono quelle derivanti da animali a sangue caldo e dalla soya.

Bisogna considerare che le proteine derivanti dalla lavorazione del grano e del mais portano con se anche un certo quantitativo di zuccheri che causano un accumulo eccessivo di grassi nelle koi, quindi, in un mangime di qualità, il loro contenuto dovrebbe essere il più basso possibile.

Queste fonti proteiche sono ovviamente molto più economiche rispetto alla farina di pesce, tuttavia, soprattutto le proteine che derivano dalla lavorazione di animali a sangue caldo hanno la caratteristica di essere anche poco assimilabili dalle koi, comportando conseguenze indesiderabili per la loro salute.

Una etichetta “onesta” dovrebbe riportare, oltre al contenuto proteico espresso in valore percentuale, anche la fonte di queste proteine in modo che le persone possano capire cosa stanno comprando realmente.

La farina di pesce è l’ingrediente che, più di ogni altro, determina il prezzo di un mangime poiché si tratta di una materia prima con dei costi notevoli in termini di reperibilità e di sfruttamento delle risorse oceaniche.

Per queste ragioni, ultimamente, alcune importanti aziende che producono cibo per koi, stanno iniziando ad utilizzare proteine derivanti dalla farina di insetti, notevolmente più economica ed ecologica rispetto alla farina di pesce ma altrettanto nutriente e digeribile per i pesci.

 

 

 

GRASSI GREZZI: subito dopo le proteine, le etichette riportano la percentuale di grassi grezzi che solitamente oscilla tra 8 e 12 %.

Questa dicitura serve ad indicare la percentuale di sostanze grasse solubili contenute nel mangime.

FIBRE GREZZE: questa dicitura si riferisce alla componente non digeribile dei carboidrati contenuti in molte piante.

Anche se le fibre grezze non hanno alcun valore nutrizionale, la loro presenza nel cibo ne favorisce il processo digestivo, apportando considerevoli benefici alla salute delle koi.

Il contenuto di fibre grezze in un buon cibo si aggira intorno al valore percentuale di 1,2 /3,5%.

CENERI GREZZE: leggendo questa dicitura, spesso le persone credono che si tratti di ceneri nel senso letterale del termine, semplicemente raccolte da un focolare e aggiunte al cibo. In realtà le ceneri grezze indicano la parte del cibo che non è digeribile dalle koi.

Sostanzialmente si tratta dei minerali che rimangono dopo la digestione.

In altre parole, se dovessimo incenerire una confezione di cibo, le proteine , i grassi e i carboidrati verrebbero completamente disintegrati.

Tutto ciò che rimane è costituito dai sali minerali contenuti nel mangime che quindi risultano essere il prodotto finale della combustione del mangime.

Un buon cibo per koi contiene una quantità di ceneri grezze comprese tra 8 e 12 %.

FOSFORO: si tratta di un minerale necessario al corretto sviluppo dello scheletro e all’irrobustimento delle ossa.

Il fosforo svolge anche un ruolo fondamentale nell’utilizzo dei carboidrati da parte dell’organismo, mantenendo bilanciato il pH.

Un’altra importantissima funzione fisiologica del fosforo è quella di trasformare le proteine e i carboidrati in energia, aiutando lo sviluppo dei tessuti connettivi e degli organi, la produzione di ormoni per la crescita, il mantenimento e la rigenerazione di cellule e tessuti.

Il corpo di un pesce può espellere l’eccesso di fosforo tramite i reni.

un buon mangime per koi dovrebbe avere un contenuto di fosforo che oscilla tra 1,2 e 1,8%.

 

CALCIO: il calcio è un minerale di importanza fondamentale per la salute del pesce. Tutte le cellule del corpo utilizzano il calcio.

Il calcio è essenziale per la coagulazione ematica e la stabilizzazione della pressione sanguigna oltre a contribuire al normale funzionamento del cervello e alla trasmissione dei segnali nervosi tra le cellule.

Un buon cibo per koi deve avere un contenuto di calcio compreso tra 1,5 e 2 %.

Praticamente tutte le cellule del corpo utilizzano il calcio, in un modo o nell’altro. Non fanno eccezione i muscoli, il cuore, lo scheletro e il sistema nervoso. 

 

SODIO: il sodio è un sale minerale necessario per il corpo ed è anche un importante elettrolita per numerose funzioni fisiologiche. Il sodio svolge anche un ruolo chiave nel bilanciamento dell’acqua all’interno delle cellule ed è direttamente coinvolto nel corretto funzionamento degli impulsi elettrici tra sistema nervoso e muscolatura.

Il corretto contenuto di sodio in un mangime per koi oscilla tra i valori di 0,2 e 0,4 %.

 

Solitamente, le etichette dei mangimi riportano la presenza di altre sostanze che generalmente sono vitamine e sali minerali, presenti in alcune materie prime o addizionate successivamente come integrazione al mangime.

 

Vediamo ora, più nel dettaglio, come le varie sostanze contenute nel cibo agiscono sulla fisiologia delle koi, tenendo sempre presente che si tratta di pesci ben adattati a vivere in un clima temperato dove il gradiente termico tra le varie stagioni è molto marcato.

Semplificando molto, potremmo definire il METABOLISMO di un essere vivente come il processo di trasformazione delle sostanze ottenute dal cibo in energia necessaria per compiere qualunque funzione vitale come pensare, muoversi, respirare, digerire, crescere, riprodursi ecc.

Ogni movimento richiede energia e per ottenerla c’è bisogno di carboidrati, grassi e proteine.

Le proteine, essenziali per la crescita e lo sviluppo, sono strutture molecolari a catena molto lunga, costituite dalla combinazione di 24 differenti tipi di “anelli” detti amminoacidi.

Tra questi 24 amminoacidi ce ne sono 9 che sono detti “amminoacidi essenziali“. Il corpo può sintetizzare autonomamente tramite il fegato gli amminoacidi non essenziali ma quei 9 possono essere ottenuti solo tramite le proteine contenute nel cibo.

Al fine di prevenire una malnutrizione proteica, le koi hanno necessità di ricevere tramite il cibo, tutti i 9 amminoacidi essenziali.

Gli amminoacidi, sotto forma di proteine, costituiscono, dopo l’acqua, la componente più importante di muscoli e cellule. Tutte le cellule del corpo utilizzano gli amminoacidi per costruire le proteine necessarie alla sopravvivenza dell’intero organismo, in quanto essenziali per la rimozione di ogni tipo di accumulo di sostanze di rifiuto del metabolismo.

Queste proteine sono altrettanto importanti nei processi di riparazione dei tessuti e di guarigione delle ferite. 

 

Oltre alle proteine, il cibo è anche una fonte di GRASSI che esistono in due forme e cioè i grassi bianchi e quelli marroni.

I grassi marroni hanno questa colorazione per via dell’alto contenuto di ferro e a causa del loro alto fabbisogno di ossigeno, sono molto più vascolarizzati di quelli bianchi.

Attualmente sappiamo che i grassi marroni vengono utilizzati come riserva energetica soprattutto nel periodo di acqua fredda mentre i grassi bianchi hanno diverse funzioni.

Innanzi tutto, i grassi bianchi costituiscono la maggior riserva energetica per il corpo oltre ad essere un ottimo isolante termico e una protezione per gli organi interni.

I grassi costituiscono il “combustibile” per le membrane cellulari poiché esse necessitano di “grasso buono” per funzionare, prevenire e ripristinare i danni a seguito di eventuali malattie.

Fondamentalmente, i grassi immagazzinano le calorie in eccesso in modo che la koi possa sfruttarle quando il suo corpo lo richiede e producono ormoni che regolano il metabolismo del pesce.

Esistono due tipi di grassi nel cibo: i GRASSI SATURI e i GRASSI INSATURI.

I grassi insaturi sono migliori rispetto a quelli saturi poiché i grassi insaturi formano molecole di forme irregolari che non riescono a compattarsi tra loro.

Al contrario, i grassi saturi, possedendo molecole dalla forma regolare, hanno la tendenza a compattarsi con altri grassi saturi, creando pericolosi accumuli sulle pareti delle arterie, con conseguenti problemi cardiaci e circolatori.

I grassi saturi contenuti nei mangimi derivano dai grassi di animali a sangue caldo e sono difficilmente assimilabili dalle koi, mentre quelli insaturi provengono dai pesci e dai vegetali e hanno la capacità di abbassare il colesterolo, prevenendo le problematiche cardiovascolari.

Proseguendo nell’analisi dei nutrienti, troviamo i carboidrati che, nei mangimi, esistono sotto forma di amido, cellulosa e zuccheri.

I carboidrati sono una fonte di energia immediata e sono direttamente coinvolti nei processi di mantenimento della fertilità, dell’attività del sistema immunitario e della coagulazione ematica.

A livello molecolare, i carboidrati sono catene di zuccheri semplici. Per ottenere energia, è necessario spezzare questi legami in modo da scomporre la catena molecolare del carboidrato in zuccheri singoli che possono essere assorbiti dall’intestino.

Glucosio e Glicogeno sono entrambi carboidrati. Il fegato e i muscoli sintetizzano il glicogeno e funzionano come magazzino per lo stoccaggio di questa fonte energetica.

Esistono due tipologie di carboidrati:

carboidrati veloci che alzano subito il livello di zucchero nel sangue e quindi anche un rapido innalzamento dell’insulina. Ciò implica un minore apporto energetico e un maggiore accumulo di grassi.

carboidrati lenti che alzano molto lentamente il livello di zucchero nel sangue, non favoriscono l’ accumulo dei grassi e hanno effetti positivi sulle dinamiche digestive delle koi poiché i carboidrati lenti sono contenuti principalmente nelle fibre.

I sali minerali costituiscono una grande famiglia di elementi inorganici che non possono essere prodotti dal corpo. Hanno origine dalla terra e sono fondamentali per un corretto metabolismo poiché costituiscono alcuni tra gli “ingredienti” fondamentali per la costruzione delle scaglie, della ossa e dei denti, oltre ad essere coinvolti nella produzione di enzimi, tessuti e ormoni.

Non dobbiamo dimenticare che le nostre koi non vivono in un mud Pond o in un ambiente selvatico dove è la natura a provvedere al fabbisogno nutrizionale dei pesci, anche per ciò che riguarda l’apporto di sali minerali, dato che in questi contesti, le carpe possono “grufolare” in un fondale naturale, ricco di sostanze fondamentali per il loro sviluppo e la loro salute.

 

 

In un laghetto ornamentale, il fondale artificiale non può svolgere questo compito e tocca a noi ricreare un biofilm ricco di sali minerali che possa simulare la funzione di un fondo naturale.

Alcuni importanti sali minerali lavorano in sinergia nei processi fisiologici, ad esempio, il Calcio, il Magnesio e il Fosforo collaborano nella costruzione e nel mantenimento di un tessuto scheletrico sano e robusto.

Dat0 che si tratta di pesci di acqua dolce, i sali minerali ricoprono un ruolo importantissimo nella regolazione della pressione osmotica, controllando lo scambio di acqua e soluti tra il corpo delle koi e l’ambiente esterno.

Alcuni sali minerali regolano il pH del sangue e di altri fluidi corporei, altri incrementano il potenziale elettrico delle cellule, mentre altri ancora funzionano da metalloenzimi, cioè enzimi proteici contenenti uno ione metallico in grado di catalizzare le reazioni all’interno delle cellule.

Gli enzimi sono proteine responsabili dei processimetabolici che sono alla base della vita stessa.

Essi “catalizzano” cioè innescano ed accelerano certe reazioni biochimiche all’interno delle cellule senza cambiare di composizione ne consumarsi.

Solamente un esiguo numero di enzimi non sono proteine ma consistono in piccole molecole catalitiche di RNA (acido ribonucleico).

Gli enzimi vengono prodotti dal corpo stesso che, per fare ciò, ha bisogno di assumere dal cibo anche le vitamine.

Le vitamine sono composti organici necessari per tutte le funzioni fisiologiche, in tutti gli organi del corpo della koi e devono essere assunte dal pesce tramite il cibo.

Alcune vitamine regolano il metabolismo dei minerali, altre ancora sono necessarie per lo sviluppo dei tessuti e alcune fungono da antiossidanti.

La vitamina C migliora l’assorbimento del ferro ed è importantissima anche per mantenere in perfetta efficienza il sistema immunitario, favorendo la guarigione delle ferite e aiutando la disintossicazione del pesce dai metalli pesanti e dai trattamenti chimici. 

La vitamina A mantiene sana la pelle del pesce in modo che possa funzionare come barriera contro gli agenti patogeni ed è essenziale per la lavorazione delle proteine nel fegato.

Oltre che essere assunta dal cibo, la vitamina D può essere sintetizzata dal corpo del pesce stesso, tramite l’assunzione della radiazione uvb del sole ed è essenziale nei processi di assimilazione del Calcio, del Fosforo e del Magnesio

La vitamina D viene consumata velocemente dalle koi per fare fronte ai periodi di stress dovuti ad una cattiva qualità dell’acqua, ai trattamenti chimici e alle patologie.

La vitamina D aiuta anche l’assimilazione della vitamina A.

Il più grande gruppo di vitamine, quelle del gruppo B sono molto importanti nel metabolismo dei carboidrati e degli amminoacidi necessari al sistema nervoso.

Le vitamine del gruppo B svolgono anche un importante ruolo nella sintesi del materiale genetico e nella rigenerazione del tessuto epiteliale e delle scaglie.

La vitamina E funziona come antiossidante, mantenendo in perfette condizioni i grassi, la vitamina A e altre sostanze nutrienti nel corpo, stimola il rinnovo cellulare ed una corretta circolazione sanguigna oltre a prevenire i problemi di coagulazione.

Il ruolo primario della vitamina K è quello di favorire la coagulazione ematica e deve essere presente in piccole quantità nel cibo delle koi, mentre la vitamina P protegge dalle ulcere gastriche e rafforza le pareti dei vasi sanguigni.

Se si riesce a comprendere la differenza qualitativa e la funzione delle varie sostanze contenute nei mangimi diventa possibile effettuare delle scelte sempre più consapevoli in merito al cibo più adatto  e al modo migliore di alimentare le koi.

 

Bibliografia:

-Claude E. Boyd, Craig S. Tucker  “Pond aquaculture water quality Management”.

-Paolo Ferri, Alessandra Roncarati, Andrea Dees. “Tecnologie e strutture per impianti di acquacoltura e di pesca sportiva”.

-Jos Aben  “The secrets of koi untravelled”.

 

Dott. Luca Ceredi

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Focus on: mangime per koi Saki Hikari Multi Season

Saki Hikari è una linea di mangimi rivoluzionaria per tutte le fasi di vita delle koi, apprezzata dagli allevatori professionisti di tutto il Giappone.

La chiave di un tale successo delle diete Saki Hikari consiste in un “ingrediente speciale”, il batterio probiotico benigno Hikari Germ.

Hikari Germ riesce a sconfiggere i batteri patogeni, riducendo drasticamente la loro propagazione e quindi la loro capacità di infettare pericolosamente i pesci.

Inoltre, il probiotico Hikari Germ velocizza il processo digestivo, migliorando contemporaneamente l’assimilazione di sostanze nutritive da parte delle koi, riducendo, come conseguenza, il volume di feci prodotte

 

Il mangime Saki Hikari Multi Season è ricco di ingredienti facilmente digeribili, tra cui il germe di grano che accelera la digestione garantendo una capacità di assimilazione costante anche quando le temperature dell’acqua sono più fredde (sotto 15°C).

Nei mesi autunnali ed invernali, prima che la superficie dell’acqua ghiacci, Saki Hikari Multi Season è ideale in combinazione con Saki Hikari Balance e Hikari Wheat Germ, somministrandoli in quantità tali da poter essere consumati nell’arco di pochi minuti, possibilmente durante le ore centrali della giornata e in relazione all’appetito dei pesci.

 

La formulazione di Saki Hikari Multi Season include anche pura spirulina coltivata, per aiutare i vostri pesci a sviluppare e mantenere il desiderato colore brillante senza compromettere le Shiroji (aree bianche).

 

 

 

 

Trattandosi di una referenza della linea Saki, anche questo mangime contiene ilprobiotico Hikari Germ.

 

Questo esclusivo batterio benefico è un antagonista dei batteri patogeni, eventualmente presenti all’interno dell’intestino del Koi, riducendo la loro propagazione e la capacità di infettare mortalmente il pesce.

Un’altra importante proprietà del probiotico Hikari Germ è quella di accelerare il processo digestivo, migliorando in tal modo l’assorbimento dei nutrienti, riducendo la produzione di rifiuti.

Come diretta conseguenza, tutto ciò si traduce in una migliore qualità dell’acqua e una riduzione nella frequenza delle manutenzioni del filtro quando la linea Saki- Hikari viene utilizzata come una dieta quotidiana.

Come risposta ad un miglioramento delle condizioni di vita, le koi mostreranno anche una migliore brillantezza dei propri colori e una riduzione dello sviluppo di eccessivi depositi di grasso a seguito degli ingredienti perfettamente bilanciati.

 

 

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Focus on: Èquo pond Diamante, biocondizionarore per laghetto.

L’azienda italiana Équo nasce da un progetto che unisce la passione per gli acquari alla volontà di tradurre l’esperienza maturata in vent’anni di attività in una serie di prodotti di eccellente qualità.

L’azienda Équo segue in prima persona ciascuna fase produttiva, dalle materie prime al packaging finale, in questo modo è possibile garantire un rigoroso controllo sugli standard qualitativi, ma al tempo stesso realizzare un risparmio sui costi che ci consente di offrire ai clienti prodotti eccellenti a prezzi competitivi.

La volontà di garantire elevati standard qualitativi si traduce in una ricerca di soluzioni innovative anche per il packaging, che assicura un’ottimale conservazione dei prodotti e la praticità d’uso degli stessi. Ad esempio i prodotti liquidi sono tutti contenuti in flaconi PET o in vetro farmaceutico, laddove necessario chiusi in fiale di vetro monodose; i prodotti solidi e polveri sono invece contenuti in buste e in bustine d’alluminio monodose per un prodotto sempre fresco al momento dell’uso.

La ricerca scientifica e la sperimentazione sul campo di tutta la gamma dei prodotti Équo sono la miglior garanzia di qualità ed efficacia.

Équo infatti sviluppa i propri prodotti in laboratori altamente specializzati e si coadiuva della consulenza di chimici e biologi. Tutti i prodotti Équo, prima di essere messi in commercio, sono sperimentati e testati con rigore scientifico nelle nostre vasche, come ulteriore garanzia di efficacia ed assenza di controindicazioni.

Inoltre, come ulteriore servizio, Èquo mette a disposizione di tutti i suoi clienti le schede di sicurezza di tutti i suoi prodotti (scaricabili dal sito), redatte da laboratori specializzati secondo le più recenti normative e direttive nazionali ed europee, al fine di garantire tutte le informazioni necessarie per un corretto e sicuro utilizzo dei nostri prodotti.

La gamma di prodotti Équo è appositamente studiata per consentire:

– il miglioramento delle condizioni generali di vita degli organismi allevati in acquario e in laghetto

– l’agevolazione delle attività di manutenzione delle vasche e dei pond

In questo articolo, analizzeremo le caratteristiche e le peculiarità del biocondizionatore Équo pond Diamante.

L’acqua nuova, sia essa di rete o di pozzo, contiene cloro e altre sostanze come metalli pesanti o composti chimici di varia natura, potenzialmente molto pericolosi per la salute dei pesci e dei vari organismi acquatici.

Nello specifico, l’acqua di pozzo, soprattutto se proveniente da falde relativamente superficiali, è suscettibile di cambiamenti chimici importanti durante l’arco dell’anno, a seconda dell’intensità delle precipitazioni meteo e dei terreni di percolazione che la pioggia attraversa prima di alimentare la falda.

Se questi terreni contengono fertilizzanti, pesticidi o diserbanti, esiste il rischio concreto che una frazione più o meno consistente di queste sostanze possa contaminare l’acqua della falda che alimenta il pozzo.

Nel caso si decida di utilizzare l’acqua di pozzo per le koi, è consigliabile effettuare test periodici per verificarne i parametri chimici più importanti.

In ogni caso, l’utilizzo di un biocondizionatore di qualità come Èquo pond Diamante, rappresenta un’eccellente precauzione contro possibili brutte sorprese.

Infatti, grazie alla sua specifica composizione, Èquo pond Diamante elimina cloro e metalli pesanti rendendo l’acqua completamente libera da queste pericolose sostanze.

Inoltre, Èquo pond Diamante contiene degli speciali composti colloidali che funzionano come protezione per le mucose delle koi, in particolare pelle e branchie, favorendone anche il processo di cicatrizzazione in caso di lesioni.

Soprattutto per chi abita nelle grandi città, le acque di origine meteorica, in particolare quelle di prima pioggia, dilavando l’atmosfera, portano in acqua particelle di smog e inquinanti di vario genere che possono nuocere in maniera diretta alla salute dei pesci.

L’aggiunta di biocondizionatore Èquo pond Diamante, durante o subito dopo la pioggia, protegge le mucose dei pesci, legando queste sostanze pericolose!

L’utilizzo regolare di questo biocondizionatore rende l’acqua nuova adatta alla vita degli organismi acquatici, assicurando una protezione a 360 gradi delle mucose di tutti i pesci del laghetto, prevenendo lesioni e irritazioni che potrebbero degenerare in ulcerazioni.

Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarmi attraverso la mail

dott.lucaceredi@allevamentocarpekoi.it

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Focus on: mangime Saki Hikari Balance

L’allenamento delle koi è una nobile tradizione del Giappone, risalente a più di 200 anni fa.Kamihata Fish Industries Ltd. e’ l’unica azienda al mondo che fonde una storia lunga 200 anni di riproduzione e selezione di koi, con la moderna ricerca e tecnologia produttiva per poter offrire ai pesci il giusto alimento, sempre

Utilizzando la conoscenza e l’esperienza nella preparazione di alimenti specifici per pesci tropicali e di acqua fredda, Shigezo Kamihata, fin dai primi anni ’60, ha iniziato ad esportare in tutto il mondo, il cibo per pesci con il marchio Hikari, diventando rapidamente leader di mercato nella nutrizione e nella salute dei pesci ornamentali.

Oggi, Hikari utilizza la più moderna tecnologia per fornire prodotti con risultati eccellenti.
L’esperienza diretta in materia di allevamento ittico, consente all’azienda Hikari, la raccolta di dati scientifici di importanza fondamentale per un continuo e costante miglioramento dei propri prodotti.
Dall’unione tra esperienza, tecnologia e ricerca, nasce la linea di mangimi per koi Saki Hikari.
Saki Hikari è una dieta rivoluzionaria per tutte le fasi di vita delle koi, apprezzata dagli allevatori professionisti di tutto il Giappone.
La chiave di un tale successo delle diete Saki Hikari consiste in un “ingrediente speciale”, il batterio probiotico benigno Hikari Germ.

 

Hikari Germ riesce a sconfiggere i batteri patogeni, riducendo drasticamente la loro propagazione e quindi la loro capacità di infettare pericolosamente i pesci.
Inoltre, il probiotico Hikari Germ velocizza il processo digestivo, migliorando contemporaneamente l’assimilazione di sostanze nutritive da parte delle koi, riducendo, come conseguenza, il volume di feci prodotte.

Nello specifico, il Saki Hikari Balance Floating è un mangime professionale contenente una miscela bilancgiata di proteine, carboidrati, amminoacidi e lipidi in grado di garantire il raggiungimento di una forma fisica ottimale per le koi.

Hiutsuri-Luca-Ceredi-Koi-Farm
Si tratta di un mangime adatto ad un ampio range stagionale:
-in estate, quando l’acqua sfiora o supera i 30 gradi centigradi, andrebbe somministrato un paio di volte al giorno, alternato con altri mangimi tipo Top Class Koi o Immunostimolante.
-con una temperatura compresa tra i 20 e i 30, Saki Hikari Balance può essere somministrato fino a 4 volte al giorno, alternandolo sempre con altre referenze tipo Top Class koi, immunostimolante e spirulina.
-con una temperatura dai 15 gradi in giù sarebbe meglio NON somministrare Saki Hikari Balance, sostituendolo con mangimi più digeribili a basse temperature come Hikari wheat germ, Koi Cure e Ricostituente affondante.

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Focus on: batteri depuranti in compresse

Sviluppati grazie all’intensa attività di ricerca, effettuata negli attrezzati laboratori interni e alla collaborazione con i più validi istituti sperimentali, i batteri depuranti micropan aquacombi di EUROVIX, hanno superato brillantemente le prove a cui li ho sottoposti nell’arco temporale di circa tre anni, soddisfacendo a pieno le mie esigenze e aspettative.
BIOTECNOLOGIE PER LA VITA è il “motto” che accompagna il marchio EUROVIX ed esprime, attraverso la forza delle parole, il concetto base della filosofia di quest’azienda.
Infatti, per la formulazione di questi prodotti, vengono impiegati solo ed esclusivamente principi attivi di origine naturale, che non contengono Organismi Geneticamente Modificati e contribuiscono al ristabilirsi di processi ed equilibri biochimici fondamentali per la salute degli ecosistemi acquatici.
Micropan Aquacombi è un bioattivatore di ultima generazione, specifico per i sedimenti, composto da microrganismi aerobi e anaerobi facoltativi, in grado di lavorare direttamente nel sedimento, sia in condizioni di anossia che in presenza di ossigeno.
La sua formulazione in compresse lo rende estremamente facile da somministrare.
Micropan Aquacombi, a contatto col sedimento, crea una zona stabilizzata, adatta all’insediamento della biocenosi bentonica, cioe’ di tutta quella varietà di micro e macro organismi come batteri depuranti, aerobi e anaerobi facoltativi, piccoli gasteropodi (lumachine di varie specie), crostacei (ad esempio gammaridi e piccoli gamberetti), larve di insetti eccetera, che rendono il fondo dei nostri laghetti simile a quello di un ecosistema acquatico naturale.
Grazie alla sua speciale composizione, Micropan Aquacombi può essere utilizzato anche in acque correnti(laghetti con cambio in continuo) poiché colonizza la matrice solida e promuove i processi di riduzione dei nutrienti disciolti nella colonna d’acqua.
Queste azioni biochimiche si traducono visivamente in una progressiva riduzione dei fanghi del fondale e un miglioramento della qualità dell’acqua, anche da un punto di vista della trasparenza.
È importante ricordare che gli ecosistemi acquatici sono ambienti estremamente delicati e complessi, dove gli equilibri tra componente biotina e abiotica sono costantemente minacciati da fenomeni di inquinamento, sia acuti che cronici.
La tecnologia biologia è, attualmente, la soluzione più performante e con costi contenuti, in quanto utilizza bioattivatori costituiti da enzimi e batteri selezionati ( non OGM) in grado di ricostruire, promuovere e accelerare i processi naturali di autodepurazione propri degli ecosistemi acquatici.
Tale tecnologia può essere applicata, personalizzandola, ad ambienti di grandi dimensioni o in piccoli bacini, in acqua corrente o stagnante, dolce o salata, con identiche possibilità di successo e senza nessun pericolo per le comunità vegetali e animali presenti.
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L’influenza del sedimento sulla qualità delle acque dei bacini artificiali

Nella valutazione dello stato di salute ambientale di un corpo idrico, lago, fiume o torrente che sia, sempre poca attenzione è rivolta alla componente del substrato di fondo.

Hiutsuri-Luca-Ceredi-Koi-Farm

 

Il fondale di un lago è composto da 

  • una frazione inorganica, originata dalla frammentazione e degradazione della componente minerale
  • una frazione organica costituita da tutti gli organismi viventi
  • una frazione degradata rappresentata da rifiuti e da prodotti di decomposizione

Le forme viventi legate al sedimento sono fondamentali per la sua evoluzione.

Anche la componente del fondo, con il passare degli anni, invecchia, passando da una condizione giovane ad uno stato più maturo, influendo in tal modo sullo stato qualitativo delle acque sovrastanti.

Ad esempio, un ambiente all’origine vivo, ricco di ossigeno, con acque limpide, può trasformarsi nel tempo, passando da uno stato così detto oligotrofico (povero di nutrienti, intesi come sali dell’azoto e del fosforo, cioè Nitrati e Fosfati) ad uno stato eutrofico (ricco di Nitrati e Fosfati).

I batteri presenti sul fondo sono i principali fautori della digestione e degradazione della sostanza organica che viene ad accumularsi nel tempo.

In alcuni periodi critici come l’estate, nei laghi con scarsa circolazione (ad esempio nei laghi di pesca sportiva) il riscaldamento delle acque superficiali genera il termoclino, cioè la stratificazione termica tra la superficie calda e le acque profonde più fredde , provocando la formazione di zone anossiche in prossimità del fondale.

In queste condizioni, viene prodotto acido solfidrico che è un potente veleno per tutta la fauna ittica.

Inoltre, la decomposizione anaerobica dei residui vegetali e animali produce anche metano, altro composto mortale per gli organismi acquatici.

Per scongiurare questi pericoli è sufficiente garantire una adeguata circolazione dell’acqua in modo da fare arrivare ossigeno fino agli strati superficiali del sedimento.

Occorre anche prestare una particolare cura alla qualità e alla quantità di tutto ciò che si accumula sul fondo del laghetto, somministrando regolarmente batteri specifici che lavorino sia sopra che all’interno degli strati del sedimento.

 

La somministrazione regolare dei batteri outbreak Pond della linea americana ATM, aiuta a mantenere ad un livello ottimale la quantità del sedimento, mineralizzando la frazione degradata tramite l’incremento dell’efficenza della frazione organica.

Invece, i batteri in compresse micropan aquacombi della linea Eurovix, utilizzati regolarmente, lavorano negli strati più profondi del sedimento, anche in situazioni di anaerobiosi, dato che queste compresse sono costituite sia da batteri aerobi che da batteri anaerobi facoltativi.

Questo bioattivatore di ultima generazione crea le condizioni adatte all’insediamento e al mantenimento della biocenosi bentonica, cioè di tutta quella varietà di micro e macro organismi che colonizzano e rendono vivo il sedimento (frazione organica).

Partendo dal presupposto che il laghetto dovrebbe essere concepito e gestito come un ecosistema (conviene copiare dalla perfezione della natura!!!), sarebbe utopistico cercare di mantenere un ambiente asettico tipo “sala operatoria”, evitando in maniera ossessivo-compulsiva qualsiasi accumulo di sedimento sul fondale o raschiando via il prezioso biofilm dalle pareti e andando in paranoia se una rana o una libellula toccano l’acqua.

Un sedimento vivo e sano è un valore aggiunto al laghetto, dal momento che incrementa la ricchezza in termini di biodiversità, ospitando una biocenosi bentonica in grado di apportare benefici alla stabilità biochimica dell’acqua e alla fauna ittica.

Non è un caso che, in Giappone, le Koi migliori e più promettenti vengano messe a crescere nei mud Pond (laghi di fango) dove possono trovare sul fondale, tutto ciò che occorre loro per una crescita  sana.

Luca Ceredi allevatore carpe Koi

 

In natura le carpe sono naturalmente portate a grufolare sul fondale dove trovano cibo sotto forma di organismi bentonici come piccoli vermi, crostacei, uova di pesce, alghe, ma anche sali minerali derivanti dalla frazione inorganica del detrito.

Nei laghetti artificiali, sia impermeabilizzati con il telo che con il cemento, le Koi non hanno a disposizione un fondale naturale nel quale poter grufolare e questo può rappresentare un grosso limite per una crescita sana e un corretto sviluppo muscolo-scheletrico.

Nei miei laghetti e nelle mie vasche di allevamento, curo con particolare attenzione lo sviluppo del biofilm e la qualità del sedimento, evitando la stratificazione termica della colonna d’acqua con un opportuno ricircolo (che varia a seconda della stagione) e somministrando regolarmente sali minerali e batteri depuranti in polvere e in compresse.

 

Così facendo, le mie Koi hanno a disposizione in ogni stagione, una fonte alimentare praticamente inesauribile e il loro sistema immunitario viene costantemente stimolato, fin dallo stadio larvale, in modo da ottenere Koi che crescano sane e resistenti.

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Guida alla gestione consapevole del periodo di letargo delle koi

Il freddo dei mesi invernali, caratteristico delle nostre latitudini a clima temperato, consente alle koi di poter effettuare un salutare periodo di “letargo”. Questo “stand by metabolico”, se affrontato e gestito correttamente, assicura un ritmo di crescita dei pesci “secondo natura”, promuovendo la proverbiale longevità e robustezza delle nostre koi.

Questo articolo è indirizzato ai koi keepers responsabili che desiderino imparare a gestire in maniera consapevolmente il proprio laghetto, evitando di affidarsi al caso o, peggio, a “chiacchiere da bar”!

Tale modalità gestionale richiede la comprensione di alcuni concetti base di fisiologia e di biochimica che, spiegati in modo semplice e chiaro, sono alla portata di chiunque. Occorre conoscere con precisione anche la sequenza cronologica stagionale delle operazioni da svolgere dato che si tratta di un ciclo continuo che si ripete ogni anno.

Per schematizzare iniziamo dalla primavera. Questa è la stagione più delicata in assoluto per le koi. Il lungo digiuno invernale è ormai terminato e l’aumento del fotoperiodo, prima ancora dell’innalzamento delle temperature, segnala alle koi che il periodo della riproduzione si sta avvicinando.

Karashigoi-Luca-Ceredi-Koi-Farm

Karashigoi-Luca-Ceredi-Koi-Farm

L’attività riproduttiva implica un notevole dispendio energetico quindi è necessario aver impostato un piano nutrizionale corretto.

Ad esempio, un ottimo alimento che io utilizzo per rimettere in moto l’apparato digerente delle koi è “l‘Hikari weath germ“.

Questo mangime, alternato quotidianamente al “ricostituente affondante” e “all’immunostimolante“, rappresenta una eccellente dieta primaverile.

Il graduale innalzamento termico mette in moto anche tutti i patogeni, quindi occorre spingere sull’acceleratore del sistema immunitario delle koi.

Trascorse circa tre settimane dalla prima somministrazione di cibo, possiamo arricchire la dieta dei nostri pesci aggiungendo il “koi cure“, un mangime studiato appositamente per lavorare sul sistema immunitario e per essere altamente digeribile anche a temperature ancora relativamente basse.

La frequenza, la quantità per singola somministrazione e le percentuali di ciascuna referenza sul totale vanno calibrate in relazione alla specifica zona climatica, all’inerzia termica del laghetto (a sua volta legata alla capacità e al profilo batimetrico) e alla biomassa di pesci rapportata al volume d’acqua, tanto per citare alcuni dei più importanti fattori di cui occorre tener conto.

Se davvero avete a cuore la salute delle vostre koi, affidatevi esclusivamente a rivenditori competenti che sappiano aiutarvi, con la loro professionalità, a valutare tutti questi aspetti della vostra specifica realtà.

Tutto il periodo estivo rappresenta il momento migliore per preparare le koi all’inverno.

L’attività metabolica delle carpe è al massimo e l’appetito pure!

Dobbiamo approfittarne, affinché i pesci possano immagazzinare le riserve energetiche necessarie ad arrivare a fine inverno in buona forma.

Il mangime “top class koi” alternato al “Saki hikari balance” e al mangime con spirulina, rappresenta un valido aiuto per soddisfare il complesso fabbisogno nutrizionale delle koi.

Una dieta varia e di qualità è il presupposto senza il quale diventa impossibile mantenere i nostri pesci in buona salute sul lungo periodo.

Troppo spesso mi accorgo di quanto sia sottovalutato questo aspetto del koi keeping.

I pesci vengono alimentati con un solo tipo di cibo dalla primavera all’autunno, nella assurda convinzione che “quel mangime” possa contenere TUTTO ciò di cui le carpe hanno bisogno.

Questa concezione utopistica porta all’inevitabile disastro.

Con queste premesse, dovrebbe essere chiaro che la preparazione all’inverno inizia a partire dalla primavera e non all’arrivo delle prime brinate.

Trattandosi di pesci che popolano le acque dolci temperate, le carpe possiedono degli specifici meccanismi di adattamento fisiologico per riuscire a regolare la loro attività metabolica in relazione alle notevoli variazioni climatiche stagionali.

Tutto ciò richiede tempo.

Quando arrivano i primi freddi ormai i giochi sono fatti.
Prima che la temperatura dell’acqua scenda sotto gli 8 gradi centigradi, è buona norma interrompere la somministrazione di cibo.

In questa fase dell’anno, occorre fare attenzione ai cambiamenti fisico-chimici dell’acqua.
Il carico organico si riduce notevolmente dato che i pesci non si alimentano più, quindi possiamo dilatare l’intervallo di somministrazione dei “batteri depuranti“.
Le piogge abbondanti e frequenti e le nevicate diluiscono notevolmente la concentrazione dei sali carbonati.

Com’è noto, la famiglia dei carbonati costituisce un’importante risorsa di sali minerali biodisponibili, costantemente utilizzati dagli organismi acquatici per le loro funzioni vitali.

Inoltre, la durezza carbonatica, cioè il KH (misura della concentrazione dei sali carbonati disciolti in acqua) è chiamata anche durezza tampone poiché svolge il ruolo di stabilizzatore del valore di pH.

La diluizione del KH può ridurre drasticamente la capacità tampone di questi sali con conseguenti sbalzi di pH, spesso letali per le koi.

Si può facilmente evitare tutto ciò testando regolarmente il valore di KH e aggiungendo i sali minerali KH+.

Questa speciale miscela di sali, oltre a stabilizzare il pH, si deposita nel biofilm delle superfici sommerse, simulando un fondo naturale, ricco di microorganismi e minerali utili.

Un ulteriore accorgimento a tutela della salute delle nostre amate koi, è quello di aggiungere un buon “biocondizionatore” all’acqua del laghetto durante e dopo le abbondanti precipitazioni. Soprattutto per coloro che abitano nelle grandi città, le acque di prima pioggia rappresentano un fattore di rischio a causa delle particelle inquinanti che queste raccolgono col dilavamento atmosferico.
Il biocondizionatore protegge le mucose dei pesci (pelle e branchie) legando queste particelle e rendendole innocue.

La pelle dei pesci è ricoperta da un sottile strato di muco che li rende viscidi al tatto e protetti dagli agenti patogeni.
La funzionalità delle lamelle branchiali è di vitale importanza per le koi poiché esse rappresentano un importante organo di scambio tra il corpo del pesce e l’ambiente acquatico.

Oltre alla protezione delle mucose, il regolare utilizzo di un biocondizionatore ricco di vitamina C stabilizzata, riduce notevolmente il rischio di stress nei pesci.

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